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    29/02/2024

Acs nella bufera, i sindaci del Pd chiedono le dimissioni del vertice aziendale

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica_de-ab.jpgAVELLINO – Sul consiglio di amministrazione dell’Alto Calore servizi si abbatte il fuoco concentrico del Pd e dei sindacati, preoccupati per la difficile situazione finanziaria dell’ente. I sindaci democratici chiedono le immediate dimissioni del vertice aziendale e l’insediamento di un governo di emergenza con la partecipazione dei primi cittadini. Tra poche ore l’assemblea dei soci dell’Acs dovrà esaminare il nuovo bilancio proposto dalla gestione D’Ercole (a sinistra, nella foto). Ma il malcontento per il mancato coinvolgimento dei sindaci nelle decisioni e l’accusa - sollevata da più parti - di una amministrazione della società poco trasparente rendono particolarmente teso l’appuntamento.

Nelle scorse settimane non sono mancate critiche anche da parte dei sindaci del centrodestra. Sotto tiro è finito, in modo particolare, il presidente della Patrimoniale e vicepresidente dell’Acs, Eugenio Abate (nella foto, a destra), al quale è stata contestata anche una incompatibilità di ruoli, considerato che riveste anche l’incarico di sindaco di Montemiletto. Negli ultimi giorni, però, l’attenzione si è concentrata principalmente sulla situazione debitoria dell’azienda di corso Europa, che metterebbe a serio rischio il futuro della società. La commissione di controllo dell’Acs non ha espresso parere favorevole al documento contabile. A sostenere l’inadeguatezza del bilancio è stato anche il rappresentante del Pdl, Luca De Lucia, assessore del Comune di Durazzano. Una tesi già sostenuta dal vicepresidente dell’organismo, il democratico Lello De Stefano.

Questo pomeriggio, poi, si è tenuta a via Tagliamento la riunione dei sindaci del Pd, in vista dell’assemblea dei soci dell’Acs . "Tutti i principali indicatori – affermano i primi cittadini – operativi e gestionali dell’azienda si presentano in perdita secca. Ciò vuol dire che l’azione dell’attuale Cda lascia a desiderare sul piano amministrativo e mostra un’evidente incapacità a migliorare i conti economici dell’azienda”. Secondo i sindaci del Pd le cifre parlerebbero chiaro: i debiti verso i fornitori sono passati dai 24 milioni del 2009 agli attuali 32 milioni di euro, il risultato gestionale è di segno negativo per circa 3 milioni di euro, i debiti accumulati nei confronti dei comuni soci è giunto a 10 milioni di euro.

Ma gli amministratori locali democratici evidenziano che “il Comune di Montemiletto, il cui sindaco ha responsabilità gestionali in entrambe le società dell’Alto Calore, esce dalla società e riscuote con immediatezza la propria quota, continuando ad amministrare le due aziende”. Preoccupazione per la condizione finanziaria e per la tenuta occupazionale dell’Acs viene espressa anche dalla Filctem Cgil. “Trovano pericolosamente conferma – afferma il segretario di categoria Carlo Visconti – le numerose denunce avanzate negli ultimi mesi dalla Filctem. La gestione poco trasparente delle finanze dell’ente e la pesantezza della situazione contabile mettono a rischio il futuro dell’azienda ed il destino dei lavoratori. La situazione finanziaria è aggravata da atti di pignoramento avanzati da una impresa fornitrice dell’Alto Calore, per un valore che varia tra gli 8 ed i 13 milioni di euro”. Timori condivisi dal segretario generale della Uil, Franco De Feo, e dal segretario della Uilcem, Ciro Taccone. “La mancata approvazione del bilancio – sostengono – in commissione per il controllo analogo e le voci, sempre crescenti, di un possibile dissesto finanziario non possono che impensierire il sindacato. Riteniamo opportuno che l’assemblea dei sindaci, che dovrà riunirsi domani riesca a fare chiarezza su quanto sta accadendo. Abbiamo già in passato espresso i nostri dubbi sulla gestione dell’Ente e sulle decisioni assunte dal Cda in merito alla tanto sbandierata razionalizzazione delle spese ed agli abusi in operazioni sul personale ritenute da noi assolutamente clientelari”. La Uil contesta a D’Ercole anche di essersi fatto sostanzialmente commissariare dal vicepresidente Abate. Il numero uno dell’Acs ha immediatamente risposto alle critiche del sindacato. “Leggo indignato – afferma – il comunicato stampa della Uil e della Uilcem. In genere mi astengo dal commentare dichiarazioni di organizzazioni sindacali, ma quando appare evidente la strumentalità politica delle stesse, non è possibile tacere”. D’Ercole sostiene che la questione del decreto ingiuntivo sarebbe stata chiarita in un recente incontro con l’organizzazione dei lavoratori, pertanto la presa di posizione della Uil sarebbe strumentale alla “peggiore  politica”. “Se l’Acs corre un rischio – dichiara l’esponente del Pdl – è proprio quello che può essere determinato da dichiarazioni allarmistiche infondate, finalizzate unicamente a risultati politici di dubbio valore”.

“La mancata approvazione – dichiarano - del bilancio in commissione per il controllo analogo e le voci di un possibile dissesto finanziario non possono che impensierire il sindacato. Riteniamo opportuno che l’assemblea dei sindaci riesca a fare chiarezza”. Pronta la replica di D’Ercole: “Leggo indignato il comunicato stampa della Uil e della Uilcem. Solo qualche giorno fa ho avuto un incontro di chiarimento sulla questione dei debiti e del tanto invocato decreto ingiuntivo. Non si capisce perché un sindacato, alla vigilia dell’approvazione del bilancio, si presti a diventare strumento della peggiore politica”.

 

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