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    23/04/2026

All’origine della questione meridionale, il pensiero di Villari nella lezione di Barra

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Pasquale VillariAVELLINO – È stato Francesco Barra, ordinario di Storia moderna presso l'Università degli studi di Salerno, a relazionare sulla figura e sull’opera di Pasquale Villari, l’autore delle Lettere meridionali, in occasione del secondo appuntamento, in programma questo pomeriggio presso l'Oratorio della SS. Annunziata di Piazza Duomo, nell’ambito del ciclo di conferenze "I protagonisti della politica meridionalistica tra 1800 e 1900", organizzato dal Centro Dorso per celebrare il novantesimo anniversario della pubblicazione de La rivoluzione meridionale di Guido Dorso.

Storico, educatore e uomo politico, Pasquale Villari, nato a Napoli il 3 ottobre del 1827, allievo, insieme a Luigi La Vista, di Francesco De Sanctis con cui partecipò ai moti del 15 maggio 1848, è unanimemente riconosciuto come il padre fondatore della questione meridionale. Trasferitosi in Toscana, prima a Pisa e poi a Firenze, si dedicò all'insegnamento e ai suoi studi storici (prima importante opera storica La storia di Girolamo Savonarola e de’ suoi tempi) e frequentò la vivace e folta colonia straniera fiorentina (in particolare il filosofo ed economista J. Stuart Mill). Deputato, senatore, ministro, presidente della "Dante Alighieri", accademico dei Lincei e della Crusca, fu maestro di più generazioni di storici. Fin dal 1857 compì vari viaggi di studio in Europa e le sue opere ebbero diffusione internazionale.

Nel ricostruire il percorso umano e intellettuale di Villari il professor Barra ha innanzitutto collocato questa straordinaria figura di storico e uomo politico nel panorama europeo del suo tempo, nell'Europa dell'industrializzazione e della nascente società di massa. In questo contesto di grandi trasformazioni sociali, culturali e politiche, con la questione sociale che si imponeva a livello internazionale, Pasquale Villari portò all’attenzione pubblica italiana e straniera le condizioni di arretratezza e di miseria del Mezzogiorno, funestato dal brigantaggio e dalla camorra.

Nelle sue Lettere meridionali, dapprima indirizzate al direttore del giornale «L’Opinione» Giacomo Dina, poi, insieme ad altri scritti, riunite in volume nel 1878, il Villari compì un'analisi lucida e impietosa degli aspetti più devastanti e ignorati del Mezzogiorno, a partire dai bassi di Napoli. Attraverso puntuali e numerose citazioni, Barra ha evidenziato come nell'opera di Pasquale Villari fossero già presenti i motivi fondamentali che sarebbero stati al centro del dibattito intellettuale e politico del meridionalismo fino ai nostri giorni: l’inadeguatezza delle classi dirigenti meridionali, il dramma dell'emigrazione, il problema dell'istruzione, la frattura economica e civile tra il Mezzogiorno e il resto del Paese.

Lo storico avellinese ha poi sottolineato la profonda influenza che Villari esercitò su Sidney Sonnino, Leopoldo Franchetti e Giustino Fortunato, anche se il suo vero erede può essere ritenuto Gaetano Salvemini che fu suo allievo a Firenze. Fu considerato un “transfuga” dell’idealismo, soprattutto dopo la prolusione, tenuta all'Istituto di Studi Superiori di Firenze nel 1865 (pubblicata su "Il Politecnico" nel 1866), su La filosofia e il metodo storico, quasi un manifesto della prima fase del positivismo italiano. Fin dal 1863 i rapporti con De Sanctis si erano incrinati, ma verso la fine della vita del grande critico letterario di Morra Villari riprese a frequentarlo tanto che, per incarico della vedova di De Sanctis, curò la stampa della sua autobiografia. D'altra parte, ha affermato in conclusione il professore Barra, Villari “era rimasto nell’intimo un desanctisiano, e nella forma migliore”.

Ricco di spunti il dibattito apertosi subito dopo con i contributi di Elio Iannuzzi, Gennaro Passaro, Lello La Sala, Gianni Festa e Armando Montefusco. La prossima lezione sarà tenuta giovedì 15 ottobre dal professor Maurizio Griffo, dell'Università Federico II di Napoli, e avrà per tema il pensiero e l'opera di Giustino Fortunato.

 

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