AVELLINO – "La sentenza su Isochimica chiude un capitolo doloroso per la città. Ed è un monito per tutti noi: ci sono stati imprenditori in questa provincia che hanno sfruttato il bisogno delle persone per fare profitto e violentare il territorio. Quanto di più terribile potesse accadere: il ricatto del lavoro a qualunque costo e nel contempo il disastro dell'ambiente".
Lo dichiara il consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle, Vincenzo Ciampi. "Le condanne, arrivate dopo molti anni, non serviranno a ripagare le tante vite perdute; le famiglie rimarranno orfane di persone che sono morte per aver subito condizioni inumane di lavoro.
L'Isochimica lascia una cicatrice sulla città. Rione Ferrovia, quartiere-martire, è stato contaminato e il suo risanamento va faticosamente avanti. Nella Valle del Sabato persiste una situazione che richiede una nuova politica industriale, lo dicono gli studi che parlano di livelli di inquinamento simili a quelli della Terra dei Fuochi. La Procura ha un'inchiesta aperta.
Lo sviluppo e la riconversione industriale futuri in Valle del Sabato debbono tener conto dell'impatto sull'ambiente. Nel frattempo, dobbiamo esigere che un intervento radicale di recupero e rigenerazione sia svolto in tempi celeri a Rione Ferrovia: nell'interesse della salute pubblica, in memoria dei suoi martiri del lavoro".
Aggiornamento del 28 gennaio 2022, ore 17.41 - Quella dell'ex Isochimica è una vicenda penetrata nelle viscere della città e della provincia di Avellino. Una metafora drammatica di un pezzo di storia del Paese, non solo del Mezzogiorno e dell'Irpinia.
Con la sentenza di primo grado – si legge in una nota di Roberto Montefusco, coordinatore provinciale Sinistra Italiana Avellino, e Tonino Scala, coordinatore regionale Sinistra Italiana Campania – vengono affermate responsabilità pesanti in capo a quattro tra dirigenti e funzionari di Isochimica e delle Ferrovie dello Stato. E questo è senza dubbio un fatto importante, unitamente al riconoscimento di un risarcimento per le famiglie degli operai deceduti.
Al tempo stesso esprimiamo sollievo e soddisfazione per l'assoluzione, con formula piena, di Giancarlo Giordano, coinvolto nella vicenda processuale in quanto assessore della giunta Galasso nel 2005. Mai abbiamo avuto dubbi sulla sua totale estraneità a quella stagione e ai fatti che gli sono stati contestati.
Aggiornamento del 28 gennaio 2022, ore 16.52 - – Quattro condanne a 10 anni di reclusione e 22 assoluzioni. È questo il verdetto di primo grado pronunciato dopo cinque ore di Camera di consiglio dai giudici del Tribunale di Avellino sull'Isochimica, la fabbrica del capoluogo irpino nella quale per quasi dieci anni, a partire dalle fine degli anni Settanta, venivano bonificate dall'amianto le carrozza ferroviarie su commesse delle Ferrovie dello Stato.
Il collegio giudicante (presidente Sonia Matarazzo, giudici a latere Pier Paolo Calabrese e Gennaro Lezzi) ha condannato a dieci anni di reclusione il responsabile della sicurezza di Isochimica, Vincenzo Izzo, e il suo vice, Pasquale De Luca; Aldo Serio e Giovanni Notarangelo, funzionari di Ferrovie dello Stato. Disposta anche una provvisionale di 50mila euro per ognuna delle famiglie dei 33 ex operai deceduti per patologie correlate alla prolungata esposizione all'amianto. Il processo, durato quasi sei anni, si è svolto nell'aula bunker del carcere di Poggioreale di Napoli a causa della mancanza di spazi adeguati a disposizione del tribunale di Avellino.
«C'è la condanna dei principali imputati, tra cui Ferrovie dello Stato che deve risarcire le parti civili e i lavoratori impegnati nell’attività di scoibentazione delle carrozze ferroviarie dall’amianto senza la dovuta sicurezza e sistemi di tutela che hanno determinato danni umani e ambientali da malattie asbesto correlate e quindi morte tra i dipendenti. Il riconoscimento del danno procurato ai lavoratori è un dato storico ed importante per il territorio e per la città Avellino», affermano il segretario generale della Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci, e il segretario generale della Cgil Avellino, Franco Fiordellisi.
«La Cgil - continuano i sindacalisti - in questi procedimenti si costituisce parte civile perché viene lesa la salute e la dignità dei lavoratori, ma anche per le criticità che si determinano nel territorio. Serve una vera e severa idea di sviluppo sostenibile per il bene di tutti. Il giudizio, con condanna, evidenzia lo scempio contro i lavoratori, le persone e l’ambiente. La speranza, delusa, di avere un lavoro e vivere con uno stipendio dignitoso che invece per anni ha dato un calvario per malattie e drammi umani connessi alla disapplicazione delle norme di sicurezza, ma anche la successiva sottovalutazione del rischio Amianto e del valore della prevenzione».
«Oggi è dunque un momento importante e storico per tutti coloro che da anni combattono contro la sottovalutazione dell’importanza della prevenzione nei luoghi di lavoro e per l’esposizione all’amianto. Dopo quasi 40 anni di battaglie e di aggressioni al territorio, insieme ai lavoratori, alle famiglie dei lavoratori deceduti, alle associazioni, questa sentenza segna un punto importante».




