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    22/09/2018

I giovani e la tecnologia, all’Imbriani la lezione dell’ex ministra Carrozza

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura5_carrozza.jpgAVELLINO – Quale futuro ci aspetta in un mondo che, a partire dagli ultimi decenni, si va via via sempre più automatizzando? Qual è e quale sarà il ruolo della robotica nella nostra vita futura? Queste le domande che hanno fatto da leitmotiv all’interessante dibattito che si è tenuto questa mattina presso l’auditorium del liceo “Paolo Emilio Imbriani” di Avellino, organizzato in collaborazione con il Centro Dorso di Avellino. Occasione dell’incontro, che ha visto una vasta ed interessante partecipazione di studenti, alcuni dei quali provenienti anche dagli altri istituti secondari cittadini, è stata la presentazione dell’ultimo libro di Maria Chiara Carrozza, già ministro della Pubblica istruzione, insigne scienziata italiana, dal significativo titolo I robot e noi, pubblicato dal Mulino nel 2017. In effetti è questa l’epoca in cui i robot, una volta solo supporto industriale, escono dalle fabbriche e iniziano ad abitare in altri luoghi, in mezzo a noi. È questa l’epoca della quarta rivoluzione industriale, o, come si è soliti chiamarla, dell’industria 4.0.

Su questi temi sono intervenuti, coordinati da Luigi Fiorentino, presidente del Centro Dorso, i relatori presenti al tavolo, a partire da Ida Grella, del Consorzio universitario irpino, che ha messo in evidenza come la «scuola debba aiutare gli studenti a comprendere le importanze della quarta rivoluzione industriale». Scuola intesa da Grella come insieme di conoscenze e competenze non solo scientifiche quanto soprattutto umanistiche: del resto, ha spiegato, «la tecnologia umana non potrà mai sostituire le qualità umane».

Giuseppe Bruno, presidente di Confindustria Avellino, ha preferito parlare, piuttosto che di industria 4.0, dell’importanza, già sottolineata dalla Grella, della conoscenza delle caratteristiche fondamentali della quarta rivoluzione industriale: «I robot – ha affermato – rappresentano una nostra estensione e vanno sostituendoci. La loro applicazione supera la nostra immaginazione: dal campo della medicina a quello dell’ingegneria, a quello dell’astronautica». Capire le caratteristiche della quarta rivoluzione industriale significa anche, secondo Bruno, aiutare gli studenti a comprendere il loro ruolo nella società e nel mercato del lavoro, indirizzandoli verso la scelta del loro percorso formativo e lavorativo.

Che il libro sia stato pensato per i giovani e in particolare per gli studenti della scuola secondaria di secondo grado è stato sottolineato dalla stessa autrice. La quale ha rimarcato, nel corso del suo intervento, i temi che sembrano essere di maggiore interesse per gli studenti che si apprestano per la prima volta a parlare di robotica: «La chiave per avvicinarsi al mondo dei giovani è guardare ai problemi del mondo, cioè alle disuguaglianze, al problema ambientale, etc. La domanda che i giovani si pongono è questa: la tecnologia ha creato un mondo peggiore? Considerazioni di questo tipo possono portare a forme di neo-luddismo. Il neo-luddismo – ha chiarito l’insigne scienziato – è una delle risposte possibili, quando vediamo ai problemi del mondo che sembrano essere creati dalla tecnologia. Ma non rappresenta la giusta risposta. La risposta giusta è avvicinarsi al mondo della robotica e capire. Capire cosa? Capire cosa sia l’intelligenza artificiale e come funzioni; capire se effettivamente, come già si chiedeva Alan Turing nel 1950, “le macchine possono pensare?”; capire cosa sia la simbiosi uomo-macchina, esemplificata nel nostro mondo dallo smartphone. Certamente gli strumenti della robotica sono utili quando e se creano valore. Ma in fondo – si è chiesta in conclusione di intervento – è possibile migliorare il mondo, la nostra vita e quella delle future generazioni con queste tecnologie? Se si guarda all’aspettativa di vita, già siamo migliorati: l’Italia, ad esempio, è uno dei paesi che presenta una delle più alte aspettative di vita. Dunque, sì: la tecnologia può migliorare. È vero però anche che il mondo di oggi non è riuscito a mantenere queste conquiste: c’è, quindi, un grande margine di miglioramento. Alle nuove generazioni verrà chiesto di risolvere questo problema».

Al termine del dibattito un team scientifico, guidato dal professor Mario Vento dell’Università di Salerno, ha effettuato un esperimento, perfettamente riuscito, che vedeva un piccolo robot capace di muoversi autonomamente come una autovettura, rispettando non solo la distanza dalla careggiata, ma anche i segnali stradali posti sul suo cammino.

Il dibattito ha visto la partecipazione, oltre che degli studenti, anche di esponenti del mondo delle istituzioni, dal presidente della Provincia Domenica Gambacorta al provveditore Rosa Grano.

 

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