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    08/12/2019

La nota/«Spopolamento delle aree interne e dei piccoli Comuni: un motivo in più per fermare il regionalismo differenziato»

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita_sindacati.jpgAVELLINO –  «I dati Svimez sullo spopolamento e sullo svuotamento dei paesi di un Sud da cui si continua a fuggire impongono analisi approfondite, riflessioni accurate, iniziative e politiche rivoluzionarie». Così i segretari generali di Cgil Avellino, Cisl Irpinia-Sannio e Uil Avellino-Benevento, Franco Fiordellisi, Mario Melchionna e Luigi Simeone. «Le nostre organizzazioni sindacali - proseguono i confederali - ne parlano da anni, ancor prima della crisi decennale, e non abbiamo mai proposto slogan o lamentazioni di maniera. Anzi, abbiamo sempre dato un contributo complessivo, appunto confederale. Abbiamo chiesto il confronto e dialogo fra tutte le parti sociali, istituzioni. Ma senza una vera e adeguata e responsabile presa in carico di una linea di indirizzo forte e utile per le aree interne e più deboli del Paese».

«Come dice il professor Vito Teti: "La realtà è fatta di luoghi e tempi specifici, di vicende individuali o comunitarie, di cognizione, amore e cura dei luoghi in cui viviamo: che è il solo modo per 'incarnare', circostanziare il senso del pianeta nel quale ci è dato di esistere. Il mondo è un insieme di innumerevoli mondi e la storia è un tessuto di storie"».

«Per tutte queste ragioni l'autonomia differenziata, con le materie delegate smembra l'Italia, fa venir meno la solidarietà e amplifica egoismi mai sopiti. E politici o imprenditori che corrono sempre appresso al "potente" di turno facciano ammenda e bagno d'umiltà perché stiamo ad aspettare gli investimenti privati, sempre latitanti dal versante privato e dall'altro le reali infrastrutturazioni utili a progredire nei servizi e tutela all'ambiente».

«Dunque, fanno ben sperare i tanti positivi riscontri alla nostra iniziativa di Consigli comunali monotematici nei 118 Comuni dell'Irpinia. Già tanti primi cittadini e consiglieri, ma soprattutto  cittadini, hanno colto al meglio il senso della nostra iniziativa, e fanno addirittura piacere le condivisioni strategiche che uniscono anche quanti sono andati separati alle ultime elezioni al Comune di Avellino. Tuttavia va forse meglio letta la iniziativa che non è un piagnisteo, e forse bisogna anche qui leggere prima di dire, non stiamo elemosinando, non abbiamo immaginato sostegni e distribuzione di aiuti magari ad aziende che esportano e non lasciano granché sul territorio».

«Quello che anche Confindustria rivendica, investimenti, infrastrutture, sostegno e valorizzazione del capitale umano e processi di produzione culturale che includono e invogliano a restare, è quello che ci viene negato anche per lo scippo di 62 miliardi di euro ogni anno verso il Nord, e per i limiti di stare insieme dei governi locali e la capacità di spesa regionale. Ora si scelgano i toni, si coltivino i distinguo, ma se qualcuno pensa che tutto ciò lo si recuperi con il regionalismo differenziato lo spieghi e basta, noi siamo sempre pronti a registrare. Ogni punto del mancato investimento al Sud del 34% vale circa 10 miliardi € ora la nostra idea è semplice ristabiliamo a regole invariate il trasferimento che significherebbe +60mld e se a questo si aggiungono per 5 anni 4 punti per recuperare una parte del maltolto si avrebbero 100mld di soldi da utilizzare sul serio per tutte quelle cose che accumunano le diverse analisi, ma che poi vengono utilizzate per dividersi solo per interessi di posizionamenti politici e partitici».

«Mille miliardi all’anno per cinque anni, uno shock per far ripartire il Sud potrebbe costituire la precondizione per un nuovo protagonismo territoriale, avvicinare e costruire la decisione al luogo dove nasce la domanda resta un obiettivo del sano federalismo a cui per un tempo si è fatto riferimento, oggi anche con il fallimento di un decentramento - o federalismo che dir si voglia - imposto più che condiviso con i territori, si è allargata la forbice tra nord e sud del Paese, e quindi vanno recuperati gli equilibri prima di ogni cosa e se ciò non sarà i cittadini del sud non piangeranno, non lo sanno fare e non ne hanno il tempo, ma farsi sentire soprattutto da coloro che farebbero bene a riflettere prima di lanciarsi in analisi vecchie e scontate sul sud e sui meridionali, imbarazzanti soprattutto quando indigene».

 

 

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