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    17/01/2020

Foti candidato sindaco, non cessano le polemiche nel Pd

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica_pd-coord.jpgAVELLINO – Alla fine la decisione c’è stata. Il Pd, attraverso i circoli cittadini prima e la maggioranza della direzione poi, ha stabilito che sarà Paolo Foti, direttore dell’associazione irpina dei costruttori, il candidato del partito nel prossimo turno elettorale di fine maggio per l’elezione del sindaco e il rinnovo del Consiglio comunale. A questa decisione non si è giunti in maniera lineare, con un percorso chiaro e netto. E questo perché il Partito democratico, pur essendo da tempo il primo partito in città (primato confermato anche dopo lo scrutinio delle elezioni politiche del 24 febbraio scorso) non ha in realtà a livello cittadino – sezioni, quartieri, ambienti di lavoro, realtà sociali – lasciato crescere in questi ambiti un gruppo dirigente locale autorevole che fosse qualcosa di diverso della singolare autorevolezza acquisita da consiglieri comunali che in aula, nelle rispettive aree di riferimento elettorale, in giunta e negli uffici comunali, non sembrano aver mantenuto il livello superiore consono a chi è stato scelto dai cittadini. Grave poi se a questa condizione si aggiunge anche la persistente distrazione verso le vicende del Comune capoluogo da parte dell’apparato di via Tagliamento.

È così che si è sottovalutata la vicinanza delle elezioni amministrative tanto più quando lo spazio e le tensioni venivano occupate dalla preparazione e dallo svolgimento delle elezioni politiche con antipasto delle primarie per scegliere i candidati al Parlamento ed ancora prima per partecipare al duello Bersani-Renzi. Eppure non è che al Comune non accadessero cose strane. Mezzo gruppo consiliare e qualche assessore avevano da tempo annunciato che avrebbero varato liste civiche o avrebbero dato il consenso a quelle dei colleghi in preparazione.

Notevole era il disagio per le questioni edilizie ed urbanistiche ed inoltre aleggiava su Piazza del Popolo la minaccia di dimissioni del sindaco Galasso pubblicamente e notoriamente intenzionato a candidarsi alla Camera dei deputati; e tutto questo mentre c’era in aula continuamente una guerra per il ruolo di capogruppo. C’era un dirigente addetto agli enti locali? E se c’era si è accorto almeno che, intanto, grazie alla questione “abolizione delle Province” Avellino stava sprofondando? Ed il partito, intanto? Silenzio assoluto. Anche quando il sindaco Galasso veniva silurato alle primarie per il Parlamento e lasciava il Pd sbattendo la porta. E quando si è posto il problema della scelta di un candidato-sindaco è sembrato contare più che altro la corsa a mettere il cappello sulla sedia. Così è sembrato muoversi il gruppo di amici del candidato Foti, una sorta di massoneria garganiana sopravvissuta alla demolizione della Democrazia cristiana ed alle ripetute fughe dello stesso Gargani tra l’Europa, Berlusconi, Forza Italia ed infine, quasi figliol prodigo, il ritorno a casa (a Nusco e nell’Udc demitiana).

Quando il partito ha posto un alt a Foti chiedendogli di sottoporsi alle primarie assieme ad altri eventuali candidati è esplosa la bagarre attorno al caso Leonida Gabrieli. Diventato un caso per errori di manovra dell’interessato e la contemporanea puntualizzazione dei bersaniani di Avellino che gli hanno posto una questione morale che si vedrà ora se varrà anche per tante questioni che rischiavano di minare alla base la credibilità del Comune.

Poi il tentativo delle primarie abilmente fatto saltare per il caso Gabrieli e la designazione di Foti ad onta delle proteste degli altri candidati che chiedevano al partito di non candidare chi  aveva tentato la strada delle primarie, quelle primarie che lo stesso Pd aveva bloccato. Ai circoli cittadini che, tranne uno, avevano dato il via libera a Foti si è aggiunto giovedì pomeriggio un documento di  ventuno dei trentacinque componenti della direzione provinciale favorevoli a Foti. Non si capisce perché il documento è stato anticipato rispetto alla riunione della stessa direzione prevista per il giorno dopo nel corso della quale, peraltro, c’è stato l’ennesimo distinguo del gruppo che con Franco vittoria fa riferimento a Marino. La tattica, evidentemente, è la stessa: di corsa sulla sedia per metterci il cappello sopra.

Colpisce che oltre al silenzio del quale ama circondarsi, il Pd si è poco preoccupato di curare i rapporti con quella sinistra con la quale far nascere poi il centrosinistra. Con Sel, appoggiata da Rifondazione, che insiste sul suo candidato Giordano e con i comunisti italiani che si erano schierati alle primarie con l’ex presidente del Consiglio comunale, Antonio Gengaro (quest’ultimo, intanto, chiamatosi fuori dalla competizione: “è sull’urbanistica e sull’edilizia che il Pd ed il candidato sindaco dovranno essere molto chiari”), rimane poco da rosicchiare a sinistra per mettere in piedi un’alleanza cittadina in linea con la tradizione locale e la storia del Pd.

 

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