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    16/12/2018

Centro Dorso/La lezione di Salvadori: «Può rinascere l’autentica democrazia?»

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Nunzio Cignarella e Massimo L. SalvadoriAVELLINO – Ha preso avvio oggi pomeriggio, presso l’oratorio della SS. Annunziata, il corso avanzato per l’avvio all’istruzione superiore, alla ricerca e alle professioni per studenti del penultimo anno degli Istituti superiori di Avellino e provincia, organizzato dal Centro di ricerca Guido Dorso e dedicato alle “Istituzioni e crisi della democrazia”.

Nel primo dei sei incontri previsti fino al prossimo 20 aprile è intervenuto il professor Massimo L. Salvadori, professore emerito di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Torino. L’insigne studioso ha tracciato, rivolto agli attenti studenti presenti in aula, un significativo percorso storico della democrazia. Parafrasando il titolo di un suo libro pubblicato da Donzelli nel 2016, Salvadori ha esordito chiedendosi: «Cosa è la democrazia? Un mito senza realtà o una realtà di cui possiamo essere soddisfatti?». La democrazia è senza dubbio il regime politico più comune al giorno d’oggi; del resto, ha affermato Salvadori, «mai prima d’ora era avvenuto che tanto Stati del mondo fossero retti da regimi che si definiscono democratici».

Tuttavia – e questo è stato l’intento che Salvadori ha cercato di evidenziare nel corso del suo intervento – bisogna sempre ricordare, sulla scia «del pensiero di quel grande giurista austriaco che è stato Hans Kelsen» che «la democrazia o è democrazia diretta o non è più democrazia». Del resto nel corso della sua storia la democrazia ha assunto diversi volti: quello della democrazia diretta e quello della democrazia indiretta ovvero rappresentativa. Di queste, «la prima è la forma originaria, che ha trovato la sua classica espressione nell’Atene di Pericle del V secolo a.C.», mentre la «seconda è la forma che si è affermata in America e in Europa e poi si è diffusa anche negli altri continenti nei secolo XIX e XX sulla base della commistione con il liberalismo».

Il discorso di Salvadori si è allora concentrato sull’analisi del pensiero di alcuni dei grandi autori che hanno contrassegnato il pensiero democratico. La prima figura sul quale il professore si è soffermato è stata quella di Jean Jacques Rousseau, a cui si deve il rilancio della forma originaria di democrazia, la democrazia diretta. «Egli ha affermato – ha spiegato Salvadori – che è il popolo che deve legiferare, togliendo questo potere al Parlamento. Forte è nelle sue opere l’anti costituzionalismo, specialmente quello di matrice inglese. Rousseau era convinto, infatti, che il popolo inglese fosse libero soltanto di votare e di eleggere il suo padrone, mentre nel periodo della legislatura esso era in realtà schiavo e succube di quel tiranno che aveva egli stesso eletto». Tuttavia, ha proseguito nel suo discorso il professore, «il filosofo ginevrino era convinto che la democrazia diretta fosse applicabile solo negli Stati antichi, come l’Atene di Pericle, e non in quelli moderni. Dunque, per Rousseau, la democrazia non poteva esistere».

Sulla scorta del fallimento di questo pensiero si è sviluppata, con notevole successo, l’altra forma di democrazia, quella rappresentativa. Essa, ha ricordato Salvadori, si è sviluppata in commistione con il liberalismo, i cui padri sono stati Locke e Montesquieu: «Per questa combinazione tra liberalismo e democrazia si parla di regime liberal-democratico». Anche il regime liberal-democratico ha avuto una sua storia che Salvadori ha brillantemente illustrato: «In una prima fase, quella dei regimi liberali classici, questi erano fondati sul paradosso dell’oligarchia democratica: il suffragio era un suffragio ristretto, censitario, aperto ad un solo blocco sociale che poteva essere, al tempo stesso, rappresentato o rappresentante. Quando il suffragio si è allargato a tutti i cittadini, prima di sesso maschile e poi anche a quelli di sesso femminile, il regime liberal-democratico è evoluto nella forma a noi più comune: essendo fondato sul suffragio universale, esso non è più rappresentanza di un unico blocco sociale, ma di più blocchi sociali; fra questi blocchi sociali si sono create delle fratture ideologiche che hanno portato alla nascita dei partiti di massa. Questi, inoltre, svolgevano anche un’importante funzione di formazione politica per le masse».

Nel suo sviluppo storico la liberal-democrazia, ha sottolineato con un’acuta osservazione Salvadori, si è sviluppata «tutta all’interno degli Stati nazionali, i quali si basavano su un’economia nazionale: raggiungere il potere diventava così un modo per guidare la politica economica di un Paese. Ma cosa succede quando entriamo nell’era della globalizzazione economica, in cui i confini statali cedono il passo a strutture sovranazionali? A quel punto cambia la funzione stessa degli Stati, che diventano dei semplici Stati amministrativi; scompaiono i partiti di massa, lasciando spazio a quelli che vengono definiti “partiti liquidi”, e con essi la loro funzione formativa, e la formazione politica delle masse è affidata ai mezzi di comunicazione, controllati da un ristretto gruppo di plutocrati. In questo modo i cittadini diventano “consumatori politici in poltrona”».

Con quest’amara riflessione – accompagnata da una domanda volutamente lasciata senza risposta, «può rinascere l’autentica democrazia?» - si è concluso il viaggio nella storia della democrazia. Un viaggio formativo – sul valore stesso del corso avanzato come momento di formazione si è soffermato, in apertura di convegno, il vicepresidente del Centro Dorso, Nunzio Cignarella – che nelle prossime tappe ci aiuterà – ed aiuterà soprattutto gli studenti di oggi e i cittadini di domani – a comprendere dove sta andando e come si sta trasformando quell’idea originale del pensiero che prese avvio in Grecia nel V secolo a.C.

 

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