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    20/06/2024

Coluccino: «Fidatevi di noi, sappiamo quello che facciamo»

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Anna Coluccino, al centro, durante una manifestazione pro EliseoAVELLINO – “Trovo necessario che in queste prime battute di campagna elettorale la mia generazione chieda a gran voce di sedere al timone, di riappropriarsi delle istituzioni e di implementare la propria visione, la propria idea di mondo”: è quanto dichiara Anna Coluccino, candidata al Consiglio comunale di Avellino come capolista della lista Per cambiare Avellino-L'alternativa c'è con Giancarlo Giordano (Sel) candidato sindaco, lista che sarà presentata questa pomeriggio alla città a Corso Europa, in una lunga lettera indirizzata “alle madri e ai padri d’ogni dove” di cui vi sottoponiamo il testo:

Care madri, cari padri,

io non so com'era quando li avevate voi trent’anni. Non posso saperlo. Non ho idea delle difficoltà che avete dovuto affrontare per arrivare dove siete. In nessun modo potrei mai arrivare a capire i dolori, le fatiche, gli entusiasmi e le atmosfere che hanno fatto da sfondo al vostro caparbio tentativo di trovare un posto nel mondo. Non potrei mai pretendere di sapere della vostra generazione e delle ragioni che hanno animato le vostre scelte più di quanto non sappiate voi stessi. Per questo non mi interessa perdere tempo a giudicare il vostro passato. Sono più interessata al presente che condividiamo e di questo presente – vi prego di credermi – noi “giovani” sappiamo molto più di voi.

Questo è il nostro tempo. Ci viviamo completamente immersi. Non lo osserviamo dall’alto di una posizione certa e stabile all’interno della società. Il nostro tempo, questo tempo – noi – siamo costretti a cavalcarlo, pur se burrascoso e spiazzante. Mentre cerchiamo di capirlo, studiarlo, analizzarlo, siamo costretti a stare in sella per sopravvivergli, per non annegare, per non farci sopraffare. È un lavoro che non conosce tregua vivere il nostro tempo. Le nostre psicologie sono sotto assedio. Le nostre menti sono prese d’assalto da migliaia di pensieri: ogni giorno, senza sosta. Cattive notizie a flusso continuo – nel pubblico e nel privato – soffocano le nostre vite e anche solo l’Idea di futuro. Si fa una fatica terribile a continuare a credere.

Alcuni di noi non resistono all’assedio e decidono che la loro esperienza di vita può anche concludersi. Muoiono, letteralmente o figuratamente. Moltissimi si ammalano di dolore, paura, umiliazione. Qualcuno decide di fare quel che deve per sopravvivere e rinuncia a tutto quanto aveva sognato o - semplicemente e tragicamente - alla propria dignità di essere umano.  Poi ce ne sono altri che resistono, ci provano, inventano e sognano e si impegnano e studiano e imparano e si arrangiano. Finché ce la fanno. Finché la vita non sputerà definitivamente sui loro progetti, spegnendo anche l’ultimo barlume di entusiasmo e trasformandoli in cinici. A quel punto, poveri noi. Poveri noi tutti.

Io le ho incontrate di persona le difficoltà di cui ogni giorno voi parlate o sentite parlare, e se sono ancora viva è perché nessuna di loro mi ha ammazzata. Se sono ancora viva è perché alcuni di voi - ve ne rendo merito - mi hanno insegnato molto di quello che so e mi hanno donato molto di quello che ho. Due di voi mi hanno messo al mondo, mi hanno nutrita e amata, hanno creduto in me. Ma ce ne sono stati altri, alcuni incontrati, altri nati decenni, secoli, millenni prima di me, che mi hanno lasciato pensieri, libri, film, idee, teorie, saperi, formule; cose che mi hanno reso la persona che sono, e senza le quali io – semplicemente - non sarei. Ecco perché questo non è affatto uno sterile atto d’accusa alle passate generazioni. Sto solo raccontando una storia. E vorrei che ascoltaste.

Voi non avete idea di cosa significhi essere "giovani" oggi. A partire dal gigantesco dolore che si prova a sapere di essere - di fatto - ancora "giovani", quando si vorrebbe diventare adulti; quando si sa di avere cuore,  testa, preparazione, capacità e voglia di vivere da adulti ma si è costretti a restare giovani. È umiliante e terrificante. Qualcuno di voi crede che sia divertente e che, in fondo, molti di noi ci sguazzino. Ma c’è una gran differenza tra il restare bambini dentro e l’essere costretti ad affrontare il mondo da eterni adolescenti, sentendosi inadatti in ogni dove: falliti, incapaci di costruire e mantenere indipendenza, di progettare un po’ più in là dell’oggi. Non molto, solo un po’. Molti di voi – semplicemente – credono sia questione di volontà: perché io ai miei tempi ho fatto sacrifici, perché oggi vogliono tutti il lavoro bell’e pronto, perché vi abbiamo viziato e cresciuto con troppa puzza sotto il naso.

Eppure voi non resistereste un solo giorno nei nostri panni, e non perché siate peggiori di noi, ma perché non avete gli anticorpi per affrontare tutto questo, non sapreste da dove cominciare. Potrete riuscire a intravedere la nostra situazione; potete studiarla, analizzarla, compararla, vivisezionarla, percepirla, persino con-patirla, ma non potrete mai comprenderla appieno perché vi coinvolge solo di riflesso e – per quanto doloroso sia il riflesso – non è comparabile a chi, davanti ai propri piedi, vede spalancarsi un abisso di incertezze, un vortice di nulla. Questo non significa certo che non possiate aiutarci a farci strada in questo mondo, questo non significa che non possiate insegnarci ancora molto (affiancarci, sostenerci); significa solo che le società che ci attendono hanno bisogno di persone che sappiano immaginarle a partire da una conoscenza viva e pulsante dell’oggi. Questa società ha bisogno di noi. Una cosa è sapere cosa è la Rete, altra cosa è servirsene ogni giorno, studiarne i meccanismi e prevederne le evoluzioni. Una cosa è sapere cosa è il precariato, altra cosa è venire a capo di un’esistenza precaria, dover fare i conti davvero con l’umiliazione e non solo immaginarla. Tutta la nostra vita da adulti è stata permeata, fin nel più segreto meandro, da un pessimismo assoluto e indistruttibile. Sono dieci anni che ci dimostrate ogni giorno, con ammirevole costanza, che non c’è futuro per noi. Sono dieci anni che sentiamo la parola crisi. Ben prima che tutti cominciassero a pronunciarla in pubblico, ci hanno bombardato con la parola crisi nel corso di ogni singolo colloquio sostenuto nella vita. Perché non esiste datore di lavoro disonesto che non abbia fatto appello alla crisi a giustificazione della sua pochezza.

Noi non abbiamo mai vissuto l’esperienza di un governo normale, non abbiamo mai fatto un solo giorno di lavoro normale, non abbiamo mai sperato in una vita normale. Ne sappiamo così poco di quel che chiamate normale che non siamo certi di aver capito bene cosa intendiate quando dite: normale. Perché una cosa è quel che ci avete DETTO fosse giusto, altro è quello che vi abbiamo VISTO FARE.

Ogni datore di lavoro ha sempre potuto trattarci come se stesse facendoci un favore perché – da che siamo al mondo – la disoccupazione è sempre in aumento. Fin dall’università hanno cominciato a dirci che le prospettive non erano rosee, che non c’era più spazio, che non c’era più posto, che era difficile, che bisognava arrangiarsi, che dovevamo andare all’estero. E intanto giù scandali, vergogne, processi a un ritmo forsennato (insensato); irresponsabilità, affarismi, violenze, sperperi, schiaffi alla miseria, annientamento dei diritti, della politica, della democrazia, della civiltà, dell’umanità. In questa cornice, cavalcando e ingoiando, resistendo e lacrimando, siamo arrivati a trenta e più anni.

Vivere come viviamo, vedere quello che vediamo, sentire quello che sentiamo ogni minuto di ogni singolo giorno da che siamo in vita, farebbe perdere anche a un santo la fiducia nel mondo e nell'umanità tutta. Sopravvivere a tutto questo restando umani, credetemi, non è cosa facile. Resistere al cinismo, al menefreghismo, alla tentazione dell’individualismo radicale NON È COSA FACILE. Molti di voi – negli anni – questa battaglia l’hanno persa e noi – oggi – paghiamo le conseguenze di quella perdita d’umanità. Alcuni di noi quella battaglia l’hanno vinta. Per ora.

Nonostante l’incredibile fetore che emanano alcune porzioni del mondo che ci avete costruito intorno, nonostante molti di voi ci abbiamo spinto al pessimismo, ad abbassare le aspettative professionali, a ridimensionare i sogni, a non perder tempo dietro la felicità in nome della produttività e della sopravvivenza bestiale, nonostante – dopo il sogno del “puoi fare tutto” propinatoci durante l’infanzia e l’adolescenza - ci abbiate letteralmente cresciuti in una pozza di cinismo e disillusione, noi abbiamo vinto. Comunque.

E abbiamo vinto perché se dopo tutto quanto ci avete mostrato del mondo e di voi stessi – nel bene e nel male – scegliamo di essere ancora ottimisti, significa che non solo abbiamo testa, cuore, capacità ed entusiasmo, ma abbiamo anche una forza d’animo di cui voi – se volete essere degni d’essere chiamati padri e madri – dovreste essere fieri. E lasciarci il diritto di sederci alla guida del presente. E aiutarci con gentilezza e disinteresse a trovare il nostro posto nel mondo. Noi sappiamo dove andare. Noi siamo eroi.  Perché ancora crediamo - dopo tutto quello che alcuni di voi ci hanno MOSTRATO - alla verità di quel altri tra voi ci hanno INSEGNATO.

Ora fidatevi di noi. Sappiamo quello che facciamo. Anna Coluccino

 

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