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    23/04/2026

Classe dirigente, società e riforme: a setaccio la lezione di Guido Dorso

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Da sx: Molisse, D'Argenio, Santoro e RicciAVELLINO – “Riunirci per spazzare il terribile pessimismo della solitudine, per elaborare insieme le nostre teorie ed i nostri miti, ma riunirci soprattutto per eccitare la formazione della nuova classe dirigente ed educarla al disprezzo della vittoria nascente dal compromesso ed alla dolorosa passione della lotta anche se non vittoriosa. Combattere, oggi e sempre, le deviazioni dei partiti storici, svenarne i sottintesi e gli equivoci, incanalare le idee verso correnti la cui serietà non sia discutibile, provocare, se occorre, anche la formazione di nuovi partiti fino a quando le oligarchie antimeridionali non siano battute, ecco il nostro compito. Perché bisogna convincersi, una volta per sempre, che la questione meridionale è tutta la questione italiana e che gli studi, le critiche, le omelie sulle sventure del Mezzogiorno non serviranno a niente se non si riuscirà a convincere i meridionali stessi della bontà della loro causa”.

Così si chiudeva l’Appello ai meridionali stilato dall’avellinese Guido Dorso, l’autore della Rivoluzione meridionale, apparso il 2 dicembre del 1924 sulla Rivoluzione liberale di Piero Gobetti e sottoscritto da pensatori e meridionalisti che condividevano il sodalizio politico e culturale cui Dorso e Gobetti avevano dato vita sull’asse Nord-Sud.

Su questi temi, rivisitati ed attualizzati in un’ottica contemporanea, il confronto-dibattito svoltosi questo pomeriggio alla libreria Mondadori di piazzetta Guarino in occasione della presentazione del libro curato da Raffaele Molisse Guido Dorso - Appello ai meridionali e altri scritti, edizioni Aras.

Coordinati dalla giornalista Giulia D'Argenio sono intervenuti lo storico Nicola Guarino che ha approfondito le problematiche del divario Nord-Sud soprattutto dal punto di vista economico. Il cattolico democratico Amalio Santoro, in riferimento al valore dell'autonomia, ha accostato l'esperienza dorsiana a quella sturziana: il ridursi degli spazi della rappresentanza con l'abolizione delle Province, il nuovo Senato non elettivo, una stagione di riforme non condivise rischiano di allontanare ancora di più i cittadini dalla vita pubblica.

L'economista Paolo Ricci ha sostenuto che,  nei tempi della globalizzazione,  non esiste più una questione meridionale perché i nuovi mezzi di comunicazione e  l'innovazione tecnologica hanno determinato il prevalere della tecnica sulla politica e quindi oggi i problemi sono altri e, soprattutto, diventa sempre più difficile individuare qual è la classe dirigente. Per parte sua il curatore del libro ha ringraziato i relatori per il loro contributo che sarà fonte di ispirazione per ulteriori approfondimenti sul pensiero, sempre più attuale,  di Guido Dorso.

A fine dibattito sono intervenuti anche i professori Saverio Festa e Elio Iannuzzi: il primo, vero animatore dell'evento, ha ricordato che il libro di Molisse ha avuto il merito di rilanciare l'interesse nazionale attorno all'illustre meridionalista avellinese, il secondo ha ricordato la grande figura di Ugo La Malfa, sottolineando che c'è stato un tempo nel nostro Paese in cui i partiti selezionavano, per le istituzioni, il meglio della società.

 

 

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