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    22/02/2024

Pdl, si decide a Roma sullo strappo con l'Udc

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica_montecitorioa.jpgAVELLINO – Dopo l’ultimatum dell’ex ministro della giustizia Nitto Palma, attuale coordinatore regionale del Pdl, nulla ancora si muove. L’ex esponente del governo di Berlusconi, come è noto, aveva intimato al governatore della Regione Campania, Caldoro, e ai presidenti delle province (Avellino compresa) di interrompere l’alleanza con l’Udc. Tecnicamente i rappresentanti del Pdl nella giunta regionale e in quelle provinciali avrebbero dovuto dimettersi consentendo, così, la caduta dei governi locali e la possibilità di dar vita a nuove giunte, stavolta senza esponenti dell’Unione di Centro. Ma finora  dimissioni non ce ne sono state e, sia pure con molte fibrillazioni, le giunte sotto esame restano in carica.

A determinare la rottura, come è noto, l’alleanza elettorale che l’Udc ha stretto con il Pd in una buona metà dei circa 70 comuni italiani con popolazione superiore ai 10mila abitanti, chiamati ai primi di maggio a rinnovare i rispettivi Consigli. Questa alleanza, non gradita al Pdl, è presente in Irpinia sia ad Atripalda che a Solofra, gli unici due Comuni, fra quelli interessati a questa tornata elettorale, con popolazione superiore a 10mila abitanti. Ma a far perdere la pazienza a Nitto Palma ci sono altri due fattori. Innanzitutto i giudizi taglienti che di recente contro il Pdl sono stati pronunciati dal leader regionale dell’Udc, Ciriaco De Mita, e poi l’autonomia, giudicata eccessiva, nei confronti del proprio partito da parte del governatore Caldoro, che sembra invece più disponibile a seguire i “suggerimenti” del parlamentare di Nusco.

In casa Pdl si sono formati subito gli schieramenti delle colombe e dei falchi, mossi questi ultimi spesso da interessi, per quanto legittimi, di natura personale. A spingere per la crisi alla Regione è, ad esempio, Antonia Ruggiero, che aspira ad entrare in un eventuale nuovo esecutivo. Al suo posto, allora, in Consiglio regionale subentrerebbe il primo dei non eletti, Cusano, favorevole, naturalmente, anch’egli a una rottura con l’alleato centrista. Più prudente, invece, il presidente dell’amministrazione provinciale di Avellino, Cosimo Sibilia, consapevole che senza i centristi difficilmente avrebbe ancora una maggioranza su cui contare. Prudenti, in genere, anche le reazioni in casa Udc, che naturalmente non ha nessun interesse a rompere, potendo trarre il massimo vantaggio da un’alleanza a due velocità, con il centrodestra o il centrosinistra a seconda dei casi, vale a dire a seconda delle possibilità di vittoria.

Saltata, intanto, la riunione convocata da Nitto Paola per sabato scorso a livello regionale. Tutti a Roma, martedì prossimo, presso il gruppo Pdl di Palazzo Montecitorio, per decidere, insieme con il segretario Alfano, la linea politica.

È difficile, tuttavia, che una decisione venga presa e portata avanti proprio nell’immediata vigilia del voto, sia pure parziale, per le amministrative. È più probabile che si attenda il risultato elettorale, anche per valutare se la nuova alleanza fra Udc e centrosinistra possa portare risultati positivi o meno. Difficile, insomma, che l’Udc si lasci isolare proprio mentre sta in mezzo al guado, e difficile anche che il Pdl perda un alleato la cui libera uscita potrebbe rapidamente rientrare in caso di sconfitta elettorale.

 

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