AVELLINO – "Il grande inganno altro non è che il racconto della manipolazione che è avvenuta in questi ultimi ventotto anni in quanto i vinti della storia, la sinistra nel suo complesso, ma in particolare il Partito comunista, hanno determinato un racconto di un’Italia che non c’è mai stata ed hanno tentato invece di spiegare a tutti che in realtà i primi quarant’anni della vita politica italiana erano stati governati da mafiosi e da corrotti: la verità è una sola, che l’Italia era un paese agricolo distrutto dalla guerra e dopo quarant’anni di governo della Democrazia cristiana e degli altri partiti alleati era diventato il quinto paese più industrializzato del mondo".
Questa l'analisi concreta e severa che Paolo Cirino Pomicino ha fatto questa sera ad Avellino alla presentazione del suo libro di controstoria sulla Seconda Repubblica.
"Ma al di là di questi ricordi - ha ancora sottolineato - il vero tema che io affronto nel libro è l’insieme delle sciocchezze, a incominciare dalla legge elettorale che avrebbe determinato una più duratura stabilità politica, invece abbiamo avuto ben sedici governi in ventotto anni, sette volte le maggioranze parlamentari son cambiate e le maggioranze parlamentari della Seconda Repubblica erano sempre in minoranza nel paese, cioè noi siamo stati governati per ventotto anni da minoranze parlamentari. E c’era di più, che in realtà siamo a vedere, come dire, i nostri indicatori economici noi vedremo che in realtà in questi ultimi 28 anni l’Italia è cresciuta dello 0,8 per cento ogni anno, ha avuto la povertà assoluta raddoppiata, il tasso di disoccupazione aumentato, il Mezzogiorno che ha perso in 28 anni ben 500mila posti di lavoro prima della pandemia. Quindi il dato vero è quello di un Paese degradato e declinante rispetto al quale i partiti non sono più tali, sono senza cultura di riferimento e senza una democrazia interna, capace di selezionare darwinianamente la classe dirigente: insomma siamo diventati un paese irrilevante sul piano internazionale, affannato sul piano interno e con grande difficoltà al punto tale che nei cinque anni ultimi governati, il Parlamento ha dimostrato per tabulas che in realtà non c’era un parlamentare in condizione di guidare un governo ed hanno dovuto chiamare tre volte due persone esterne, due volte Giuseppe Conte, un’altra volta il presidente della Banca centrale europea, l’amico Draghi. Il che dimostra per tabulas l’affanno della politica italiana, anzi più che l’affanno lo stato comatoso della politica italiana. Come uscirne? I partiti si devono dare una mossa recuperando da un lato la democrazia interna vivacizzando il confronto tra i militanti, dall’altra recuperando una cultura di riferimento che possa offrire a ciascuno di loro una visione ed un programma".
Aggiornamento del 21 giugno 2022, ore 13.18 - È in programma venerdì prossimo, 24 giugno, alle ore 17.30, presso l’Hotel de la Ville di via Palatucci, la presentazione del libro di Paolo Cirino Pomicino, Il grande inganno. Controstoria della Seconda Repubblica, edizioni Lindau, con prefazione di Ferruccio De Bortoli, già direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore. Ai lavori, moderati dal giornalista Gianni Festa, interverranno, oltre l’autore, Giuseppe Gargani, Umberto Ranieri e Giuseppe Vecchione.
In politica – si legge in una nota editoriale – la realtà non è mai quella che appare. La narrazione dei vincitori «riscrive» la nuda trama dei fatti. Sugli ultimi trent’anni di storia italiana, paradossalmente, si è imposto il racconto dei vinti della storia. È la sinistra di matrice comunista e statalista – la grande sconfitta del secolo scorso, divenuta il sorprendente alfiere del liberismo selvaggio e del conseguente capitalismo finanziario – a raccontare cosa è successo, in sintonia con una parte della magistratura inquirente.
Paolo Cirino Pomicino fa il controcanto alla storia «ufficiale» e – a forza di fatti, documenti e ragionamenti – offre una nuova e convincente lettura del passato prossimo e del presente. L’Italia vive una profonda crisi della democrazia, con la crescente invadenza del grande capitale finanziario e la progressiva trasformazione del ceto medio spaccato in due tronconi, il più piccolo dei quali è diventato una nuova classe dominante grazie alla finanza ingegnerizzata, mentre il ruolo dei corpi intermedi è pressoché scomparso. Serve una nuova rivoluzione borghese capace di rilanciare cultura e democrazia nel sistema politico italiano, «anonimo» e sempre più personalizzato.
In questo quadro ha fatto irruzione, a fine febbraio, la guerra in Europa orientale, con l’invasione russa dell’Ucraina. Migliaia di morti, milioni di profughi e danni materiali incalcolabili hanno commosso il mondo e compattato l’Europa e l’Occidente nel sostegno politico e materiale all’Ucraina e nelle sanzioni, durissime, alla Russia. Una svolta tragica, per un nuovo ordine mondiale.




