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    05/09/2026

Bianco: «Esemplare la storia di Sullo, guardava all’azione politica con una guida di pensiero»

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Gerardo BiancoAVELLINO – Un lungo applauso ha tributato la platea del Carlo Gesualdo all’intervento di Gerardo Bianco, presidente della Fondazione che ha avviato le celebrazioni per la nascita di Fiorentino Sullo, uno dei protagonisti della vicenda politica irpina ed italiana della prima Repubblica nelle file della Democrazia cristiana.

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Con Fiorentino Sullo oggi ricordiamo uno dei protagonisti della ripresa di un cammino democratico del nostro Paese abbandonato durante il periodo della dittatura fascista. Non era semplice riprendere quel cammino, erano necessari uomini che avessero idee chiare su quello che era una visione dell’Italia, della ripresa dopo le grandi distruzioni dovute ad un’insensata guerra contro nazioni che avevano rappresentato la storia democratica del mondo.

Fiorentino Sullo portava idee inusuali o la esperienza di quella vicenda, era stato sottotenente dell’esercito, aveva avuto una prodigiosa azione di salvaguardia dei soldati, veniva qui ad Avellino ed era incerto, in un’Avellino nella quale, come è stato già anticipato, spirava un’atmosfera interessante, di carattere culturale, si respirava il pensiero di Guido Dorso, c’era la tradizione desanctisiana che continuava a rimanere robusta in quel liceo classico “Pietro Colletta” che ha rappresentato un punto di riferimento per la classe non solo politica ma anche intellettuale della nostra provincia e dell’Italia.  Era il liceo di Antonio Maccanico, uno dei grandi personaggi della nostra storia irpina, era il liceo di Antonio La Penna, uno dei più grandi interpreti della cultura dell’antico, di Della Terza, di altri: era questo l’ambiente che frequentava Fiorentino Sullo.

Era incerto, ma sapeva che non poteva lasciare, in una tradizione così importante, un vuoto, qui, nella nostra Irpinia. E fu un frate, Domenico Evangelista, a spingere Sullo a prendere posizione sul piano politico. E lo fece con grinta, lo fece con una decisione che, in un certo senso, dimostrava già gli aspetti fondamentali del suo carattere, un carattere che guardava all’azione politica con una guida di pensiero perché non ci può essere vera azione politica se non c’è un pensiero che lo guida, e questa è una delle eredità che Sullo ci ha lasciato. Apparteneva, signor presidente, a quella schiera di costituenti che lei forse ricorderà, Aldo Moro, Dossetti, quella storia democratica-cristiana che ha scritto le pagine importanti della nostra Costituzione, troppo spesso stranamente – uso questo avverbio – manipolata invece di essere attentamente rispettata, e sono i cardini su cui è cresciuta la nostra democrazia.

Sullo era venticinquenne e affiancò Vittorio Emanuele Orlando nella prima seduta inaugurale di quella Costituzione. I suoi interventi, dodici, di quel periodo sono mirabili, andrebbero riletti a cominciare da un intervento che dimostra tutta la sua preparazione: non era semplice allora misurarsi con le altre passioni politiche, Sullo era fortemente attrezzato. Il partito comunista aveva alle spalle una forte tradizione di pensiero, era il pensiero gramsciano. Sullo su quel punto aveva una preparazione specifica, particolare: io non posso qui, nel breve intervento, tratteggiare una storia così densa. L’invito che io penso di poter fare ai giovani, agli studiosi, e su questo concordo in pieno con l’amico Rotondi che ha avuto il merito di avviare questa celebrazione, questo iniziale importante convegno per avviare anche il ricordo del centenario della nascita di Fiorentino Sullo.

Noi abbiamo bisogno di storia, abbiamo bisogno di costruire esattamente come appunto sono andate le cose, non con un pensiero in un certo senso osannante, ma con uno spirito critico: Sullo era un uomo inquieto, era un uomo, come tutti i cavalli di razza, anche pieno di ombre, ma la sua opera, come è stato già ribadito, nell’ambito dei governi, è stata esemplare. Noi lo incrociammo negli anni Cinquanta, De Mita aveva già un rapporto molto forte e stretto con Fiorentino Sullo, venivamo dalla Cattolica e incontrammo qui personaggi che hanno rappresentato momenti importanti: incontrammo Biagio Agnes, Antonio Aurigemma, Savignano, altri. Insieme fondammo quella rivista, Cronache Irpine, che rappresenta ancora un momento importante della storia, direi, politica. Sullo ci dette sostegno, aderì alla Base e fondamentale fu quell’incontro. Ricordo ancora il premio che avemmo a Trento quando cominciò il suo discorso che era in un certo senso l’investitura di una politica nuova da fare in Italia. Amicus Plato, sed magis  amica veritas (Platone mi è amico, ma mi è più amica la verità): era questo l’inizio di questo suo discorso. E divenne il leader, la importanza che Sullo ha avuto sul piano dell’evoluzione democratica del Paese è sempre più evidente, lo hanno scritto e stanno scrivendo studiosi, penso ad alcune pubblicazioni come quella di Totaro, che dimostrano come senza Sullo forse non ci sarebbe stata quella spinta così forte.

Sullo sentì la crisi del centrismo e sapeva che anche l’Italia può avere una prospettiva, signor presidente del Consiglio, se sa incrociare insieme l’equilibrio ed insieme il senso del rinnovamento. Sullo fu da questo punto di vista intransigente, combatteva contro la Vespa che era incarnata a Salerno, ebbe una visione avanzata, ebbe l’audacia delle riforme. S’è ricordata qui la riforma urbanistica, ma io ricordo, anche per averlo accompagnato, la sua battaglia come ministro del Lavoro quando andammo lì, in Svizzera, e vedemmo le condizioni dei nostri operai, degli irpini che lavoravano in baracche fatiscenti dove erano ricoverati, creò perfino un conflitto diplomatico con gli svizzeri, ma ebbe ragione e le condizioni dei nostri operai praticamente migliorarono.

Sullo ha inciso nella storia della nostra provincia, ha inciso profondamente oltre che a livello nazionale, anche qui: eravamo la provincia delle acque, avevamo tante sorgenti da creare le condizioni di dissetare Napoli e la Puglia, ed eravamo una provincia assetata, mancavano gli acquedotti, Sullo dette un’impronta. Dico questo solo per dire che il suo non era un pensiero astratto, era il pensiero che si realizza, non è il pensiero delle formule, non è il pensiero di chi dice non ci sono più ideologie e dietro queste formule c’è il niente del pensiero, e dunque il niente della politica. Sullo ci insegna questo, Sullo ci lascia questa eredità. Io credo che questo sia un momento nel quale, signor presidente, l’Italia deve ripiegarsi su se stessa, deve riuscire a capire qual è la profondità della propria anima, qual è il proprio futuro. Voglio qui ricordarlo, in questo momento lei ha bisogno di grande solidarietà, nel momento in cui si riaccendono vicende di guerra che fanno tremare, nel momento in cui in un mondo – noi stiamo qui a ricordare appunto Fiorentino Sullo – ci sono le bombe che distruggono la vita di bambini, di giovani e vorrei mandare un atto di solidarietà a chi ha combattuto per noi.

Dico a voi giovani, soprattutto a voi ragazzi: abbiamo commesso errori, ma la nostra con Fiorentino Sullo è stata una storia di libertà, abbiamo sconfitto il terrorismo, abbiamo sconfitto le grandi rischiose pagine, però il Mezzogiorno all’epoca aveva un suo ruolo fondamentale che deve essere ripreso: non c’è sviluppo dell’Italia se non c’è sviluppo del Mezzogiorno, questa è l’eredità che anche ci lascia Sullo che si è battuto alla Costituzione per inserire due emendamenti, riconoscimento del Mezzogiorno e quello della montagna.

Noi sappiamo, come ho detto, che era un uomo inquieto. Ebbe un momento di contrasto con i dirigenti del partito (che non è quello che riguarda l’abbandono della Base che è una storia particolare) dove noi non lo seguimmo perché pensammo che la posizione della sinistra doveva essere ancora conservata, forse aveva lui una sua visione che era superato il momento del centrosinistra, ma questo richiede un approfondimento particolare. Ebbe un momento di smarrimento e scelse di passare nelle file del partito socialdemocratico, ma sapeva che non era quella la sua casa, sapeva che era profonda la sua cultura insieme sturziana e degasperiana, e sotto la pressione intensa degli amici guidati da Rotondi, del sottoscritto e con il consenso pieno di De Mita, che era allora segretario del partito, Sullo ritornò tra le nostre file, fu ripresentato e l’Irpinia gli fu fedele.

Oggi sappiamo che lui è entrato nella storia, doveva improntare la sua figura come sempre avviene nella storia e come diceva un grande storico dell’antichità sine ira ac studio, senza esaltazioni e senza neppure rabbia, ma io so di poter dire qui che è stato un grande personaggio che ha fatto la storia del Paese oltre che la storia dell’Irpinia e soprattutto ci dice guardiamo all’Italia partendo dal Mezzogiorno. E questa consegna che pensiamo lei, signor presidente, possa raccogliere. Io ho notato all’inizio della sua esperienza che lei in un’intervista ha detto che s’ispirava ad Aldo Moro. Io incontrai Aldo Moro la sera precedente il suo sequestro, la sua figura mi è sempre davanti. Quella sua indicazione però mi ha molto colpito: Sullo apparteneva a quella schiera che scrisse le pagine della carta costituzionale, apparteneva a quel gruppo. Lei con quell’indicazione dice che vuole raccoglierne in qualche maniera l’eredità. Benissimo! Con questo noi nutriamo speranza, è un momento difficile per lei, ma tenga presente che avrà anche la solidarietà di chi ha avuto a fianco a Sullo, a quegli uomini che hanno scritto le pagine gloriose della nostra storia, la nostra solidarietà. Facciamo tanti auguri signor presidente.

 

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