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    30/11/2022

Santoro: «Dalla politica uno sviluppo reale per l’Irpinia ed il Mezzogiorno»

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Da sx: Roberto Montefusco, Amalio Santoro, Generoso PiconeAVELLINO – “Le forze politiche, travolte dalla logica del potere, hanno mancato  all’appuntamento con la storia. E si è andati avanti un po’ arrangiandosi anche al Sud. Qualche pezza ce l’ha messa qualche amministratore illuminato che ha cercato di salvare il salvabile, ma non c’è stato più un grande disegno politico. Questo Paese non si salva se non si salva il Mezzogiorno”.

È un passaggio dell’intervento che Amalio  Santoro, capolista al Senato della lista Sinistra Italiana-Europa Verde” ha tenuto questa sera, al circolo della stampa, nell’ambito dell’incontro organizzato con l’associazione Controvento sul tema “A Sud del Mezzogiorno. La svolta possibile per l’Irpinia e le aree interne”.

“Dobbiamo ricordare innanzi tutto a quelli che già si proclamano vincitori – ha spiegato Santoro – un certo pensiero conservatore che guarda al Sud come al Sud dei Sud, al Sud un po’ sanfedista che in passato si rifugiava nel notabilato e che oggi vede nuovi notabili magari in altre parti del Paese. Questa cultura va sconfitta, ma per fare questo c’è bisogno di una necessaria autocritica e anche una necessaria mobilitazione. Noi facciamo i conti, nel Sud soprattutto, con una crisi profonda anche delle istituzioni, anche delle istituzioni locali. Ormai in questi anni ci si è bambagiati nel moltiplicare le decisioni sul territorio, in realtà la decisione si centralizzava sempre più, anche noi abbiamo sposato un po’ le logiche commissariali che hanno ridotto anche gli spazi di discussione e di partecipazione democratica. Abbiamo provato ad uscire da questa confusione tra ruolo di città capoluogo, Area vasta, ente  Provincia che dovrebbe assumere un ruolo di regia, rapporto tra Regione zone interne: su questo avremmo bisogno di fare un po’ di chiarezza.

Ripeto, facciamo i conti con una crisi profonda sul welfare, lo stato sociale. Si ricomincia, insomma, dalla difesa dei diritti civili, da un cambio di visione. Guardate che vorrebbero governare quelli che ci hanno portato alla bancarotta, quelli c’hanno sempre detto negli anni scorsi che questo Paese, anche il Sud, si sarebbe salvato solo se le realtà più forti e più ricche fossero state lasciate libere di avanzare e crescere in modo che poi chi veniva indietro si sarebbe salvato. Non è stato così. La ricetta che viene proposta è la stessa. Noi siamo anche un po’ in campo per cambiare. Si riparte da questa difficoltà, si riparte dalla cura delle persone più fragili e dei territori più fragili”.

“Come il Mezzogiorno che si salva non con un gesto solo – ha sottolineato ancora l’attuale consigliere comunale di Si Può Avellino – noi dovremmo incominciare da un lato a muovere tutti i tasti, tutti gli elementi dell’economia, della finanza, della cultura, della società; dall’altro a coniugare anche i tempi lunghi di un’iniziativa, di una proposta, di un progetto con alcune risposte immediate, altrimenti dalle difficoltà non ne usciamo.

Stiamo dissertando sull’opportunità rappresentata dall’Alta velocità, dalla stazione di Grottaminarda: c’è bisogno di rapportare quella opportunità con il resto del territorio. La stessa Alta velocità non può ridursi ad un treno che passa veloce, ad una logistica di cui ormai si disserta in Regione Campania da anni e che, purtroppo, segna più fallimenti che opportunità. Dobbiamo ragionare in termini di nuove produzioni, di possibilità di sviluppo reale del territorio. Insomma, mentre ragioniamo di Alta velocità avremmo bisogno anche di qualche collegamento quotidiano in più, per i nostri paesi, per le nostre comunità. Anche le università delle zone interne segnano una caduta delle iscrizioni anche perché manca un supporto ai ragazzi, alle famiglie”.

E ancora: “Stiamo sprecando una delle poche occasioni che ci vengono offerte che è quella dell’Agritech, ci sarebbero le condizioni per agganciare Avellino, per fare di Avellino un inserimento importante in questo settore. Invece il tempo passa, non c’è un’iniziativa, non c’è un protocollo d’intesa ma nemmeno la disponibilità ad un colloquio. Su questi temi arranchiamo. Già Tonino Di Nunno aveva ipotizzato l’idea di una grande area-parco delle zone interne nella nostra provincia”.

“Le carte da giocare ci sono ancora. Sul tema dell’acqua ci sarebbe con il Pnrrr l’opportunità di fare di questo territorio un riferimento per tutto il Mezzogiorno con un’utilizzazione intelligente di questa risorsa, siamo invece ancora alle prese con la gestione paraclientelare dell’Alto Calore. Servirebbe allora un’altra politica, servirebbe un’altra visione, servirebbe anche di più di passione: talvolta più che le ragioni della forza, della potenza della politica contano più quelle dell’umanità, della disponibilità, della capacità di trovare insieme a una via d’uscita. La politica non sia qualcosa da disprezzare, la politica nonostante tutto resta uno strumento soprattutto per i più deboli di immaginare un traguardo di giustizia, e poi per noi che stiamo qui la politica non è stata mai una passione inutile”.

Prima di Santoro ha preso la parola il giornalista Generoso Picone, presidente di Controvento:  “Il Sud subisce, e non soltanto in questa campagna elettorale, una sorta di amnesia. Tutti fanno riferimento ad un ipotetico sviluppo ma nei fatti il Mezzogiorno sconta un’assenza totale di politica. Tutto questo ha una scia lunga che parte dalla fine degli anni ’90. La pandemia ha messo in evidenza i limiti strutturali di un tessuto non soltanto nei servizi. Dopo c’è stata l’occasione teorica del Pnrr, ma le forze politiche stanno dimostrando di non essere in grado di capire ciò di cui c’è veramente bisogno”.

A coordinare i lavori Roberto Montefusco, segretario provinciale di Sinistra Italiana.

 

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