AVELLINO – Nasce dal sodalizio culturale e politico cui diedero vita due tra i più acuti e intransigenti intellettuali antifascisti italiani, il piemontese Piero Gobetti e l’avellinese Guido Dorso, l’Appello ai meridionali apparso il 2 dicembre del 1924 sulla Rivoluzione liberale e sottoscritto da tredici illustri meridionalisti. Oltre a Dorso vi erano i lucani Eugenio Azimonti e Giuseppe Chiummiento, i calabresi Giuseppe Cappa, Giuseppe Isnardi e Mario Tedeschi, i pugliesi Tommaso Fiore e Giuseppe Carano-Donvito, il sardo Camillo Bellieni, l’abruzzese Rocco Santacroce, i siciliani Giuseppe Sciortino e Carmelo Puglionisi, i campani Gherardo Marone ed Edoardo Persico: il fior fiore dell’intellighenzia che ruotava intorno al movimento azionista e corrispondeva con la Rivoluzione liberale di Gobetti. Vi erano anche “meridionali d’adozione” come nel caso del lombardo Eugenio Azimonti, che era nato a Cerro Maggiore, in provincia di Milano, o del ligure Giuseppe Isnardi, originario di San Remo, ma trapiantato prima a Torino, poi in Calabria.
Da allora in poi la rivista fondata da Gobettti “dedicherà ogni numero una pagina alla vita meridionale, coi più importanti collaboratori”. L’Appello rappresenta non solo un invito agli intellettuali del Mezzogiorno a dar vita a una nuova élite politica, che possa risollevare le sorti delle genti meridionali, rinnovando al contempo le basi dell’unità nazionale, ma anche un prezioso documento che anticipa nelle intenzioni e nei contenuti le linee generali de La rivoluzione meridionale di Dorso.
A favorire l’impianto dell’elaborazione storico-politica del grande meridionalista avellinese, che sfocerà appunto nella stesura della Rivoluzione meridionale e che troverà poi ampia eco sulle pagine de L’Azione, il giornale del Partito d’Azione di cui sarà direttore a partire dal luglio 1945, fu lo studio e la conoscenza dei tre autori meridionalisti che più influenzarono la sua posizione politica: Giustino Fortunato, Antonio De Viti De Marco e, soprattutto, Gaetano Salvemini. Da loro Dorso - il Machiavelli di provincia come lo definirà il grande critico letterario avellinese Carlo Muscetta - mutuerà la totale dedizione e l’impegno morale ed intellettuale per la causa meridionalista, l’ispirazione liberista e la polemica antiprotezionistica, la raffigurazione di un progetto politico di sviluppo del Mezzogiorno che tenesse conto della realtà economica e delle strutture di classe.
Il tutto immaginando l’entrata in scena nella vita politica nazionale delle grandi masse meridionali sotto la guida di una rinnovata élite di intellettuali forti e capaci cui era affidato il ruolo di favorire quell’occasione storica che solo una borghesia umanistica illuminata era in grado di esprimere.
A discutere di questa tematiche in occasione della presentazione del volume Guido Dorso/Appello ai meridionali e altri scritti a cura di Raffaele Molisse (euro 11.00, Aras editore) saranno dopodomani, alle 17.00, presso la libreria Mondadori di Piazzetta Guarino a Corso Vittorio Emanuele, Nicola Guarino dottore di ricerca in Scienze storiche, Amalio Santoro già consigliere provinciale, Paolo Ricci dell’Università degli Studi del Sannio e presidente dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. A moderare il dibattito, cui prenderà parte il curatore del libro, sarà Giulia D’Argenio. L’incontro è stato organizzato in memoria di Francesco D’Onofrio, l’architetto del Comune di Avellino scomparso nel luglio dello scorso anno.
«No, il Mezzogiorno non ha bisogno di carità, ma di giustizia; non chiede aiuto, ma libertà. Se il Mezzogiorno non distruggerà le cause della sua inferiorità da se stesso, con la sua libera iniziativa e seguendo l’esempio dei suoi figli migliori, tutto sarà inutile… »: dalla Rivoluzione meridionale di Guido Dorso.




