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    21/10/2019

Crisi di governo, l’intervento di Conte al Senato

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica10_conte_crisi.jpgROMA – Qui di seguito il discorso del presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Senato.

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Gentile presidente, gentili senatrici, gentili senatori, ho chiesto di intervenire per riferire sulla crisi di governo, innescata dalle dichiarazioni del ministro dell'interno leader di una delle due forze di maggioranza. Ho sempre limpidamente sostenuto che in caso di interruzione anticipata dell'azione di governo sarei tornato qui, nella sede istituzionale dove inizialmente ho raccolto la fiducia. Questa iniziativa, tengo a precisarlo, non cela il vezzo di un giurista nè è dettata da un moto di orgoglio personale. Nasce dalla profonda convinzione che il confronto in quest'aula, franco, trasparente, sia lo strumento più efficace per garantire il buon funzionamento di una democrazia parlamentare. Non si tratta di rendere omaggio a mere regole di forma bensì di rispettare regole che implicano sostanza politica, poste a presidio della piena tutela dei diritti dei cittadini.

Il giorno 8 agosto 2019 il ministro Salvini, dopo avermi anticipato la decisione nel corso di un colloquio, ha diramato una nota con la quale ha dichiarato che la Lega non era più pronta a proseguire l'esperienza di governo e ha sollecitato l'immediato ritorno a voto. A conferma della decisione la Lega ha depositato in parlamento una mozione di sfiducia e ne ha chiesto calendarizzazione. Siamo al cospetto di una decisione oggettivamente grave che comporta conseguenze rilevanti per la vita politica, economica e sociale del Paese, ed è per questo che merita di essere chiarita in un dibattito pubblico che consenta trasparenti assunzioni di responsabilità.

La politica dei nostri giorni si sviluppa per buona parte sul piano comunicativo, affidandosi a un linguaggio semplificato, ma io ho garantito fin dall'inizio che questa sarebbe stata un'esperienza di governo all'insegna di trasparenza e cambiamento, e non posso permettere che questo passaggio istituzionale possa consumarsi con conciliaboli riservati, comunicazioni dei social, dichiarazioni per strada o nelle piazze senza un pieno contraddittorio. L'unica sede in cui il confronto pubblico può svolgersi in modo istituzionale e trasparente è il Parlamento, dove sedete voi, rappresentanti della Nazione e di tutti i cittadini.

La decisione della Lega di interrompere il governo per tornare alle urne la reputo grave, e spiego perché: innanzitutto questa crisi va a interrompere prematuramente un'azione di governo che procedeva operosamente e già nel primo anno aveva realizzato molti risultati e molti ne stava realizzando. Due, questo governo era nato per intercettare l'insoddisfazione dei cittadini che con il voto del 4 marzo avevano manifestato il desiderio di un cambio di passo rispetto alle politiche pregresse e mirava a realizzare un disegno riformatore che ora viene interrotto. Tre, questa decisione vola l'impegno che il leader della Lega aveva assunto, sottoscrivendo il contratto con il Movimento 5 stelle. Il contratto prevede in caso di divergenze l'impegno delle parti " a discuterne con la massima sollecitudine e nel rispetto dei principi di buona fede e leale cooperazione". Quarto, i tempi di questa decisione espongono il paese a gravi rischi: una crisi in pieno agosto comporta elezioni anticipate in autunno. considerando i tempi costituzionalmente necessari per la convocazione delle camere e la formazione del governo, il rischio di ritrovarsi in esercizio provvisorio è altamente probabile (fischi).

Nell'ambito di una congiuntura economica internazionale non certo favorevole, il nuovo governo si ritroverebbe nella difficoltà di contrastare l'aumento dell'Iva e le conseguenze finanziare date dal fluttuare dello spread. Quinto, questa crisi interviene in un momento delicato nell'interlocuzione con le istituzioni europee: proprio in questi giorni stiamo in avvio di legislatura e si stanno compiendo trattative per nomine di commissari e altre posizioni. Mi sono impegnato per assicurare all'Italia un ruolo centrale, in linea con il prestigio e la forza del paese. è chiaro che l'Italia corre il rischio di partecipare alla trattativa in condizioni di difficoltà sono queste le ragioni che mi portano a valutare come irresponsabile la decisione della crisi di governo. Il ministro dell'interno ha mostrato di inseguire interessi personali e di partito.

Considero legittimo per un partito politico mirare a incrementare il proprio consenso, ma affinché un sistema democratico possa seguire il bene comune e funzionare secondo criteri di efficienza, ogni partito è chiamato a operare una mediazione, filtrando gli interessi di parte alla luce degli interessi generali. Quando una forza politica si concentra solo su interessi di parte, non tradisce solo la vocazione più nobile della politica, ma finisce per compromettere interesse nazionale. Quando si assumono così rilevanti incarichi istituzionali, peraltro sottoscrivendo un contratto e dando avvio al governo del cambiamento, bisogna essere consapevoli che si assumano specifici doveri e responsabilità nei confronti dei cittadini e dello stato che non possono essere accantonati. Far votare i cittadini è l'essenza della democrazia, sollecitarli a votare ogni anno è irresponsabile.

Le scelte compiute, i comportamenti adottati in questi ultimi giorni dal ministro dell'Interno, rivelano scarsa sensibilità istituzionale e grave carenza di cultura costituzionale, perché aprire la crisi in pieno agosto, quando ormai da molte settimane l'esito delle elezioni europee era chiaro e l'insofferenza per la prosecuzione dell'esperienza di governo giudicata limitativa per le ambizioni di chi ha chiesto pieni poteri, la scelta di rinviare fino a oggi la comunicazione di una scelta assunta da tempo, è un gesto di grave imprudenza istituzionale irriguardoso nei confronti del parlamento e suscettibile di precipitare il Paese in una spirale pericolosa di incertezza politica e instabilità finanziaria. La decisione è stata annunziata subito dopo aver incassato l'approvazione con la fiducia del decreto sicurezza bis con una coincidenza temporale che suggerisce opportunismo politico.

Palesemente contraddittorio appare infine il comportamento di una forza politica che, pur dopo aver presentato al parlamento una mozione di sfiducia, non ritiri i propri ministri. È difficile oggettivamente direi che è difficile conciliare la presentazione e il mantenimento di una mozione di sfiducia con la permanenza in carica dei propri ministri. Amici della Lega, per preparare e giustificare la scelta di far ritorno alle urne avete tentato di accreditare maldestramente l'idea di un governo dei no, del non fare, pur di battere questa fatua grancassa mediatica avete macchiato 14 mesi di intensa attività di governo. In questo modo avete offeso non solo il mio impegno personale, passi, ma anche la costante dedizione dei vostri stessi ministri e sottosegretari che mi hanno affiancato fino all'ultimo giorno con passione e dedizione nelle attività di governo.

In questo modo avete offeso la verità dei fatti, avete oscurato le misure per rafforzare la sicurezza che i cittadini attendevano da anni: norme anticorruzione, protocollo d'azione per la terra dei fuochi, codice rosso contro la violenza sulle donne. Avete oscurato le misure adottate per accelerare gli investimenti: decreto crescita, sblocca cantieri, decreto Genova, piano contro dissesto, sblocco dei fondi per l'edilizia scolastica e per l'avanzo di amministrazione dei comuni. Avete calpestato le misure di protezione: quota cento, reddito di cittadinanza, rimborsi ai truffati dalle banche. Avete offuscato la miriade di iniziative valse a sbloccare opere ferme da lustri: terzo valico, tap, autostrade asti cuneo, Ragusa-Catania, aeroporti di Crotone, Foggia, Reggio Calabria, le varie misure di risoluzioni aziendali per rilanciare il sud (è anche il vostro lavoro questo, eh), per rafforzare la ricerca, rendere più efficiente la pubblica amministrazione, sbloccare le assunzioni. Adesso disponiamo di un unico piano per le concessioni autostradali. Avete cancellato i provvedimenti con cui abbiamo avviato riforma fiscale e investito nell'innovazione. Avete oscurato gli interventi di governance dello sport, l'assegnazione delle Olimpiadi Milano-Cortina, delle Atp Finals di tennis a Torino.

Questo è un governo che ha lavorato intensamente fino all'ultimo giorno e ha prodotto numerose e significative riforme. la verità è un'altra: all'indomani delle europee, il min dell'interno e leader della Lega ha creato un'operazione di distacco dal governo, che lo ha allontanato dai compiti istituzionali e lo ha indotto alla ricerca di un pretesto che potesse giustificare la crisi e il ritorno alle urne. Questa decisione tuttavia ha compromesso il lavoro già avviato per la definizione della legge di bilancio che avrebbe introdotto una più incisiva riforma fiscale contenente quella che viene definita flat tax, ma anche una riforma più complessiva, coinvolgente anche la giustizia tributaria con riduzione del cuneo fiscale, misure per gli investimenti, rilancio per il sud, un progetto articolato di privatizzazioni. Parimenti compromesso risulta il disegno riformatore affidato al parlamento, dove sono in corso di esame disegni di legge e di delega che avrebbero permesso al governo di approvare decreti legislativi per ridurre la burocrazia per i principali settori di attività.

Lo scioglimento anticipato delle camere arresterebbe le riforme dei codici di procedura civile e penale e del Csm per accelerare i tempi della giustizia e rendere più competitivo il paese anche per gli investitori stranieri. Il paese ha bisogno che siano completate le misure efficaci per favorire piano di investimenti e crescita economica. Abbiamo predisposto degli strumenti che in questa situazione rischiano di non essere pienamente valorizzati.

Caro ministro dell'Interno, caro Matteo, promuovendo questa crisi di governo ti sei assunto una grande responsabilità di fronte al paese: hai annunciato questa crisi chiedendo pieni poteri, e ancora di recente ti ho sentito invocare le piazze a tuo sostegno. Questa tua concezione, permettimi di dirlo, mi preoccupa: innanzitutto le crisi di governo nel nostro ordinamento repubblicano non si affrontano e regolano nelle piazze, ma nel parlamento; in secondo luogo il principio dei pesi e contrappesi è assolutamente fondamentale perché sia garantito il necessario equilibrio al nostro sistema democratico e siano precluse derive autoritarie. Caro Matteo, ispiri la tua concezione alle posizioni sovraniste; permettimi di richiamare il pensiero di un sovrano illuminato, Federico II di Svevia: "Quantunque la nostra maestà sia svincolata da ogni legge, non si leva al giudizio della ragione che è la madre del diritto". Non abbiamo bisogno di persone con pieni poteri, ma di persone che abbiano cultura istituzionale e senso di responsabilità.

Se tu avessi mostrato cultura delle regole, sensibilità istituzionale, l'intera azione di governo ne avrebbe tratto giovamento; ci sono stati molti episodi e atteggiamenti che vi ho sempre fatto notare riservatamente e purtroppo delle volte anche pubblicamente. Ad esempio quest'anno sono partito anzitempo per elaborare una manovra economica, l'azione di governo si sarebbe avvantaggiata. Ti ho chiesto di indicarmi i delegati della lega, mi hai fatto attendere due mesi invano. Se avessi accettato di incontrare le parti sociali a Palazzo Chigi, avremmo accreditato agli occhi del Paese maggiore coesione ed evitato che potesse essere compromessa l'efficacia dell'azione comune. Se avessi accettato di venire qui al Senato per riferire sulla vicenda russa, una vicenda che oggettivamente merita di essere chiarita anche per i riflessi sul piano internazionale, avresti evitato al tuo presidente del Consiglio di presentarsi al tuo posto, rifiutandoti per giunta di condividere con lui le informazioni di cui sei in possesso. In coincidenza dei più importanti Consigli europei a cui ho preso parte non sei riuscito a contenere la foga comunicativa e hai reso pubbliche le dichiarazioni sui temi all'ordine del giorno, creando una sorta di contro canto politico che non ha contribuito a rafforzare l'autorevolezza del Paese.

In molte occasioni hai invaso le competenze degli altri ministri creando sovrapposizioni e interferenze che hanno finito per mirare l'efficacia dell'azione. Hai criticato pubblicamente l'operato di singoli ministri, incrinando la compattezza della squadra di governo, quando io stesso ti avevo pregato, all'indomani delle elezioni europee, di riferirmi direttamente e riservatamente qualsiasi osservazione in ordine alla composizione della squadra. La cultura delle regole, il rispetto delle istituzioni non si improvvisano ma sono qualità fondamentali per aspirare al ruolo di ministro dell'Interno e presidente del Consiglio, cercando soluzioni credibili senza sollecitare le reazioni dei cittadini.

Permettimi un'ultima osservazione: questa in verità non te l'ho mai riferita. Chi ha compiti di responsabilità dovrebbe evitare, durante i comizi, di accostare agli slogan politici i simboli religiosi. Questi comportamenti non hanno nulla a che vedere con il principio di libertà di coscienza religiosa, piuttosto sono episodi di incoscienza religiosa che rischiano di offendere il sentimento dei credenti e, nello stesso tempo, di oscurare il principio di laicità, tratto fondamentale dello Stato moderno.

Amici del Movimento 5 Stelle, io mi sto rivolgendo alla Lega perché è il partito che ha scelto di interrompere l'iniziativa di governo, ma invito anche voi a farne tesoro: quando si assumono incarichi di governo bisogna essere consapevoli delle responsabilità che ne conseguono, e occorre evitare di farsi condizionare dai sondaggi. Bisogna lasciare che le valutazioni sull'operato del governo siano fatte alla fine. permettetemi di sottolineare che quando il presidente del Consiglio si presenta in Aula per rendere un'informativa richiesta dal Parlamento stesso, il rispetto delle istituzioni imporrebbe di rimanere in Aula ad ascoltarlo, e non c'è ragione che possa giustificare un allontanamento.

Signora presidente, gentili senatrici e senatori, la crisi in atto compromette inevitabilmente l'azione di questo governo, che qui si arresta, ma c'è ancora molto da operare: L'Italia sta attraversando un periodo di grandi trasformazioni, c'è gran bisogno di politica con la P maiuscola, che significa capacità di progettare il futuro. occorre lavorare per offrire ai giovani giuste opportunità di vita personale e professionale: ogni giovane che parte e non torna è una sconfitta per il futuro del Paese. Se non riusciremmo a trattenerli, esporremo l'Italia al rischio del declino. Le nostre scuole devono diventare dei luoghi di apprendimento dove il come imparare è più importante del cosa imparare. È necessario orientare il sistema di informazione verso le competenze digitali, è necessario potenziare il reparto della ricerca creando collegamenti più forti tra università ed enti grazie a un'agenzia nazionale. È necessario proseguire nelle politiche di inclusione sociale, ce lo impone la Costituzione: il pieno sviluppo della persona e il principio di uguaglianza sostanziale. Le famiglie che hanno persone con disabilità non possono rimanere abbandonate a se stesse, e occorre procedere con il massimo della sensibilità politica. Contemporaneamente al progetto di autonomia differenziata, senza però trascurare i principi di solidità e coesione nazionale. Bisogna lanciare un piano per il Sud per l'aumento degli investimenti e l'incremento dell'occupazione.

La politica deve elaborarsi per creare un piano che attribuisca all'Italia una posizione di leadership nel campo di governi economici ecosostenibili. In Europa già ci distinguiamo per l'utilizzo delle rinnovabili, dobbiamo puntare all'utilizzo delle tecniche più innovative per mantenere questo primato. Possiamo sfruttare le nuove tecniche di produzione in base alla biomimesi per raggiungere un'efficace transizione ecologica per approdare a un'articolata ricostruzione industriale che possa orientare il sistema produttivo verso un'economia circolare, che dismetta la cultura del rifiuto. Lo sviluppo ecosostenibile deve spingerci a integrare nell'azione di governo un nuovo modello di crescita, dobbiamo incentivare le prassi delle imprese socialmente responsabili, per rendere il nostro tessuto produttivo sempre più competitivo nel mercato globale.

Confido che la cabina di regia Benessere Italia possa tornare utile a questi scopi anche in futuro. È necessario promuovere le infinite vie del turismo: la valorizzazione deve passare anche attraverso il recupero delle nostre più antiche identità culturali, tradizioni locali, della bellezza dei nostri borghi e dei piccoli Comuni. E mi piace ricordare che con recente delibera abbiamo stabilito che il prossimo 26 ottobre sia la giornata nazionale dedicata alle tradizioni popolari e folkloristiche.

Occorre perseguire una politica economica e sociale espansiva, senza mettere a rischio l'equilibrio di finanza pubblica e il risparmio dei cittadini. La politica deve reagire alle sfide del mondo globale, rilanciando un ventaglio di proposte che più volte nei miei interventi ho riassunto sotto la formula del "nuovo umanesimo". Anche sull'Europa occorre un rinnovato slancio di responsabilità: gli ideali che avevano nutrito le fasi iniziali stanno perdendo la loro forza, e l'edificio europeo sta passando una fase critica. A questa crisi non si può rispondere con un europeismo "fideistico", ma nemmeno si può opporre uno scetticismo disgregatore volto a compromettere le conquiste raggiunte in 60 anni, se mai richiamando al ritorno ai confini nazionali chiusi. Bisogna rilanciare il progetto europeo, non si può puntare solo al rigore finanziario, occorre sviluppare modelli di crescita rispetto ai precedenti, che si sono rivelati fallimentari. Abbiamo bisogno di un'Europa sostenibile, inclusiva, vicina ai cittadini, soprattutto per coloro che abitano le periferie. occorre lavorare per rafforzare i diritti delle donne, affrontare le nuove questioni sociali: grazie al suo sistema di tutela multilivello unico a mondo per completezza.

Mosso da questa profonda convinzione ho cercato in questi 14 mesi di indirizzare la politica dell'Italia verso un europeismo critico ma sempre costruttivamente orientato: con questo spirito ho affrontato le fasi più delicate di confronto con l'Europa, riuscendo a evitare per due volte la proceduta di infrazione. anche la recente designazione di Ursula Von Der Leyen è un'operazione a cui l'Italia ha offerto un apporto decisivo: nel consiglio europeo di fine giugno mi sono personalmente speso per questa soluzione, scongiurando soluzioni complessivamente meno favorevoli per il Paese.

Sforziamoci di cogliere le opportunità che abbiamo davanti piuttosto che contrastare queste sfide in modo sterile, compromettendo i nostri stessi interessi nazionali. L'Italia ha la possibilità di svolgere un importante ruolo anche sul piano internazionale, un ruolo chiave nell'ambito del Mediterraneo allargato: è una regione segnata da crisi umanitarie e conflitti, ma resta una terra di opportunità. E nell'interesse comune occorre lavorare per garantire sicurezza e prosperità, trovare una soluzione politica che ponga fine al conflitto in Libia. L'Italia deve farsi interprete in Europa del ruolo positivo dell'Africa sugli scenari internazionali, promuovendo un nuovo rapporto fra pari che superi gli approcci asimmetrici del passato. Abbiamo aderito alla "via della seta" introducendo i nostri standard europei; mi sono recato in India, Vietnam, Russia. Ma la nostra politica estera deve rimanere fedele ai due pilastri del rapporto transatlantico e dell'unione europea, di cui restiamo paese fondatore.

All'inizio di quest'esperienza, dichiarai che sarei stato l'avvocato del popolo, promettendo di difendere i cittadini che da subito mi hanno dato fiducia. Proprio in ragione di ciò, devo oggi concludere: la decisione della Lega, che ha presentato mozione di sfiducia e ne ha chiesto calendarizzazione, oltre ai comportamenti chiari e univoci, mi impongono di interrompere qui quest'esperienza di governo. Ovviamente ascolterà con estrema attenzione tutti gli interventi che seguiranno, ma voglio preannunciare che intendo completare questo passaggio istituzionale nel modo più lineare e conseguente. Alla fine del dibattito mi recherò dal presidente della repubblica per comunicare l'interruzione dell'esperienza di governo e rassegnare nelle sue mani le mie dimissioni da presidente del Consiglio.

Il presidente della Repubblica, supremo garante degli equilibri costituzionali, guiderà il Paese in questo delicato passaggio: colgo l'occasione per rinnovargli pubblicamente la mia gratitudine per i consigli e il sostegno di cui mi ha onorato. Ringrazio i parlamentari delle forze di maggioranza per avermi dato la possibilità di servire l'Italia. Ringrazio anche i parlamentari delle forze di opposizioni: ogni volta che sono intervenuto in quest'Aula ho sempre colto nel vostro atteggiamento considerazione nei miei riguardi.

Quest'esperienza mi ha lasciato una grande eredità e mi ha arricchito enormemente: mi ha trasmesso grande fiducia per il futuro del nostro Paese. Io ho potuto sperimentare di persona che, pur in un contesto complicato, è possibile fare politica senza inseguire il consenso sui social, senza dover dipendere drammaticamente dal titolo di un giornale, senza mai insultare un avversario politico, o inventarsi nemici dietro ogni angolo. Potrò testimoniare che, per quanto nell'immediato sembrino efficaci gli slogan comunicativi, ancora più efficaci si dimostrano i ragionamenti politici basati sulla forza delle argomentazioni. Potrò testimoniare che quando ci si trova ad affrontare scelte dolorose si può comunque ricevere l'appoggio dei cittadini se si piega loro che queste scelte sono ispirate dall'esigenza collettiva e non dal tornaconto personale. Potrò testimoniare che, anche di fronte a posizioni opposte, vi è sempre spazio per un confronto costruttivo, per giungere a un punto di mediazione che non deve essere inteso come via di mezzo, ma come la soluzione più meritevole nell'interesse dei cittadini. Potrò testimoniare che, se gli incarichi sono vissuti non come privilegi ma come opportunità di servire lo Stato, i sacrifici vengono ripagati, non solo dall'amore per la Patria, ma anche dall'affetto delle persone perbene, che sono la stragrande maggioranza.

Potrò infine testimoniare che, se si assolve con disciplina e onore all'impegno quotidiano che comporta un munus publicum, i cittadini ci perdonano anche eventuali errori personali. Potrò confermare inoltre che la politica è davvero quella nobile arte che consente "di perseguire percorsi di razionalità nel riconoscimento delle diversità". Ringrazio infine le persone più care e gli affetti più stretti per i sacrifici a cui li ho costretti.

Amo immensamente questo Paese. ha grandi occasioni di crescita e un immenso capitale apprezzato in tutto il mondo, più di quanto noi stessi non facciamo. Dobbiamo solo impegnarci affinché tutti ne conoscano il prestigio. Viva la nostra patria, viva l'Italia.

 

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