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    19/01/2020

Comune: debiti, verde e cemento dietro gli scontri

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Il Comune di AvellinoAVELLINO – Per ora siamo sul piano delle chiacchiere. Parole, insomma, e non poteva essere diversamente visto che siamo in fase preelettorale. Ma è notevole il movimento in atto su fatti, progetti, idee ed iniziative interessanti la città. Lo spostamento di interessi che sta determinando il “dentro e fuori”, “primarie sì-primarie no”, il “mi candido o forse mi ritiro” è davvero notevole. Gli avellinesi sembrano non accorgersi di cosa stia accadendo, ma in realtà sta cambiando il modo di vedere lo sviluppo e l’aggiustamento della città. E con questo cambiamento vengono buttati a mare progetti, soldi e previsioni.

Ed a proposito di soldi appare devastante l’approccio alle questioni finanziarie di molti gruppi che, organizzatisi in liste civiche (quindi privi di filtri e paletti che fanno parte del patrimonio culturale dei partiti tradizionali) si preparano a dare l’assalto al Comune. Da puntualizzazioni dei loro portavoce, dai loro documenti o addirittura dalle dichiarazioni dei loro candidati alla carica di sindaco, viene fuori nella maggior parte di casi un quadro allarmante di superficialità e di disinvolta noncuranza per le materie bilancio e debiti. Noncuranza e superficialità che hanno portato qualcuno a parlare di possibile dissesto; come se il dissesto non significasse un pesante e lungo quanto ulteriore salasso fiscale per gli avellinesi.

Con la stessa leggerezza con la quale si affrontano le questioni finanziarie del Comune, sembra che in tanti vogliano gestire questioni delicate come talune opere pubbliche tecnicamente connesse con questioni ambientali. A chi vuole gettare a mare il parcheggio interrato di Piazza Libertà (pochi posto auto, ha protestato qualcuno, mentre si dovranno negare molti posti auto a pagamento nelle aree circostanti) occorre ricordare che quel parcheggio interrato, oltre ai posti auto a rotazione, offrirà posti auto per edifici circostanti, anche con funzioni pubbliche, che ne sono privi come la prefettura, la Provincia, il palazzo vescovile ed i numerosi palazzi settecenteschi che fanno corona al rifacendo “largo”; in ogni caso si fanno discorsi mai in collegamento con l’esigenza di trattenere in periferia (con parcheggi a costo zero) la maggior parte del traffico che preme per entrare nel centro-città dove da tempo sono previste piccole isole pedonali come il Corso, Corso Garibaldi, Piazza Duomo e Piazza Libertà.  Buttiamo a mare anche il disinquinamento? E naturalmente anche la politica dell’accesso in città soltanto per chi paga in centro un discreto pedaggio?

Ed ancora, come giudicare il silenzio di tanti sulla cosiddetta metropolitana leggera che, immaginata nel primo progetto a servizio dell’asse centrale Platani-Corso-piazza-centro storico-ferrovia, avrebbe meritato dalle amministrazioni Galasso un impegno per il tratto Sud-Nord Bellizzi-San Tommaso-Piazza Libertà-stadio-Città ospedaliera? E l’idea di trasformare l’area della caserma Berardi in un parco dopo che per mesi era stata giudicata come sede idonea per il nuovo palazzo di giustizia? E l’idea di vendere alla Regione, o di effettuare una permuta, con l’attuale tribunale di Piazza d’armi?

Tornando al traffico ed all’inquinamento da gas di scarico c’è da sottolineare un altro assordante silenzio: quello relativo al casello autostradale di Avellino centro che ci avrebbe liberati da quel pendolarismo ossessivo lungo l’asse Est-Ovest che è da tempo la dannazione di Avellino. Quel casello fu accettato da Anas e società Autostrade durante un vertice romano che si svolse alla presenza di due ministri, prefetto e parlamentari di Avellino e rappresentanti di Anas e Autostrade. Dopo quell’incontro mai più – il governo era intanto cambiato – si tornò sulla questione. Perché?

Altre sottovalutazioni a tutto danno del centro urbano riguardano soprattutto il verde pubblico. Chissà perché i nuovi che si affacciano nell’agone politico cittadino non hanno nella mente nulla in riferimento al Parco del Fenestrelle, ovvero seicentomila metri quadrati di verde che accompagnano la città da Monteforte fino ad Atripalda. Con la “perequazione” il Parco costerebbe soltanto un po’ di cubatura fuori sito. E sempre per il verde pubblico c’è qualcuno che sa qualcosa del giardino sottratto agli avellinesi presso palazzo Santaniello, tra via Pionati e via Circumvallazione, grazie alla legge Tognoli che consentì di utilizzare il sottosuolo per fare garage per i residenti della zona a patto che l’area superiore venisse poi restituita alla città; cosa che in quel caso non è accaduto, anzi c’è chi vuole mettere in vendita come posti auto il tetto dei box. Ed il giardino? Un giardino come quello che bisognava ricavare dal tetto del garage da realizzare in Piazza d’armi? E la paventata cementificazione – tre fabbricati – del giardino che doveva diventare “campo Santa Rita”?

Tutto all’aria per compiacere chi non ha un’idea di città e comunque non si è mai misurato davvero con i problemi veri del suo futuro. È soltanto una questione di età o siamo di fronte a generazioni che credono di avere idee originali ma in realtà sanno solo distruggere?

 

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