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    23/04/2026

Trojano, il filosofo dell’umanismo che polemizzò con Croce e Gentile

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Nella foto: Paolo Raffaele Trojano, la copertina del suo libro sull'umanismo, Giovanni Gentile e Benedetto CroceSANT’ANGELO ALL’ESCA – “Il lavoro del Melchionna si presenta come uno studio complessivo dell’opera del pensatore irpino Paolo Raffaele Trojano. Questi fu autore importante e docente all’Università di Torino dal 1902 al 1909. Interlocutore dei dioscuri dell’Idealismo italiano, Croce e Gentile (con i quali ebbe rapporti personali non facili), influenzò, come ben documenta l’autore, anche un filosofo che fu uomo di profonda rettitudine spirituale: Piero Martinetti”.

Non c’è recensione migliore, per completezza e sintesi ad un tempo, di questo incipit della prefazione di Modestino Nuzzetti, quotato docente di filosofia e storia nei licei, al volume Il ritorno all’uomo e al suo regno: introduzione alla filosofia di Paolo Raffaele Trojano, fresco di stampa per i tipi di Mephite, di cui è autore Antonio Melchionna, docente di filosofia e storia al liceo statale  “Paolo Emilio Imbriani” di Avellino e collaboratore della cattedra di filosofia antica all’Università degli studi di Salerno.

A merito del Melchionna, e della casa editrice irpina che ne ha sostenuto l’impegno di ricerca, va innanzitutto attribuito il puntuale e analitico studio sulla figura e l’opera del pensatore irpino, nativo di Sant’Angelo all’Esca, che per la profondità di pensiero e l’originalità del suo percorso filosofico – unite ad una non comune dose di coraggio intellettuale – si affermò tra i protagonisti del dibattito accademico e culturale in Italia agli inizi del Novecento.

Interlocutore importante e scomodo, il più delle volte polemico, dei giganti della filosofia italiana, Benedetto Croce e Giovanni Gentile, come ha sottolineato Nuzzetti, Trojano prese posizione (in uno scritto che il Melchionna ha opportunamente ripreso e valorizzato) anche contro uno dei più affermati e discussi maître à penser dell’epoca in Europa, Friedrich Nietzsche, ma dalla cattedra universitaria a Torino seppe far appassionare ed incoraggiare gli studenti, risultando il mèntore di uno dei maggiori filosofi cattolici italiani, Piero Martinetti.

(Per una curiosa circostanza, quest’ultimo e il suo maestro si trovarono a vivere percorsi professionali lungo la stessa direttrice geografica, ma in senso opposto: l’irpino Trojano svolse la sua carriera di docente universitario a Torino, mentre il piemontese Martinetti si trovò ad insegnare, seppur per un breve periodo, al liceo ginnasio di Avellino, lasciandoci del capoluogo irpino, nelle sue lettere familiari, una descrizione vivissima quanto spietata).

“Viaggiando” nello scritto del Melchionna – sottolinea nella postfazione il dirigente scolastico del liceo “Imbriani” Tullio Faia, entrando nel merito della dottrina di Trojano – si coglie un’attenta e profonda analisi di un filosofo “irriverente” nei confronti di un pensatore come Benedetto Croce. Non può sfuggire poi al lettore che al centro della riflessione filosofica del filosofo irpino (da lui detta «umanismo»), che fondeva variamente elementi del neokantismo, del positivismo, dell’empiriocriticismo e del pragmatismo, era posto il problema delle origini e dei fondamenti della volontà e dell’attività morale. Per Trojano l’etica non poteva venire costruita su base razionale, senza sfociare nell’utilitarismo; fondamento della morale è, piuttosto, il sentimento, unico organo dei giudizi di valore. Volgendo la nostra mente al presente questa concezione etica sembra richiamare “funzionalisticamente” il pensiero sociologico di Talcott Parsons e l’intelligenza emotiva di Daniel Goleman”.

Su questa direttrice si è articolato il dibattito (in un circolo della stampa di Avellino gremito e partecipe) alla presentazione del volume, illustrato dall’autore nell’ambito di un proficuo confronto con lo stesso Faia e con il docente di filosofia e storia Gianluca Leggiero, che ha evidenziato l’importanza dello studio del Melchionna soprattutto alla luce della scarna bibliografia (nella quale è doveroso citare il volume di autori vari edito nel 2004 dal Centro di ricerca “Guido Dorso” nella collana “Studi meridionali”) disponibile su Paolo Raffaele Trojano, figura invece di primo piano nella vivace temperie filosofica di inizio Novecento e assertore di una “terza via” tra i seguaci e gli oppositori dell’Idealismo: “Rispetto a questo acrimonioso dibattito - scrive Melchionna - Trojano assume una posizione equilibrata, indirizzata all’elaborazione di una “terza via” in grado di salvaguardare la soggettività senza tuttavia svilire l’oggettività: a questo scopo il filosofo irpino, attraverso un’originale esegesi della filosofia kantiana, propone un percorso alternativo nel quale idealismo e realismo, soggettività e oggettività trovano un punto di convergenza”.

Fu una sintesi coraggiosa quanto ardua, quella tentata dal filosofo irpino, tra Idealismo e Positivismo. Coronata da un successo solo parziale, dal momento che “le sue contraddizioni e le sue aporie sono numerose”, osserva Nuzzetti. Il quale tuttavia avverte l’esigenza di aggiungere: “Occorre dire che le aporie del suo pensiero sono pure quello della filosofia italiana del suo tempo, incerta tra la fedeltà all’Idealismo romantico e l’adesione alle correnti di pensiero che si andavano affermando, Positivismo e Pragmatismo su tutte”.

E in questo sforzo di ricerca di una dottrina originale e meno condizionata alle tendenze del momento risiede il principale motivo di interesse che ancora oggi riveste (e merita di essere conosciuto) il pensiero del filosofo di Sant’Angelo all’Esca.

 

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