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    22/02/2024

Foti lancia la sfida: «La città torni nel Palazzo. Serve solidarietà»

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Da sx: De Luca, Foti, Mancino, Lengua (in piedi), D'Amelio e FamigliettiAVELLINO – Il Partito democratico, dopo infiniti malumori, divisioni e tatticismi, presenta finalmente il suo candidato sindaco alla città, Paolo Foti. Lo fa presso il foyer del teatro Carlo Gesualdo gremito più di militanti e candidati che di cittadini. Oltre al candidato sindaco, a parlare ci sono l’ex senatore Enzo De Luca, l’ex presidente del Senato ed ex vice presidente del Csm Nicola Mancino, il segretario Caterina Lengua, la consigliera regionale Rosa D’Amelio e i due neoparlamentari Valentina Paris e Luigi Famiglietti. Tra le file del pubblico, quasi tutto lo stato maggiore del partito: Carmine De Blasio, Lello De Stefano, Leonida Gabrieli, Luca Cipriano, Antonio Caputo, defilati sul fondo Todisco e Fierro. Dei comunisti italiani Sarubbi e Capone.

L’intento degli organismi dirigenti di mostrare una ritrovata unità è già chiaro nella presentazione del segretario Lengua che parla di “compattezza e responsabilità” di una squadra migliore e rinnovata che punta a un “ente moderno, più credibile e trasparente” sostenendo “l’amico Paolo senza sé e senza ma”.

La segue a ruota De Luca che ribadisce come in un momento di grave crisi morale e democratica il centrosinistra abbia il dovere di imporsi: “Ci sono più di seicento candidati alle future amministrative, è il frutto di una crisi politica. Dobbiamo recuperare tutti questi frammenti e vorrei ricordare – chiarisce con forza – che chi lavora per dividere il Pd è fuori dal tempo, è rimasto a inizio ‘900”. Pensare al carattere generale senza perdersi nelle problematiche del sistema politico che va semplificato. Lo spiega così l’ex senatore, con una delle sue solite metafore: “Non facciamo come i due carabinieri che mentre passeggiano, intenti a chiacchierare, alla fine non vedono il palo e ci vanno a sbattere contro”.

Quando finalmente prende la parola, Paolo Foti è visibilmente emozionato. Legge su di un foglio le motivazioni che lo hanno spinto a scendere in campo in prima persona ribadendo il legame molto forte con De Luca e Mancino: “Non sono un professionista della politica, né ho tessere di partito né vengo dalle file del Consiglio comunale. Posso dire soltanto di essere stato nella mia vita un buon amministratore. Ho deciso di correre da sindaco per un senso di riconoscenza nei confronti della mia città che da piccola comunità burocratica e professionale guarda ormai verso i servizi avanzati di una città moderna. Non vi dettaglio il programma che verrà distribuito nei prossimi giorni”. Pochi accenni sono per i giovani, il cui esodo va fermato: “Hanno la forza di ridare vita ai tanti contenitori vuoti che ci circondano, come l’Eliseo”. E poi il ruolo delle donne, dei servizi sociali, delle realtà culturali come il Cimarosa e il Gesualdo, i disabili, lo sport. Una veloce carrellata per affermare che “bisogna ritrovare coesione sociale e solidarietà, la città deve finalmente rientrare nel Palazzo”, e sembra così fare il verso a Battista, candidato sindaco del centrodestra, che affermava, invece, che è la politica a dover rimanere fuori dal Palazzo.

Chiude gli interventi il presidente Mancino che mette tutti in guardia dalla situazione non facile che si è delineata dopo il voto delle Politiche: “Veniamo da una campagna elettorale silenziosa perché eravamo sicuri di vincere, è una sorta di maledizione, un senso di superiorità che va abbandonato. Occorre l’impegno di tutti, anche quello dei nostri parlamentari – rivolgendosi a Paris e Famiglietti –  è tempo per loro di cimentarsi con le vicende politiche cittadine”.

Fuori dal teatro, invece, ai microfoni delle emittenti televisive, Foti ribadisce la sua opinione sulla crisi che ha colpito il Pd cittadino con lo strappo consumato nel partito con l’area Bersani, proprio in vista del voto: “Per me nei fatti si è già ricucito perché posso comprendere che si siano create condizioni di incomunicabilità all’atto della presentazione della lista. Per quanto mi riguarda la questione è già superata, ho tutta l’intenzione di considerare le sensibilità interne al Pd e ho grande rispetto per la parte bersaniana che ne è una componente fondamentale”.

Sulla situazione a sinistra del Pd: “Per mia vocazione sono un ottimista di natura, sono convinto, avendo approfondito i temi del programma di Sel, che si possa al ballottaggio incrociare i nostri destini politici. Abbiamo avuto e abbiamo valutazioni simili se non perfettamente uguali sulle prospettive di rinascita della città. Conto di trovare le condizioni, prima del secondo turno, per riunire la famiglia del centrosinistra”.

 

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