AVELLINO – Non è casuale la scelta del 2015 – settantesimo della Liberazione – per l’uscita del primo numero di “Vallea”, annuario di storia e letteratura irpina edito da Mephite in collaborazione con l’Archivio di Cultura Contemporanea ArCCo.
“La Resistenza continua”, scriveva in un editoriale del ’55 il direttore di “Il Progresso irpino” Nicola Vella, probabilmente senza spingersi a immaginare che quel titolo avrebbe conservato una sua vibrante attualità ancora oggi. Per le menti più giovani e aperte d’Irpinia la Liberazione fu una sorta di brusco e salutare risveglio dopo l’illusione mussoliniana e gli incubi della guerra, come risalta in alcuni testi di illustri intellettuali irpini riproposti in “Vallea”: il diario di Giovanni Pionati, i ricordi di Antonio La Penna, la polemica militante di Carlo Muscetta. E per i pochi che si erano conservati indenni al contagio, come Antonio Maccanico e Italo de Feo, sembrò doveroso richiamarsi alla lezione di quei maestri di libertà che - quasi in solitudine - erano stati Benedetto Croce e Guido Dorso.
La ricorrenza del 2015 consente inoltre ad ArCCo di concorrere alle iniziative per i novant’anni de La rivoluzione meridionale che l’illustre meridionalista avellinese pubblicò nel 1925 per i tipi di Piero Gobetti - edizione già riproposta in una pregevole versione anastatica da Mephite - con un contributo nuovo e concreto: la recensione pubblicata nel ’45 da un filosofo del valore di Franco Rodano su una rivista di breve durata e grande spessore: “Risorgimento”. Un testo di cui finora non c’è riscontro nella pur ampia bibliografia su Dorso, almeno in Irpinia, e senza dubbio utile a chi vorrà rileggere il suo capolavoro al riparo da riti e miti.
I criteri di scelta relativi ai testi ed agli autori proposti in questo primo numero di "Vallea" sono l'importanza di articoli e saggi, unita alla rarità o difficile reperibilità degli stessi; la rilevanza degli autori; l'attinenza con l'ambito territoriale di riferimento. In questo senso, l'aggettivo irpina indicato nella testata si può riferire sia alla provenienza degli autori sia al contesto geografico che ha ispirato i testi.
È, quest'ultimo, il caso della sezione Reportage, che ospita il celebre articolo su Montevergine del poeta salernitano Alfonso Gatto, le impressioni da Caposele di un Giuseppe Ungaretti in versione "inviato speciale" (scelta particolarmente opportuna nel primo centenario dell'Acquedotto Pugliese) e un testo finora inedito in provincia di Avellino: il diario di don Giovanni Minozzi (il sacerdote abruzzese cofondatore dell'Opera Nazionale per il Mezzogiorno d'Italia) dai paesi irpini colpiti dal terremoto del Vulture nel 1930, di straordinario interesse non solo per la freschezza dello stile ma soprattutto per i sentimenti di solidarietà e la lucida osservazione dei fatti.
Dagli Stati Uniti viene riproposto (per la prima volta in Irpinia) l'importante saggio del sociologo statunitense Frank Cancian sull'inchiesta svolta nel 1957 a Lacedonia, unica esperienza nel territorio irpino riconducibile alla grande "stagione sociologica" degli anni '50 nel Mezzogiorno sulle orme di Banfield.
Da importanti riviste edite a Napoli sono tratti alcuni testi dimenticati, tra i quali la fondamentale intervista rilasciata nel ’75 a “La Voce della Campania” da Alfredo Bonazzi, originario di Atripalda, il “poeta ergastolano" di recente scomparso, e l'intervento su un'esperienza didattica di Giuseppe Antonello Leone, nato a Pratola Serra, considerato uno dei più importanti pittori e scultori dell'Italia del secondo Novecento e tuttora attivo (soprattutto a Napoli e in Basilicata) e sempre più apprezzato. È lui il Beppe protagonista dei ricordi di Maria Padula, sua consorte e sensibile scrittrice ed artista, in un brano ambientato sulle falde del Partenio, nella circostanza di un viaggio di nozze d'altri tempi, privo di fasti e di comfort ma vissuto in un'atmosfera sentimentale genuina e profonda.
Fra i "testi ritrovati" spicca il racconto familiare di Giuseppe Marotta, il popolare scrittore nato a Napoli ma figlio di un avvocato di Avellino (città dove visse un'infanzia ricordata sempre con struggente nostalgia), che Mephite ha già pubblicato in La memoria ricorrente, volume che ricostruisce in maniera complessiva e approfondita, con notizie e testi prima sconosciuti in provincia di Avellino, il rapporto tra Marotta e la terra d'Irpinia.
All’esperienza giornalistica e culturale de “Il Progresso irpino” è riservata una sezione specifica, La battaglia delle idee, con due editoriali e un elzeviro, a firma del primo direttore Nicola Vella, avvocato e sindaco di Lacedonia nel dopoguerra, di Attilio Marinari, indimenticato critico letterario, di cui è proposta la cronaca di uno sciopero, finora non antologizzata nel corpus dei suoi scritti, e di Italo Freda, autorevole docente e studioso al quale si deve la valorizzazione dell’opera di Dorso.
Questi scritti e documenti sono oggi ri-consegnati agli studiosi e ai lettori delle generazioni future, perché gli uni e gli altri possano a loro volta farne oggetto di studio, dibattito e trasmissione di saperi. Testi in parte noti, o da chi scrive già pubblicati (il racconto di Marotta, il reportage di Gatto, l’articolo di Ungaretti) oppure segnalati da tempo ad altri pubblicisti e studiosi perché ne ricavassero specifiche pubblicazioni (il diario di Pionati su “Aretusa”, il testo di La Penna per “Società”, l’intervento di Troisi). E testi dimenticati o finora non conosciuti in Irpinia - oltre alla recensione di Rodano, la lettera di Muscetta, il reportage di Minozzi, il saggio di Cancian, la testimonianza di Leone, l’intervista di Bonazzi - ed un prezioso inedito: la lettera in forma di poesia di Pasquale Stiso a Sibilla Aleramo, che per il loro rilievo letterario e storico contribuiranno in misura significativa alla rilettura e all’approfondimento di pagine e figure importanti attinenti all’Irpinia contemporanea.
Con “Vallea” prosegue e si consolida un percorso avviato da circa un decennio da ArCCo e Mephite, che ha permesso di aprire o ampliare in Irpinia capitoli di conoscenza e memoria storica finora perduti o sottovalutati: dalla cultura cinematografica alla letteratura del secondo Novecento; dalle mobilitazioni contadine alle lotte delle donne; dalla letteratura di viaggio alla drammaturgia; dai terremoti del “secolo breve” ai reportage giornalistici; dai poeti dimenticati (primo fra tutti il citato poeta-sindaco di Andretta Stiso) agli autori italoamericani di origine irpina; dagli antifascisti al confino ai “sovversivi” del Risorgimento.
Un impegno che continua, con l’auspicio che in tempi brevi possa concretizzarsi in nuove pubblicazioni e mostre documentarie e, soprattutto, in una rete di archivi tematici stabili e diffusi, affinché il “bene comune cultura” possa coniugarsi alla salvaguardia della memoria storica, ad una formazione permanente, alla conoscenza ed alla valorizzazione del territorio irpino.




