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    12/11/2019

Pd: Venezia lascia, lettera alla segretaria Lengua

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Enzo Venezia e Caterina LenguaAVELLINO – Enzo Venezia già da qualche settimana si era fatto da parte, rimettendo nelle mani della segreteria provinciale del Pd l'incarico di coordinatore cittadino. Il compito di traghettatore (novello Caronte lo avevamo scherzosamente definito) era parsa l'unica soluzione per condurre verso un congresso cittadino di sintesi e non di rottura i cinque circoli avellinesi del Pd. La lunga esperienza di Venezia, che è stato sindaco del comune capoluogo e segretario provinciale dell'allora Democrazia cristiana, e soprattutto la sua moderazione e l'abitudine all'ascolto e al dialogo lasciavano ben sperare in una positiva soluzione della "crisi". E invece, subito dopo le primarie (che lo hanno visto in prima linea a curare l'organizzazione e a sollecitare la partecipazione) Enzo si è fatto da parte, adducendo motivazioni strettamente personali, senza offrire ulteriori spiegazioni. Adesso rende note le sue motivazioni. Che sono certamente di ordine personale. Venezia, infatti, scrive di volersi godere la famiglia (che di recente si è arricchita della prima nipotina), dedicarsi alla lettura, fare qualche viaggio. Insomma vuole liberarsi da quella malattia che spesso è la politica e dedicare più tempo a se stesso e ai propri cari.

E però, fra le righe (e nemmeno tanto) c'è anche la delusione per una politica che è sempre più lontana da quella alla quale era stato abituato, una politica che è diventata sempre meno meditata e più "gridata", meno inclusiva e più personalistica, più autoreferenziale e meno attenti a problemi della gente. Insomma, una politica nella quale Venezia non si riconosce più, e allora, piuttosto di sentirsi ospite non gradito, è meglio tirare i remi in barca.

Ma perché proprio ora Venezia rende note le sue motivazioni? Forse perché la sua passione civile, che resta insopprimibile e non può andare in pensione, lo spinge a lanciare l'ultimo monito, l'estremo allarme, proprio mentre l'imminenza delle amministrative fa venire a galla gli appetiti più spudorati, le autocandidature più incredibili, le più scombiccherate combriccole. Io mi tiro indietro – sembra dire Venezia – ma state attenti, perché di questo passo neppure voi farete molta strada.

Questo il testo della lettera inviata da Enzo Venezia al segretario provinciale Caterina Lengua: “Caro Segretario, in alcuni momenti, si sente il bisogno irrefrenabile di affermare la propria indipendenza morale e di salvaguardare la piena libertà della propria coscienza. Gli anni che ho non sono pochi, ma il sogno di osare e di dare una mano ti prende in maniera così vorticosa che non sai né fermarti, né rinunciare. A volte, per incanto, la politica diventa ossessione, malattia, quasi sofferenza fisica, invece deve essere gratificazione dell’intelligenza, ricerca maniacale della verità, tenere insieme il pensare e l’agire: sì, pensiero e vita. Sei pervaso da una profonda amarezza nel constatare che le parole e i gesti non hanno più un significato, non hanno più valore, sono visti come un fastidio da allontanare. Allora, solo allora, ti viene il sospetto o meglio la certezza di non riuscire ad essere al passo con i nuovi tempi. Saranno gli anni, sarà l’avvicinarsi dell’impercettibile declino - non so cosa sia - ma alla fine ti senti esausto e disarmato, quasi un forestiero. Quando, però, provi queste sensazioni e questi sentimenti, bisogna rompere gli indugi e farsi da parte, in punta di piedi e senza far rumore. Ti confesso che il solo pensarlo e scriverlo mi fa sentire già più sereno e più libero. In questo momento della mia vita, mi preme ritrovare un po’ di serenità e assaporare il piacere delle piccole cose di ogni giorno. Sono cose piccole, ma aiutano a vivere; il resto conta, in fondo, conta poco.

Cara Caterina, faccio un passo indietro e, nel riprendere la mia libertà, saluto tutti e anche qualcuno che irresponsabilmente si diletta a demolire e a delegittimare il partito, le istituzioni, chi le rappresenta e chi le ha rappresentate. La politica ho deciso di metterla definitivamente nel cassetto dei ricordi, belli o brutti che siano. La vita continua e come continua: non può essere fermata ed io voglio viverla nel silenzio delle mie letture preferite e compiendo qualche viaggio.

Nel restare sempre un democristiano iscritto al Pd, desidero riconfermarti la mia stima e la mia fraterna amicizia.

Enzo Venezia

P.S. – Ti chiedo scusa se sono costretto, dopo qualche tempo, a rendere pubblica questa mia lettera.

 

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