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    19/04/2019

Giornalismo e politica/Di Nunno, un uomo in piedi

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Antonio Di NunnoAVELLINO – Qui di seguito l’intervento di Francesco Barra, dell’Università di Salerno, fatto pervenire al convegno svoltosi presso l’ex carcere borbonico in occasione del quarto anniversario della scomparsa di Antonio Di Nunno.

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Più ci si allontana dalla prematura e dolorosa scomparsa di Antonio Di Nunno più se ne avverte la mancanza. La perdita di quest’uomo a suo modo unico, dalla forte e rilevata personalità, ha infatti lasciato un vuoto che non può e non sarà colmato.

Ma il ricordo di questo piccolo-grande uomo - tutto nervi, intelligenza, vivacità, generosità, idealismo – non può però esaurirsi solo nella rievocazione, inevitabilmente commossa e nostalgica, di quanti lo hanno conosciuto, stimato e amato, ma richiede almeno un principio di storicizzazione della sua figura e della sua opera. Si tratta, infatti, non solo di un atto dovuto alla sua memoria, ma anche, in un certo senso, della “biografia” di una città e di una generazione, con i suoi successi, i suoi sogni e i suoi fallimenti.

Ma il ricordo non può neppure limitarsi a questo pur opportuno e doveroso passaggio, ma richiede pure un’attualizzazione del “personaggio” Di Nunno in rapporto critico-dialettico non solo con l’Avellino di ieri, ma anche con l’Avellino di oggi. E’ inevitabile chiedersi, ad esempio, quale sia il oggi il senso del suo “servizio” politico-amministrativo, spinto sino al sacrificio della salute e della vita, in una città assai diversa da quella che egli aveva voluto e sognato. Un’Avellino senza politica, senza classe dirigente degna di questo nome, mortificata e avvilita, ridotta a un anonimo incubo di cemento che la rende un’unica periferia, esistenziale e umana prima ancora che urbanistica; una non-città sempre più degradata e involgarita, i cui superstiti spazi pubblici vengono progressivamente e arrogantemente privatizzati da vecchi e nuovi padroni. Una città il cui fallimento non sta solo e soltanto nella voragine dei conti pubblici, quanto in quello morale e politico. Altro che la “Città giardino” sognata dal povero Tonino!

Proprio in questo sta l’attualità e la grandezza della figura storica ed umana di Tonino Di Nunno, classico ed eroico “profeta disarmato”, che non ha mai ceduto al «volto demoniaco del potere», che ha con enorme dignità portato avanti la sua profetica testimonianza di verità e di libertà nella lotta decennale che ha combattuto contro il male fisico che alla fine l’ha distrutto, ma non vinto, lasciandolo spiritualmente in piedi.

 

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