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    27/09/2022

Santoro: «Vogliamo un Mezzogiorno che serva al Paese». Caggiano: «In campo per l’Italia dei nostri figli»

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica12_si_verdi.jpgAVELLINO – “ È stata una campagna elettorale importante e interessante che ci ha portato a girare la nostra provincia per parlare con la gente ma soprattutto per ascoltare. Abbiamo incontrato giovani e anziani, donne e uomini e tutti hanno riportato preoccupazione e timore per il futuro. Abbiamo raccolto le sensazioni di una provincia che lotta ogni giorno per la sua sopravvivenza,  che fa i conti quotidianamente con gli errori del passato. Una provincia che non si vuole arrendere e che guarda con interesse alla nostra proposta politica, alle nostre idee, al nostro programma che mette al centro dell'attenzione l'ambiente, i giovani, la giustizia civile e sociale. È stato un'esperienza che mi porterò dentro per sempre e che dà un senso alla mia candidatura”.

Così Luigi Adamo, in campo alla Camera dei deputati, ha aperto questa sera, dopo l’introduzione di Sara Zeccardo, gli interventi dei candidati di Sinistra Italiana-Europa Verde in Piazzetta Biagio Agnes in occasione della chiusura della campagna elettorale in vista del voto di domenica prossima 25 settembre.

Subito dopo è intervenuta Anna Maria Naddeo, candidata al Senato: “Ambiente prima di tutto. È il tema dei temi. È la vera questione sulla quale si gioca il futuro di tutti noi. Un futuro nel quale si va tutti insieme o non ci va nessuno. Nel corso di questa strana campagna elettorale abbiamo avuto modo di illustrare il nostro programma partendo dalle soluzioni fattibili e possibili. Non utopie ma cose realizzabili. Come arrivare a coprire l'80% del fabbisogno energetico nazionale grazie alle energie rinnovabili entro il 2030. E nel contempo facciamo comprendere come il nucleare pulito sia una fandonia. Non esiste se non in teoria e ha bisogno di tempi lunghissimi e di investimenti ingenti per poi alla fine mettere tutto nelle mani di pochi che metteranno ancora una volta prezzi alti”.

È stata, quindi, la volta di Franco Mari, Camera dei deputati: “Giustizia, giustizia, giustizia. Parola d'ordine per ambiente e per i diritti civili e sociali. E un'attenzione particolare per la scuola che deve essere al centro delle attenzioni anche e soprattutto in questo sud che è scomparso dagli interventi e dai programmi degli altri partiti. Noi vogliamo che la scuola sia di qualità e sia gratuita per tutti , dalla culla all'università.  In modo, però, che anche al sud ci siano asili nido per tutti, che ci siano mezzi e opportunità pari a quelle delle altre zone d'Italia. Perché se il Sud emerge è tutta l'Italia che vince”.

Ha quindi preso la parola Amalio Santoro, capolista al Senato: “Sul lavoro c'è bisogno di un cambio di rotta epocale. Un lavoro a tempo indeterminato da noi è un miraggio. E intanto si rischia di tagliare il settore sanitario. Sta già avvenendo. Quindi facciamo attenzione a quello che ci viene proposto. Abbiamo bisogno da subito di un grande piano di sicurezza territoriale. Ci stanno frenando addosso.  È da questi temi che si misura una classe dirigente. Anche avellino ha smarrito la sua funzione e la sua vitalità. Non viene più riconosciuto come riferimento come capoluogo. Non possiamo permettere che ognuno pensi a sé stesso. Non c’è chi si preoccupa di un destino  collettivo. Il grande assente di questa campagna elettorale è il Mezzogiorno. Abbiamo bisogno di un nuovo riformismo dei legamenti che tenga insieme bisogni e speranze, zone costiera e zone dell'osso. Vogliamo un Mezzogiorno che serva al Paese perché l’Italia senza il Sud non c'è la fa, così come l'Europa senza l'Italia non c'è la fa. Poi pensiamo ancora al campo largo del centrosinistra perché noi ci preoccupiamo di garantire alle persone almeno un pezzo di felicità. E parliamo dei diritti civili. Perché nessun diritto in più toglie un diritto agli altri”.

Infine, Antonio Caggiano, Senato della Repubblica: “Innanzitutto una notizia: si vota il 25 settembre. Fino a quel momento nessuno ha vinto e nessuno ha perso. È ancora tutto in gioco e dipende tutto da noi. Perché è il momento delle scelte nette, della scelte di campo, senza mezzi termini, senza  tentativi di doppio gioco. O si sta con noi o con loro. O si sta dalla parte della giustizia civile e sociale o dalla parte di chi nega o vuol  negare diritti fondamentali come aborto, ius scholae, ddl Zan, accoglienza, solidarietà.  O si sta dalla parte di chi vuole continuare a speculare sulla pelle delle cittadine e dei cittadini proponendo fonti energetiche improbabili, teoriche, altamente costose, ad alto rischio come il fantomatico nucleare pulito, che lascerebbero in mano a pochi la gestione e i costi dell'energia elettrica o, come noi proponiamo, si va verso le energie rinnovabili in modo serio e convinto, tanto da raggiungere entro il 2030 l'80% del fabbisogno nazionale e in modo così diffuso sul territorio da rendere impossibile monopolizzare i costi. O si va insieme a noi verso la tutela e la valorizzazione della cosa pubblica, ovvero scuola gratuita dalla culla all'università,  sanità pubblica ed efficiente in tutta Italia, tutela dell'acqua come bene primario, tutela dell'informazione pubblica e libera, o si va come vorrebbe l'altra parte verso le scuole dei ricchi, le sovvenzioni all'istruzione privata, l'utilizzo dispendioso e a dosi massicce delle strutture sanitarie private e convenzionate a scapito della sanità pubblica,  con una cappa di controllo sulla libertà di opinione e di stampa, con un attacco alla Rai servizio pubblico che puntualmente avviene quando la destra, da Berlusconi in poi, si avvicina al potere.  È una scelta di campo dicevo, alla quale serve una chiamata alle armi democratiche per fare fronte. È un momento in cui non ci si può girare dall'altra parte e lasciare che tutto si compia, ma è il momento in cui ognuno di noi deve scendere in campo, ognuno con le proprie forze e le proprie armi democratiche per difendere questa Italia libera, democratica, repubblicana e antifascista sulla quale si potrebbero addensare le nubi nere del populismo, del sovranismo, del nazionalismo. Nubi che ci porterebbero ad avere contatti stretti con quella parte d'Europa che corre verso l'anti democrazia. Verso l'Ungheria di Orban, verso la Polonia, verso la Francia di Le Pen. Noi abbiamo scelto da che parte stare. E lo abbiamo fatto anche al termine di una riflessione sicuramente non facile. Ma sappiamo chi siamo e dove stiamo e soprattutto quale Italia vogliamo per il futuro dei nostri figli, dei nostri giovani e quali soluzioni invece ci sembrano inaccettabili perché vanno a incidere negativamente proprio sul futuro dei nostri ragazzi, sulla loro possibilità di rialzare questo paese martoriato, sulla necessità di aprire le nostre menti alle sollecitazioni che proprio dai giovani arrivano e che mettono al primo posto delle preoccupazioni l'ambiente”.

 

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