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    24/10/2019

Paris e Centrella, due modelli d’Irpinia a confronto

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Valentina Paris, Vittorio Centrella e Alfrdo PicarielloMERCOGLIANO –La bagarre elettorale entra nel vivo, il responso dell’urna si avvicina. A soli dodici giorni dal voto per le Politiche del 24 e 25 febbraio, l’agenda dei candidati si fa sempre più fitta di appuntamenti. Se i big, da Bersani a Monti a Berlusconi si rimpallano dichiarazioni tramite il tubo catodico e i grossi gruppi editoriali, la politica territoriale con i suoi rappresentanti cerca di toccare fino all’ultimo Comune, sede di circolo, associazione, per parlare al “paese reale”. Capita di trovare a confronto la precaria e il sindacalista, anche se non davanti ai cancelli di una fabbrica o in un call center. È successo stamattina presso la redazione di Più Economia dove il direttore Alfredo Picariello, insieme con giovani e giornalisti, ha ospitato un dibattito con Valentina Paris, candidata alla Camera per il Pd, e Vittorio Centrella, che corre al Senato con Grande Sud. Entrambi sono in quinta posizione, ma viste le dinamiche legate al porcellum e al peso – che attende conferma – delle diverse forze politiche, solo la giovane atripaldese può dirsi certa del seggio parlamentare.

La discussione spazia tra questione giovanile, lavoro, economia e tagli ai costi della politica. Lo sfondo è comune, l’Irpinia, le proposte differenti. Per la Paris «occorre ripartire dai giovani per dare futuro e speranza a questo Paese, energie necessarie. Il problema non è perché si va fuori, non dovremmo porre limiti a chi vuole conoscere il mondo, ma capire perché nessuno vuole più tornare in Campania, in Irpinia nello specifico. In Puglia, per guardare vicino a noi, accade il contrario». Anche per Centrella i giovani sono il fulcro del discorso: «Senza di loro il territorio non ha forza. Chi è preparato, come i laureati e i professionisti, vedono svilite le loro competenze perché ostacolati dai raccomandati o dai vecchi dottori inamovibili, sono sottopagati e con contratti da rivedere, è chiaro che guardando all’estero si sentono più liberi». Sui diritti si sente il primo stacco. Per la candidata democratica «i DICO andavano approvati almeno dieci anni fa, il Paese e le persone vivono già questo cambiamento, o sono famiglie allargate o monogenitoriali, non ci vedo nulla di male se due persone dello stesso sesso crescono un bambino».

Più tradizionale il sindacalista Ugl, padre di tre figli, che non vede ostacoli al riconoscimento delle coppie di fatto, «chi ha vissuto una vita intera accanto, sia esso compagno o fratello, deve vedersi riconosciuto qualcosa in caso di malattie o decessi. Tuttavia la famiglia rimane per me quella composta da un uomo e una donna, sono dei punti di riferimento troppo importanti per un bambino, specie quello della madre».

Per dar voce alla speranza, i giovani, tocca risanare la ferita, il lavoro. Detassare le busta paga dei dipendenti è un opzione che sposano entrambi, da un lato per dare un po’ di soldi in più ai lavoratori e consentirgli di spendere (Centrella), dall’altro per dare corpo a un dovere di giustizia sociale (Paris). E dunque la vertenza Irisbus, a braccetto con l’Fma, tema caldo del momento: «In passato il terremoto ha creato questa impalcatura industriale che adesso è crollata, dice Centrella. Ci dicevano di dover fare tutti gli operai e ci siamo dimenticati dell’agricoltura, dell’artigianato. Se non si lascia libertà di investire a chi vuole sulla fabbrica, anche riconvertendola, la morte è certa».

Prima che una vertenza sindacale, per la Paris la questione è sociale: «Parliamo di un valore, quello della prima impresa d’Italia, la Fiat, del cui ad Marchionne non mi fido, ma col quale la politica è stata troppo morbida. Adesso – sottolinea Paris – la politica deve adottare norme che consentano all’Italia di comprare mezzi italiani. È difficile, ma dobbiamo provarci. Non si possono cancellare le ventidue aziende dell’indotto Irisbus».

La chiusura è sulla politica e la credibilità del sistema. Al porcellum e la lista bloccata Paris vedrebbe meglio l’uninominale senza preferenze, che «non crea il vizio della gestione del consenso, e riavvicinerebbe le persone». Per Centrella, invece, la preferenza rimane un mezzo fondamentale, «pensiamo ad un’elezione di De Mita, o di un giovane che ha la forza di proporsi. Nel primo caso può essere una stortura, nel secondo un’opportunità».

In conclusione, ognuno ha la sua personale chiamata al voto: Per Paris bisogna ridecidere di scegliere per ridefinire il concetto di politica, «altrimenti non potremmo nemmeno dirci delusi». Per Centrella «Grande Sud starà con chi accetta le nostre proposte, vista la situazione purtroppo le ideologie saltano, tanto che – stupisce in conclusione il sindacalista di Prata – se dovesse servire per Avellino faremmo anche le primarie del centrosinistra». Ma da qui alle amministrative di maggio mancano tre mesi. I giochi, prima, passano da Roma.

 

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