AVELLINO – “In Irpinia abbiamo conseguito un risultato importante, 5.700 voti alla Camera, oltre 7.000 al Senato. La città di Avellino, con il dato del 6,9%, è la città di provincia del Mezzogiorno d’Italia in cui l’alleanza Verdi-Sinistra ha conseguito il risultato elettorale migliore”: è quanto sottolinea Roberto Montefusco, coordinatore provinciale di Sinistra Italiana, nella conferenza stampa di questa mattina della lista Alleanza Verdi-Sinistra presso la sede del comitato elettorale di Corso Europa presenti i candidati Amalio Santoro, Antonio Caggiano e Luigi Adamo. Si ricorda che l’alleanza Verdi-Sinistra ha eletto nel proporzionale a Montecitorio Franco Mari.
“Chiaramente questo s’iscrive – ha spiegato ancora Montefusco – in una condizione generale che è quella sotto gli occhi di tutti, ovvero di una destra che vince, che presumibilmente andrà a governare il Paese anche sulla base di una divisione colpevole, diciamo così, del campo progressista. Noi avevamo segnalato da tempo questa condizione. Per noi sono necessari due punti: il primo è quello della costruzione anche in città di un campo largo, noi abbiamo lavorato in questo senso per la Provincia di Avellino ed abbiamo ottenuto in questo senso dei risultati significativi. Occorre fare lo stesso sforzo anche in vista delle elezioni amministrative e poi occorre una radicale discontinuità e alzare l’asticella della qualità della proposta politica e dei gruppi dirigenti”.
Ha quindi preso la parola Amalio Santoro, candidato al Senato: “Noi abbiamo fatto la nostra parte che era incentrata innanzi tutto sul tentativo di restituire un po’ di simpatia alla politica perché abbiamo alle spalle, soprattutto al Sud, anni devastanti per cui è cresciuto un forte rancore, un forte sentimento antipolitico ma che in realtà era ed è una richiesta di buona politica.
La destra negli anni ha un po’ soffiato sulle paure, sulla sofferenza, sulle distanze che si sono allargate ed ha offerto anche un’offerta apparentemente più rassicurante, dai tratti neocorporativa, di chiusura, le ricette sono quelle di sempre. Nessuno si aspetta miracoli, Però sono lì: si tratta quindi di organizzare un’opposizione, certamente parlamentare, ma soprattutto un’opposizione nel Paese ripartendo dagli argomenti che, devo dire, un po’ solo noi abbiamo affrontato in questa campagna elettorale perché altri, in tutto il campo del centrosinistra, non avevano la sufficiente credibilità per pronunciare parole sui diritti, sull’ambiente, anche sui valori costituzionali. In questi anni non si può sbandare immaginando prima rivoluzioni liberali e poi, all’improvviso, scoprire la necessità di agende sociali. Questo un po’ ha pagato la coalizione del centrosinistra”.
“Siamo andati avanti – ha continuato ancora Santoro – con una riflessione che era quella, appunto, di riportare al centro, soprattutto in questi territori, alcune questioni e su questi punti abbiamo incontrato, non illudiamoci, un po’ di interesse soprattutto delle giovani generazioni che hanno bisogno di risposte immediate, non solo futuribili, su alcune aspetti a partire da un minimo di diritti sociali e un minimo di sicurezza ambientale”.
Severo il giudizio sul Partito democratico: “S’impone, dunque, un lavoro ricostruttivo che s’impone soprattutto al Partito democratico, il vero oggetto misterioso di questo tempo, lo è da quando è nato, un partito nato male, nato dalla somma di ceti dirigenti nazionali esausti che come ubriachi si sono sostenuti per conservare posizioni di potere, che negli anni non ha mai definito un’identità, non ha mai agito realmente nei territori trasformandosi in una sorta di sala giochi in cui si entrava e si usciva sperando di acchiappare la scommessa vincente, che neanche in provincia di Avellino ha potuto pronunciare parole convincenti perché per fare l’opposizione alla destra e al trasformismo della destra ci vuole anche la credibilità necessaria”.
“Chi è stato a destra e poi torna nel Partito democratico – ha sottolineato Santoro – difficilmente può proporsi come innovatore, come costruttore del campo progressista. La storia conta, la storia pesa, non ci s’inventa leader né si può stancamente ripetere che vengono i forestieri in vacanza da trent’anni – lo sapevamo – a conquistare il territorio, anche perché i vacanzieri stavano anche nel Pd, li abbiamo visti, tra Napoli, le zone interne, candidature oggettivamente inutili di personaggi che stanno nei palazzi romani a cominciare dal mio antico amico Franceschini che si sveglia la mattina per cercare sempre il luogo dove conviene stare. Alla fine poi queste cose si pagano perché il partito Pd è apparso negli anni come una sovrastruttura che schiaccia le comunità e non dà il senso di una prospettiva. La crisi del Pd ha trascinato in giù tutta la coalizione nonostante il nostro tentativo di riorientarla su di un terreno più avanzato. Quindi c’è questo problema strategico che interroga le forze progressiste, non basta consolarsi che i numeri tutto sommato in Campania, nell’entroterra, nel Salernitano, sono ancora confortanti: chi ragiona così ha perso un’altra volta”.
E ancora: “Il problema è come s’investe sul futuro, credo che ci voglia innanzi tutto un grande bisogno di umiltà da parte di tutti, si faccia bene l’opposizione innanzi tutto nelle aule parlamentari. Nel territorio bisogna dare continuità anche al lavoro di questa giornate, un lavoro di ricucitura di tutte le forze disponibili a offrire un’alternativa a quello che è ormai un centrodestra consolidato. Un lavoro da riprendere anche in città con grande serenità sapendo che un po’ anche qui tutto è cambiato, con quell’interrogativo mai sciolto su questa singolare amministrazione che fino a ieri era una sorta di movimento civico, un po’ popolaresco, mentre adesso si caratterizza come un pezzo del centrodestra con molte ambiguità. Un lavoro che vale per il Comune, che deve continuare per l’amministrazione provinciale che si è già chiusa in logiche di potere e così non si va da nessuna parte. Non credo che sia il modo giusto per andare avanti. Il modo giusto è recuperare un ruolo di regia dei problemi della comunità, definire in città una serie di questioni che questa amministrazione non affronta e intorno ad esse ricreare un sentimento, provare a mobilitare le energie necessarie”.




