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    25/01/2026

L’anniversario/Caruso, il prefetto del terremoto al servizio dell’Irpinia

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Il prefetto Carmelo Caruso. A sx il prefetto Guido SorvinoAVELLINO –  In occasione del 41esimo anniversario del terremoto del 23 novembre 1980 proponiamo ai nostri lettori l’intervista che il prefetto Carmelo Caruso (1932-1999), in carica ad Avellino dal 26 novembre 1980 al 27 maggio 1984, rilasciò al nostro giornale, allora periodico a stampa, il  6 novembre 1982.

L’intervista a L’Irpinia è stata ripresa recentemente da Stefano Sorvino, figlio del prefetto Guido, all’epoca capo di Gabinetto di Caruso, nel libro Carmelo Caruso. Testimone di etica del servizio pubblico (prefazione di Luciana Lamorgese), pubblicato nel maggio di quest’anno per i tipi dell’ Editoriale scientifica.

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Prefetto Caruso, un bilancio a due anni dal terremoto.

«Molte, moltissime le cose realizzate in queste due anni: ad enumerale non basterebbero le pagine di questo giornale. Numerose quelle altre che avrebbero visto la luce se…l’impegno di tutti si fosse espresso nel segno della concordia. Si è, comunque, risposto in termini adeguati alle istanze più pressanti della nostra gente.

Un dato è, peraltro, illuminante: il rapporto tra il cittadino e lo Stato, tra questi ed i poteri locali era gravemente compromesso, lacerato; dopo due anni v'è in Irpinia una richiesta di Stato significativa ed importante. Stato e poteri locali sono ed avvertono la necessità di essere uniti, strettamente uniti per superare le emergenze».

Quali difficoltà ha contrato?

«Il potere del rappresentante del governo, tutto i1 potere del prefetto è per voi e le vostre comunità - ho più volte detto ai sindaci - e mi sono sforzato di dare giorno dopo giorno concretezza a tali affermazioni. Sono venuto in Irpinia con la ferma volontà di servire, di raccordare, di unire, attento a non lacerare per ricercare con caparbietà ciò che crea incontro, raccordo, unione, muro.  Non sempre ciò è stato accolto con quella fiducia che avrebbe consentito di superare diffidenze spesso…ataviche».

La ricostruzione accusa ritardi anche per i grossi ostacoli frapposti dal fenomeno camorristico che in questi ultimi due anni ha trovato piede in una provincia come quella di Avellino da sempre estranea al fenomeno.

«Quando l'attacco della camorra alle istituzioni, in questa provincia, ha assunto caratteristiche di particolare gravità ho avvertito il bisogno di far comprendere a tutti, ai pubblici amministratori, alle forze politiche e sociali ma anche al semplice cittadino che la lotta a questa grave forma di de-linquenza organizzata non poteva essere vinta confidando soltanto sull'impegno strenuo delle forze dell'ordine. È in pericolo la libertà di tutti. Una società pesantemente condizionata da così diffusa forma di delinquenza organizzata si vede sottratti spazi enormi di libertà e non soltanto nel settore economico.

È assolutamente necessario allora comprendere che si rende indispensabile l'apporto coraggioso di tutti gli onesti per fare corpo, cemento, muro contro così vergognoso e pericoloso fenomeno. Questo era il senso della mia lettera agli amministratori degli enti locali: opporre un muro di popolo alla delinquenza organizzata. La risposta dei poteri locali, delle forze politiche e sindacali, del mondo della scuola e di tutte le realtà vive della provincia è stata unanime ed anche immediata. Mi auguro che sia anche concreta e duratura.

Concreto è certamente lo sforzo in atto da parte delle forze dell'ordine per contrastare il grave fenomeno e per adeguare sempre più le proprie strutture e possibilità alla gravità della lotta scatena-ta dalla camorra».

Le polemiche tra governo ed enti locali. Continuerà questo palleggio di responsabilità?

«No. Non serve ad alcuno. V'è, invece un grande bisogno di concordia e di unità per superare le gravi difficoltà che ancora si trovano sul cammino della ricostruzione».

Lei si è battuto, e ancora continua a farlo, per l'istituzione di una conferenza Stato-Poteri locali per facilitare alle amministrazioni l'opera di ricostruzione. Il partito comunista, anche nel corso dell' ultima riunione del comitato dei sindaci, ha detto no a questa iniziativa. Gli altri partiti democratici sono, invece, favorevoli. Qual è l'attuale situazione e quali sono i tempi previsti per il varo della iniziativa?

«Lei ricorderà come la caserma «Berardi» sia divenuta fin dai primi giorni dopo il terremoto il luogo di quotidiane riunioni che si assommano a quelle altre tenute dal prefetto in ogni angolo della provincia, sotto le tende e nei più impensati luoghi di fortuna.

E così nessuna decisione che interessi le comunità locali viene adottata senza la convinta adesione di chi in quella trincea vive e sperimenta problemi e difficoltà; così un canale diretto si forma dalle comunità ai sindaci, al prefetto, al commissario e una molteplicità di ordinanze e di provvedimenti commissariali nasce dalle dirette istanze della gente irpina.

Si realizza, nel concreto, un grande fatto di partecipazione istituzionale e nel contempo un signifi-cativo processo di unità tra le diverse forze politiche. Nasce dalle cose, dal concreto quella che, mesi più tardi, sarà chiamata la «Conferenza Stato-Poteri locali» che pone sul tappeto, subito, la necessità di raccordare anche quanti - istituzioni o forze politiche e sociali - per i più diversi motivi non avevano potuto concorrere a saldare la loro necessaria azione a quella delle comunità locali.

La conferenza Stato-Poteri locali nasce da questo bisogno, da questa necessità di unione; essa svi-lupperà, giorno dopo giorno, la propria forza, la propria capacità di portare ai tavoli decisionali del ministro Zamberletti, della Regione, di Palazzo Chigi, del Viminale, del ministro Signorile e del ministro Scotti le istanze e le volontà della gente irpina.

Ed attenzione e considerazione e spesso adesione a quei tavoli trova, certamente, la serietà delle proposizioni dei sindaci di Avellino ma soprattutto il fatto nuovo di un organismo che, sostenuto dalla generalità dei consensi ai livelli locali, appare dotato di particolare forza contrattuale.

Ed i sindaci, e attraverso loro le comunità dell'Irpinia, allontanano da sé il ruolo di destinatari passivi dell'assistenzialismo statuale per divenire protagonisti della propria ripresa. Come non comprendere che la conferenza Stato-Poteri locali è stata la chiave per la soluzione dei molti e gravi problemi posti dal terremoto e sarà ancora la chiave per superare le difficoltà della ricostruzione? Non sono un profeta sui tempi ma è necessario, assolutamente necessario per l'Irpinia, disporre di questo straordinario organismo».

Ha iniziato la sua attività l'Ufficio provinciale per la ricostruzione. Quali i suoi compiti?

«È l'ultimo anello di quella catena di supporti apprestata in prefettura per consentire ai Comuni di sciogliere nodi interpretativi di natura giuridica e difficoltà tecniche. È una struttura di servizio che non ha, e, quindi, non attiverà poteri sostitutivi, ma ad essa i Comuni potranno rivolgersi per qualsiasi problema relativo alla ricostruzione.

Naturalmente quest'Ufficio svilupperà sempre più anche un'azione di stimolo nei confronti di chi dovesse muoversi con particolare lentezza e acquisirà sul territorio le necessarie conoscenze per consentire al governo di adeguare i flussi finanziari alle reali esigenze delle diverse comunità locali. Io sono certo che se anche qui ognuno svolgerà compiutamente la propria parte, la ricostruzione, già avviata in molti Comuni, sarà presto in tutta la provincia una realtà palpitante e vivificatrice».

 

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