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    29/02/2024

Ato: Udc e Pdl vanno alla conta, ma non hanno i numeri. Il caso dei dipendenti dell’Acs delegati dal centrodestra

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica_ato_sede.jpgAVELLINO – Il centrodestra ha tentato l’assalto all’Ato, ma ne è uscito sonoramente sconfitto ed in parte spaccato. Nell’assemblea dei sindaci dell’ente d’ambito, convocata stamane per il rinnovo di una parte del consiglio di amministrazione (la componente eleggibile costituita da 3 membri su 7), Udc e Pdl hanno scelto la strada dello scontro frontale con il Pd ed i suoi alleati di centrosinistra. La conta ha preso il via su un provvedimento tecnico di variazione del bilancio dell’ente che è stato approvato nella scorsa seduta, con il voto di entrambi gli schieramenti politici. L’indicazione è venuta da Eugenio Abate, sindaco di Montemiletto, che ha annunciato l’intenzione dei primi cittadini del centrodestra di verificare se fossero mutati gli equilibri di maggioranza. Ma, nonostante la notevole e visibile mobilitazione, centristi e berlusconiani hanno confermato di non avere i numeri. Il provvedimento, infatti, è passato con il sostegno di oltre il 45 per cento delle quote complessive ed ha incassato anche il voto di amministrazioni comunali di centrodestra come Montella, Nusco, Solofra ed Ariano Irpino. Lo scudo crociato insieme al Pdl ha raccolto soltanto il 38 per cento.

D’altra parte i principali azionisti dell’Ato, i Comuni di Avellino e Benevento e l’amministrazione provinciale sannita, sono governati dal centrosinistra. Unica eccezione la Provincia di Avellino, guidata da Cosimo Sibilia, che ha partecipato alla conta. Poco dopo, il centrodestra è andato nuovamente sotto sulle proposte di rinnovo del consiglio di amministrazione. Alla fine, sono stati eletti Giovanni Colucci e Cosimo Testa, in rappresentanza dei piccoli Comuni e Alessandro Pannese in quota Ariano Irpino. Un test positivo per la linea adottata da Colucci per il riassetto del ciclo integrato delle acque. Il vicesindaco di Mugnano del Cardinale va, dunque, verso la riconferma al vertice dell’Ato, un ente che negli otto mesi di vita (salvo proroghe) che gli restano prima dello scioglimento previsto per legge dovrà gestire l’affidamento del servizio e programmare gli interventi infrastrutturali.

L’assemblea dell’Ato di stamane si è caratterizzata oltre che per il clima teso anche per l’ampia partecipazione di sindaci e delegati. A ben vedere, però, la platea era costituita in notevole parte da delegati estranei alle vicende amministrative, che evidentemente hanno risposto ad una chiamata giunta dall’alto. In particolare, desta sconcerto la presenza in gruppo di diversi dipendenti dell’Alto Calore servizi (non a caso governato dal tandem D’Ercole–Abate), nelle insolite ed inopportune vesti di estemporanei rappresentanti di Comuni, soprattutto beneventani. Acs, che è bene ricordare, è uno dei gestori che aspira ad ottenere l’affidamento in house. E pensare che la stessa presenza di Abate nell’assemblea dell’Ato sarebbe incompatibile con il ruolo di presidente della Patrimoniale e vicepresidente della Servizi e le sue funzioni svolte a corso Europa sarebbero incompatibili con l’incarico di sindaco.

Una censura di quanto accaduto è giunta da un esponente del centrodestra, Ferruccio Capone, primo cittadino di Montella e vicepresidente dell’assemblea dei soci dell’Ato. “L’ipocrisia regna sovrana in questo organismo. Molti sindaci preferiscono prestarsi a miseri giochetti. Chiedo invece alla Provincia e all’Acs più rispetto per le istituzioni. Non è ammissibile che si faccia razzia di deleghe coinvolgendo i dipendenti ed invitandoli a votare più o meno inconsapevolmente contro gli stessi loro interessi”.

 

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