AVELLINO – “Grazie per quello che hanno fatto non per me, ma di me, un portatore anche debole di un grande disegno per la città. Io sono in po’ un nano che avanza tra questi giganti. Sono personalità che vivono l’impegno civile, la passione politica come assoluta donazione: direi che questo è le stigma vero della nostra lista, della nostra esperienza, della nostra scommessa. In questa campagna elettorale che noi abbiamo già vinto perché l’abbiamo vinta innanzi tutto nelle piazze, abbiamo sfidato le piazze perché ci sembrava anche il modo più giusto non solo per dare più peso e solennità alle parole, ma anche la strada per trovare in un tempo così complicato a restituire la politica alla simpatia della gente. Era una sfida impegnativa, ma credo che un risultato l’abbiamo già conseguito. E l’abbiamo conseguito con questa campagna elettorale a mani nude, con la sola forza delle parole, mi piace dire con la forza liberatrice delle parole”.
È l’incipit dell’intervento che Amalio Santoro, candidato a sindaco di Avellino, ha svolto questa sera in Piazzetta Verdi a chiusura della campagna elettorale della lista Si Può-Centrosinistra presente sul palco con tutti i candidati alla carica di consigliere comunale.
“Abbiamo portato avanti una grande sfida intellettuale – ha spiegato con passione Santoro dinanzi ad un pubblico molto attento ed interessato – su questo abbiamo provocato la discussione in questa città perché va riaffermato la crisi della politica inevitabilmente trascina anche la crisi dell’amministrazione che si riduce talvolta in un gesto opaco: e così le città si ripiegano, così diventano malinconiche, così Avellino è ormai un capoluogo non capoluogo che ha abdicato ad una sua funzione strategica. Abbiamo girato un po’ in tutta la città, abbiamo visto i suoi punti di sofferenza, ma abbiamo visto anche i suoi punti di resistenza, anche nella crisi che ti insiste e ti scommette sul futuro: lo fanno le famiglie con i loro problemi, le loro speranze, lo fanno i tanti rappresentanti del mondo del volontariato, lo fanno le parrocchie”.
“Questa è la sfida vera che abbiamo provato a mettere in campo e lo facciamo pure anche perché l’alternativa è la logica della paura, del rancore, della chiusura: sono comparsi i padani anche qui, quelli che vorrebbero farci tornare alle legge della terra del sangue. Noi non vogliamo tornare al Mezzogiorno sanfedista e reazionario: li abbiamo già battuti, li batteremo, li cacceremo, l’Avellino democratica su questo terreno non c’è”.
“Non è un passaggio qualunque, ha poi sottolineato Santoro, in un momento di profonda transizione e di democrazia difficile, di democrazia senza fiato, noi abbiamo di fronte una scelta: o continuare in questa condizione di prostrazione della città, che tutti denunciano, anche quelli che l’hanno amministrata negli ultimi anni, o imboccare definitivamente un’altra prospettiva, un’altra via. D’altronde noi la nostra parte l’abbiamo fatta con questa scelta, con questa impegnativa scommessa di Si Può. L’alternativa quale sarebbe? A parte questi schieramenti nazionali qui sul territorio sostanzialmente finti abbiamo di fronte poi degli altri singolari aggregati, aggregati di potere. Hanno messo su, come i ladri di Pisa, degli schieramenti singolari: ma come si fa? Chi alimenta queste illusioni?”.
“Di qui – ha spiegato ancora – la necessità di una politica che sa che, senza un sacrificio, essa non ha alcun valore, una politica che non si ferma all’occhio che uccide la mente ma una politica che lavora anche su obiettivi differiti, che sa che non è importante la manovra astuta, la capacità di coglier l’attimo, ma appunto quello di alimentare un pensiero nuovo, una prospettiva di valori”.
E ancora: “Vogliamo un’Avellino più democratica e solidale, quella che sognavano persone che oggi sarebbero state su questo palco con noi come Gabriele Matarazzo, don Michele Grella, Michele D’Ambrosio. Quello che era il sogno testardo di un grande sindaco, Tonino Di Nunno. Questa è un po’ l’Avellino che sogniamo, che scommette sul valore e sulla speranza nella politica, è un’Avellino che scommette sulla possibilità dell’altruismo, che vuole essere città del dialogo, che si apre al confronto, che accetta la sfida di altre culture, dei moderni schiavi che bussano alle porte che dobbiamo saper accogliere ed esaltare. Questo è il contributo che ci sentiamo di dare, non è un sogno impossibile: diffidate delle promesse di queste ore, noi vi diciamo che la politica è altrove e loro non la raggiungeranno mai”.
Prima di Santoro sono intervenuti Costantino D’Argenio, Michela Arricale e Francesca Di Iorio.




