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    17/11/2019

Primarie: sì alle regole, Pd in frantumi

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Da sx: Caterina Lengua, Carmine De Blasio, Leonida Gabrieli, Gianluca FestaAVELLINO – Le regole per le primarie del centrosinistra sono state definite, ma il Pd va in frantumi. Nel pomeriggio di oggi il tavolo dei segretari della coalizione (che vede la presenza di Pd, Psi, Centro democratico, Moderati, Pdci e, ultima arrivata, Autonomia Sud, guidata da Arturo Iannaccone, si sono riuniti ed hanno sottoscritto il regolamento della consultazione per la scelta del candidato a sindaco di Avellino, che nei giorni scorsi aveva già alimentato polemiche e contrasti a via Tagliamento.

Sulla questione delle incompatibilità si è preferita una soluzione politica, così come era stato proposto dal segretario provinciale dei democratici, Caterina Lengua. Ai candidati interessati basterà, dunque, assumere l’impegno a risolvere successivamente con atti formali gli eventuali impedimenti. Il caso Gabrieli si risolve, pertanto, senza la necessità di un passo indietro dell’amministratore unico della municipalizzata Acs, Amedeo, per consentire la partecipazione del fratello Leonida, ex consigliere comunale, alle primarie. Bocciata invece l’ipotesi di una partecipazione dell’ex vicesindaco, Gianluca Festa, perché ha già avviato autonomamente la sua campagna elettorale. Ma sulla querelle non è detta l’ultima parola. Bisognerà, poi, verificare se sarà comunque possibile un allargamento dell’alleanza alle liste civiche di Festa, nonostante egli non sia stato ammesso alla sfida.

I candidati democratici che intendano partecipare alle primarie dovranno raccogliere almeno 400 firme (massimo 600) di altrettanti sostenitori entro sabato prossimo. Un obbligo non previsto per gli altri partiti della coalizione, purché presentino un unico nome. Le documentazioni saranno valutate dalla commissione costituita dai segretari provinciali del centrosinistra o da loro delegati. La consultazione, a turno unico, si terrà il 14 aprile e sarà aperta a tutti gli elettori che dichiarino di appartenere allo schieramento politico di centrosinistra. Ma il percorso non si prevede per nulla agevole. I socialisti hanno sollevato dubbi in particolare sulla chiusura alle liste civiche di Festa e, in nome dell’allargamento dell’alleanza, minacciano di non partecipare alle primarie. Gli attacchi più duri nei confronti della dirigenza democratica, però, vengono dall’area bersaniana del Pd, che non considera sufficienti le garanzie sulle incompatibilità. Sotto accusa finiscono il segretario, Caterina Lengua, ed il presidente, Carmine De Blasio, che nell’ultima riunione decisiva ha fatto le sue veci. Una scelta, quella del numero uno del Pd, che ha messo fuori gioco il vicesegretario, Francesco Todisco, bersaniano doc. La sinistra interna dei democratici ha diffuso un documento durissimo, con il quale si chiedono le dimissioni di De Blasio.

“La scelta operata da alcuni dirigenti – si legge nella nota del circolo “Vittorio Foa” – rompe gli equilibri che faticosamente si sono creati per tenere unito il partito”. Il presidente provinciale viene accusato di scarso rispetto istituzionali nei confronti degli organismi di partito e si critica il risultato raggiunto, che non terrebbe conto delle indicazioni venute a maggioranza dai circoli del Pd, con l’intento – a detta dei bersaniani – di escludere candidati scomodi ed includerne altri confacenti ad una idea politica non condivisa dalla sinistra interna. Soltanto nei prossimi giorni sarà chiaro se la componente vicina a Lucio Fierro boicotterà le primarie o se si troverà una via d’uscita.

 

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