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    17/06/2019

L'anniversario/Avellino ricorda Di Nunno

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Da sx: Cignarella, Cecere, Marzullo, Verna e PiconeAVELLINO – Ancora una volta piena la sala del carcere borbonico nel ricordo di Tonino Di Nunno. La quarta edizione dell’evento commemorativo, che si è svolta con il patrocinio della Provincia, del Comune di Avellino e del Centro di ricerca Guido Dorso, ha voluto occuparsi della “lezione” del politico e del giornalista. Fra le presenze di rilievo quelle degli ex sindaci Enzo Venezia e Paolo Foti, dell’ex senatore Enzo De Luca e di numerosi colleghi giornalisti di Di Nunno tra cui Geppino Mariconda e Massimo Ravel, già redattori del Tg Rai Campania. Presenti, tra gli altri, Carlo De Stefano, ex questore e prefetto, già sottosegretario di Stato nel governo Monti, Stefano Sorvino, commissario straordinario dell'Arpac Regione Campania, il magistrato Federico Cassano, gli ex assessori Mariella Barra, Rosanna Rebulla, Nuccio Di Pietro, l'ex presidente della Provincia e già sindaco di Sant'Angelo dei Lombardi Rosanna Repole.

A moderare la tavola rotonda Gigi Marzullo che con Di Nunno condivise l’esperienza di Radio Irpinia. Il noto anchorman televisivo ha ricordato vari episodi del suo rapporto con “Tonino” che ha avuto il merito (o il demerito ha simpaticamente puntualizzato Marzullo) di consegnargli per la prima volta il microfono per la realizzazione di un’intervista. “Giornalismo e politica sì - ha sottolineato Marzullo - giornalismo e partiti no, onde evitare il rischio molto concreto della sottomissione”.

Il breve intervento di Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania, che ha voluto esprimere il suo convincimento di una politica irpina migliore di quella napoletana, ha introdotto un filmato dell’intervista realizzata con Di Nunno da parte dell’ex direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli e di Marco Demarco del Corriere del Mezzogiorno (cfr. settore video del nostro sito) in cui l’ex sindaco parla della crisi della Dc e più in particolare dei rapporti con De Mita.

In apertura dei lavori ha preso la parola il segretario generale del Comune di Avellino, Vincenzo Lissa, che ha portato il saluto del commissario straordinario Vincenzo Priolo. Subito dopo Antonio Gengaro, dopo aver risposto a qualche isolato criticone della nostra iniziativa, ha dato lettura degli interventi di Aldo Balestra e Francesco Barra (che pubblichiamo a parte), entrambi relatori ed entrambi impossibilitati ad essere presenti per motivi di salute.

A Nunzio Cignarella il compito di ricordare l’esperienza di Radio Irpinia, fucina di giornalisti che avrebbero avuto un grande futuro anche in organi di stampa nazionali come Marzullo, Cecere e Balestra. Cignarella ha poi ripercorso alcuni momenti dello stesso impegno politico di Di Nunno, dalle prime esperienze di consigliere comunale nel ’75 (rinunciò al gettone di presenza a favore degli scout di San Ciro), al travaglio profondo vissuto prima di accettare la candidatura a sindaco (“andai a casa sua e mi sedetti su una poltrona, aspettando che decidesse  o di andare a fare una pizza o di andare dal notaio a firmare la candidatura: alla fine optò per la seconda soluzione”). Cignarella ha ricostruito la situazione politica di quel tempo ( il 1995) trovando molte assonanze col tempo presente e infine ha voluto indicare le tre mosse vincenti di Di Nunno in quella circostanza: 1) un programma semplice in cui si propose di riannodare le relazioni interrotte col terremoto (“ridare l’anima alla città”); 2) indicare prima del ballottaggio la squadra con la quale avrebbe governato; 3) ottenere l’appoggio di molti dei candidati della lista di Gerardo Cucciniello.

Il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, collega di Di Nunno in Rai, ha sottolineato il clima di grande amicizia presente in questo evento che è l’ennesima lezione di Di Nunno, a dimostrazione che solo l’armonia può far crescere una comunità. Per Verna tanto la politica che il giornalismo sono stati vissuti da Di Nunno con passione e onestà intellettuale; sulla politica in particolare egli ha indicato in “Tonino” un seguace di Calamandrei, ricordando tra l’altro la grande aspirazione di realizzare una pari dignità fra il centro della Campania e le aree periferiche. Quanto al giornalismo per Di Nunno valevano tre regole essenziali: a) rispetto della verità; b) verificare sempre le notizie; c) il valore dello “scarpinare”, cioè di andare egli stesso alla ricerca delle informazioni. Anche nel suo raccontare le fasi della ricostruzione post terremoto, ha concluso Verna, Di Nunno ha espresso sempre un grandissimo amore per la sua terra.

Generoso Picone ha ricordato come per Di Nunno l’amministrare la città fosse il punto più alto dell’agire politico. Spesso si incontravano lui e il suo predecessore sindaco Aurigemma, colleghi giornalisti, per scambiarsi idee sull’urbanistica, talvolta anche insieme a un personaggio storico del Partito comunista come Federico Biondi. Per Picone entrambi amavano in egual modo il proprio lavoro e Avellino. Egli ammette di dovere alla sua esperienza con di Nunno la conoscenza dei meccanismi amministrativi. Picone ha poi ricordato le fasi che portarono alla scelta dello studio Gregotti quale affidatario della redazione del Piano regolatore, una scelta libera e tesa a trovare il meglio, per cercare di dare un senso a una città come Avellino, passata attraverso infinite tribolazioni. Di Nunno, ha proseguito, ha sempre difeso Avellino battendosi apertamente contro il “napolicentrismo”, una realtà purtroppo attuale anche oggi. Un altro ricordo lo ha riservato alla costruzione della Città ospedaliera, vista dall’allora sindaco non come struttura locale ma come possibile centro di riferimento per l’intera regione. Passione e voglia di cambiare, erano le caratteristiche di Di Nunno, riassumibili nel binomio “Dignità e orgoglio” che è il titolo di uno degli ultimi articoli scritti prima della morte.

Il giornalista Matteo Cosenza, che con Di Nunno strinse una profonda amicizia durante le vacanze fatte a Riace, la città dei bronzi, oltre ad alcuni episodi personali, ha ricordato il suo ultimo incontro avuto con Di Nunno pochi giorni prima della sua morte; malgrado le condizioni precarie egli continuava a occuparsi del futuro di Avellino attraverso i suoi articoli su “L’Irpinia”.

Infine Nicola Cecere, il noto giornalista della Gazzetta dello Sport, ha ricordato anch’egli l’esperienza di Radio Irpinia a cui ritiene di dovere la sua brillante carriera. Ha rievocato il suo provino fattogli personalmente da Di Nunno e poi tutte le trasferte vissute insieme. L’ex sindaco organizzava nel dettaglio le radiocronache in trasferta (era l’epoca dei precari ponti radio fra lo stadio e le cabine telefoniche attraverso cui collegarsi mediante l’utilizzo di “quintali “ di gettoni telefonici con Avellino); in particolare Cecere ha ricordato come a Ferrara, durante le prove di trasmissione, le loro trasmittenti avessero intercettato le frequenze della Polizia di Stato rischiando l’arresto (situazione risolta da Di Nunno che ebbe la fortuna di trovare un vice commissario di Santa Paolina); e infine il ricordo della gara di Genova quella della promozione in serie A, in cui la radiocronaca rischiò di saltare per il divieto della Sampdoria di far entrare le attrezzature allo stadio: tutto fu sistemato grazie allo stesso Tonino che si mise a cercare nei palazzi circostanti lo stadio Marassi un qualche cognome di possibile origine irpina: trovò i Capossela, originari di Venticano, e la telecronaca di quel momento storico fu salvata.

 

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