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    20/06/2018

La presentazione/Da Caravaggio ad oggi, viaggio nel tormento e nella realtà

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura5_caravag.jpgAVELLINO - Come un fuggiasco, con il terrore di essere riconosciuto per strada, nel brulichìo dei mille volti che animavano i Quartieri Spagnoli, nelle taverne dove litigava e in quei bordelli che frequentava sempre con disinvoltura, pregno di eccessi e spudoratezza. "Desiderosi di taglia", di portare fino a Roma la sua testa e intascare la ricompensa. "E se incontrassi in mezzo ai tanti nobili che mi hanno commissionato opere su tela, nella Napoli del nobile Palazzo Cellammare, colui che mi tradirà?".

Questo, ed altri, e mille incubi ancora dovevano affliggere nel periodo tra il 1606 e il 1610 Michelangelo Merisi, pittore lombardo passato alla storia come Caravaggio, genio della luce e delle oscurità, della trama sempre perversa e vissuta, quasi maledetta. Alla ricerca di un Dio che non troverà nemmeno a Napoli.

Il Caravaggio napoletano è quello che si avvicina alla morte tragica, che poi avverrà su una spiaggia toscana. È quello che vive due soggiorni sul golfo partenopeo tra il 1606 e il 1607 e, dopo una breve e turbolenta parentesi maltese, tra il 1609 e il 1610. Inseguito da quello che oggi definiremmo un ordine di cattura, per un omicidio commesso e per il quale era stato condannato a morte. "Sempre con la spada al suo fianco", ricorda Francesco de Core, che con il fotoreporter napoletano Sergio Siano firma il volume "Con gli occhi di Caravaggio, 1606-1610" (editore Intramoenia), presentato anche nella chiesa della Santissima Annunziata di Avellino, nel centro storico. Un pomeriggio con de Core, redattore capo del Mattino, Generoso Picone e Marco Ciriello. Insieme a tratteggiare, ciascuno dalla sua visuale, questo ardito ma particolarissimo esperimento in un'opera che, come scrive Riccardo Lattuada, "entra nel corpo e nei pensieri di un personaggio del passato e cerca di riattivarne le emozioni".

De Core, cronista puntiglioso e scrittore che imprime sempre sofferenza e sensibilità in ogni sua opera, sperimenta la formula di un diario postumo e romanzato del Caravaggio napoletano. Come egli stesso ricorda in presentazione "è un diario scritto con la lingua mia, ma che spero non abbia tradito la sua".

Lo fa partendo da un brogliaccio, da una ricevuta contabile che rinviene tra mille e polverose carte dell'Archivio Storico del Banco di Napoli, dove dietro la storia economica di traffici e compravendite si può raccontare un ampio pezzo di vita campana e del Mezzogiorno. A quelle carte fragili e ingiallite, quasi senza più vergatura, de Core si appassiona. E inizia a scrivere, a scrivere, calandosi rigorosamente nei pensieri, nei movimenti e nei tormenti di un uomo come Caravaggio. "Pittore vivo e pittore morirò", prova ad immaginare abbia pensato il Merisi in uno dei momenti più bui del soggiorno napoletano. È la città nella quale può nascondersi, ma rischia di perdersi, dove più la sua identità anonima confligge con il suo istinto innato della pregevole, inimitabile raffigurazione pittorica. Tra matti e prostitute, vecchi e palazzi cadenti, manicomi e principi, signori e plebe, Caravaggio si muove come diversamente non potrebbe. Quel periodo, quella vita prova a ricostruire de Core. E lo fa coniugando il racconto con il patrimonio fotografico di un mago dell'obiettivo, salde radici professionali in famiglia: Sergio Siano ama Napoli e la racconta da trent'anni e più attraverso le foto, corre da un posto all'altro ma perde il suo tempo immortalando volti e situazioni. Bambini che, come disse Rethel, sono "senza genitori, né case", donne bellissime, sangue e tramonti, mare e profumi, orrore e morte, vita e sorrisi.

Ecco, la magia del libro è proprio questa: celebrare l'immobilità di Napoli arrivando alla conclusione naturalissima di come il '600 possa continuare a vivere nel 2018, perché in fondo l'immortalità di Napoli è nella sua capacità camaleontica di attraversare secoli con gli stessi sorrisi, le stesse paure, gli stessi vicoli. Da Caravaggio ad oggi è così. E probabilmente così sarà ancora.

* Ufficio redattori capo del Mattino

 

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