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    13/12/2018

La nuova serie di Riscontri, la rivista del confronto culturale e della libertà

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura5_riscontrins.jpgAVELLINO – Ha visto la luce, per i tipi di Terebinto edizioni, la nuova serie di Riscontri, la rivista di cultura ed attualità fondata nel 1979 da Mario Gabriele Giordano. Qui di seguito gli editoriali di Mario Gabriele Giordano ed Ettore Barra.

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La nuova serie di «Riscontri» 1 - Mario Gabriele Giordano - Quando, nel 1979, questa Rivista uscì con il suo primo fa­scicolo, i più certamente le accreditarono una vita scandita lungo il corso, se non dei mesi, di qualche anno. Questo perché, come avemmo ad osservare in occasione del suo decennale, «privi di mezzi e di sostegni, non coperti da protezioni politiche o da avalli accademici, fuori dagli affaristici circuiti di quella che si chiama industria culturale, non potevamo apparire che deboli». Ma non potevamo apparire che deboli anche per un altro più importante motivo: la cultura del tempo, pesantemente condizionata dall’ideo­logia marxista, non poteva che guardare con sprezzante sufficienza a ogni iniziativa che, come la nostra, sfidasse, in nome di un’aperta e libera ricerca, il pecorile asservimento alla politica e ai suoi fini. Ma, in realtà, quella che sembrava la nostra debolezza finì per essere la nostra forza perché i termini della coraggiosa sfida avevano come implicito referente non una contingente situazione ma un’assoluta e perenne esigenza qual è quella della libertà.

In effetti, la Rivista, che si andava sempre più accreditando come rara occasione di un largo e articolato confronto di idee, conquistò in breve tempo uno spazio e un pubblico dapprima inimmaginabili e conquistò oltre tutto, sia in Italia che all’estero, l’attenzione e la collaborazione di studiosi di assoluta eccellenza tanto da meritare lusinghieri apprezzamenti come quello, epigra­fico quanto significativo, di Mario Pomilio che la definì «bella e severa».

Altro elemento della sua fortuna fu senza dubbio anche la ininterrotta puntualità della sua presenza mantenuta nel corso dei decenni fino a quando, divenuta di recente più pesante e più gretta la disattenzione per la cultura, non sono più bastati a tenerla in vita i sacrifici e la dedizione dei suoi più convinti sostenitori. È così avvenuto che per tre lunghi anni, tra il 2015 e il 2017, la Ri­vista è stata ridotta al silenzio anche per la responsabile cecità di Enti e Istituzioni facilmente identificabili che, abituati per antica grettezza a dare anche molto per fini discutibili ma neanche poco in mancanza di rozzi ritorni, non ne hanno mai compreso l’impor­tanza rifiutandole ogni forma di aiuto e di incoraggiamento. In ogni modo, siccome, in virtù dell’articolo 7 della legge 8/2/1948 n. 47, la burocrazia prevede che l’efficacia della registrazione di una testata presso il Tribunale di competenza cessa «qualora si sia verificata nella pubblicazione una interruzione di oltre un anno», per l’auspicata ripresa della Rivista, che oggi finalmente si realizza, è stato necessario effettuare una nuova registrazione con cui in realtà si inaugura la “Nuova serie” di “Riscontri”.

Questa felice inaugurazione è stata ora resa possibile dalla sensibilità e dalla coraggiosa fiducia di un valoroso giovane, Ettore Barra, che, dando prova di una solida cultura e di una rara capa­cità organizzativa, dopo aver fondato una già affermata Editrice, “Il Terebinto”, si è assunto l’onere di assegnare a tale Editrice, con la personale responsabilità di Direttore, la pubblicazione della “Nuova serie” della Rivista.

Non possiamo certo negare che il venir meno di una sorta di identificazione con “Riscontri” segni per noi una velatura di ma­linconia. Ma le considerazioni legate all’anagrafe da una parte e l’ammirazione di un giovanile entusiasmo dall’altra hanno oppor­tunamente indotto a questa consegna di testimone che viene, oltre tutto, sancita alla luce di un impegno d’onore: quello di conservare i caratteri di fondo della Rivista come definiti nel vecchio Editoriale programmatico del 1979 che, controfirmato dal nuovo Direttore, ora qui di seguito si ripropone a simbolo di una ideale continuità. A questo punto, oltre che esprimere profonda gratitudine a chi ne ha meritoriamente raccolto l’eredità, non ci resta altro che augurare lunga e felice vita a questa risorta Rivista.

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La nuova serie di «Riscontri» 2 - Ettore Barra - Tutte le volte che leggo l’Editoriale programmatico del 1979, non faccio che sentirmi sempre in maggiore sintonia con l’impo­stazione culturale che per tanti anni ha sorretto l’attività di “Ri­scontri”. Poche ma estremamente belle e significative parole che continuano a tracciare il sentiero della rivista di cui mi accingo ad assumere l’onere e – soprattutto – l’onore della direzione.

Non è difficile immaginare il clima di scetticismo di quegli anni di fronte ad un’iniziativa editoriale basata sulla «fede in una cultura» intesa come «coscienza critica» e non «filiazione di precostituite ideologie». In un periodo storico dove il conflitto politico-ideologico era così acceso da legittimare il pestaggio di “provocatori” colpevoli magari di esibire in pubblico un giorna­le dall’indirizzo politico non gradito (come potevano essere “Il Giornale” di Montanelli o il “Candido” di Guareschi: due grandi e “intollerabili” paladini di libertà e di pensiero critico).

Nonostante la sconfinata ammirazione per Mario Gabrie­le Giordano e per tutti coloro che con lui hanno collaborato, il successo di “Riscontri” è un’impresa che non può non destare meraviglia. Non sarebbe stato possibile accettare la fine di un’av­ventura editoriale che per quaranta anni ha sfidato senza sosta quei pregiudizi che – oggi come allora – si abbattono su chi si pone al di fuori della cultura di massa e, al contempo, ne denuncia i tentativi di «egemonia totale».

Chi afferma che dietro ogni principio c’è una promessa, dice il vero. E la prestigiosa storia di “Riscontri” è una delle dimo­strazioni del fatto che chi vive di principi come quello della liber­tà – nonostante l’enorme sproporzione delle forze in campo – è destinato a vedere sgretolarsi le mode del pensiero unico. Ovvero quelle ideologie che, di volta in volta, si impongono con intolle­ranza nella convinzione di rappresentare il futuro, senza tenere conto di quei “cadaveri dei vincitori” di cui la storia è affollata.

Dopo il “crollo delle ideologie” (eufemismo che sta ad in­dicare l’implosione del marxismo sovietico), molti hanno voluto credere ad una fine delle mode del pensiero. Queste ultime, invece, sono puntualmente rinate dalle ceneri, con indirizzi diversi ma col rinnovato ardore di chi trascorre la sua esistenza saltando dall’una all’atra. Con una, però, sostanziale differenza strategica. I nuovi ideologi difficilmente pubblicano “manifesti” e se lo fanno si as­sicurano che siano complessi abbastanza da non sembrare tali.

Ormai l’ideologia è qualcosa che si sostiene ma non si pro­fessa apertamente: c’è o non c’è a seconda dell’opportunità, la si insegna e al contempo la si nega. Proietta, come sempre, verso il paradiso terreste e la nuova umanità ma non ama la ribalta, perché la visibilità significherebbe sottoporre al dibattito pub­blico asserzioni che sono già state convalidate come “scontate” o “indiscutibili” verità. Celate, come sono, in ogni ambito tra le pieghe della tecnica e della burocrazia.

“Riscontri” è, invece, un luogo di «largo e articolato con­fronto», necessario anche in un mondo dove talvolta si ha effet­tivamente la sensazione che da confrontare non vi sia più nulla. E forse, per questo, ancora più necessario.

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LO SPAZIO E IL PUBBLICO DI «RISCONTRI» (Originario Editoriale programmatico del 1979) - Mario Gabriele Giordano-Ettore Barra Per chi chiedesse a quale spazio, come oggi si dice, e a quale pubblico abbiamo pensato nel promuovere la pubblicazione di “Riscontri”, la risposta sarebbe nello stesso tempo facile e dif­ficile: facile, perché potremmo semplicemente dire che lo spazio e il pubblico di una nuova rivista sono quelli che essa riesce a conquistarsi per ciò che sa effettivamente essere; difficile, perché, in realtà, da qualche presupposto siamo partiti, ma non è agevole rapportarlo in termini precisi alla complessa situazione del nostro tempo.

Noi non abbiamo verità da rivelare né interessi da sostenere; vogliamo solo più direttamente entrare nel dibattito culturale con una nostra precisa connotazione: la fede in una cultura che non sia strumento in rapporto a fini prestabiliti, ma coscienza critica della realtà; non filiazione di precostituite ideologie, ma matrice di fatti e di comportamenti anche etici e politici; che insomma proceda e operi nel vivo della comunità civile non per dogmi ma per riscontri.

Ecco perché la risposta può essere difficile. Oggi molte eti­chette, molte reciproche diffidenze, molti pregiudizi dividono in una mappa esageratamente variopinta persone che potrebbero intendersi e discutere e costruire insieme, ma che invece, temendo tacce indesiderate, si rifugiano nella impenetrabile e superba rocca di un’ideologia. Il nostro invito è che queste persone scendano a discutere insieme, con quella umiltà e quella onestà che sono proprie di chi intende la cultura come noi l’abbiamo definita. In questa area di libero e costruttivo dialogo sono lo spazio e il pub­blico di “Riscontri”.

Al di fuori di una simile prospettiva, non può esservi che l’intolleranza, perché l’intolleranza non è solo quella violenta che grida e percuote, ma anche quella insinuativa e strisciante che persegue i suoi fini di egemonia totale con più accorti modi.

L’impostazione di “Riscontri” è stata per altro concepita in modo tale da consentire che la sua apertura possa realizzarsi sia in senso orizzontale che in senso verticale: alla sua disponibilità rispetto a contributi che siano ispirati ai più diversi indirizzi cri­tici, metodologici e ideologici, corrisponde la sua disponibilità rispetto a tutte le fasce del mondo culturale, nella certezza che ciò non debba suscitare incomprensibili riluttanze sia dal basso, per umiltà, sia dall’alto, per orgoglio. “Riscontri” vuol essere così un punto di riferimento che si propone come occasione di un largo e articolato confronto. Anche per questo, la rivista non dibatte i problemi particolari di una branca esclusiva del sapere, ma senza nulla cedere in fatto di rigore scientifico, accoglie da tutti e va a tutti nel senso dell’interdisciplinarità della cultura e dell’organica complessità del reale. Ciò che resta per noi irrinunciabile è la serietà e l’onestà intellettuale.

Sappiamo bene a quali difficoltà andiamo incontro nel pro­muovere un’iniziativa che a qualche benpensante non mancherà di apparire persino arrischiata e temeraria. A confortarci c’è la coscienza di offrire qualcosa di non inutile e c’è la speranza di trovare sostegno e collaborazione nello spazio e nel pubblico che possono essere nostri.  

STUDI E CONTRIBUTI

Alessandro Ruffo, Breve storia dell’idea di Oriente. Islam e Oriente nel pen­siero occidentale............................................................................................

Danilo Riccardi, Storia e origine dei movimenti ecclesiali..............................

Martina Riccio, Torquato Tasso nel castello di Bisaccia. L’amicizia con Gio­van Battista Manso   ........................................................................................

Carlo Crescitelli, Carlo Pisacane. Eccentrico interprete delle mode del suo tempo..............................................................................................................

OCCASIONI

Paolo Saggese, Pietro Paolo Parzanese antileopardiano. Un conservatore dalla parte del “povero”................................................................................

Milena Montanile, Saverio Mattei tra tradizione e invenzione........................

MISCELLANEA

Dario Rivarossa, Giambattista Marino. Un pericolosissimo poeta “innocuo”.......

Guido Tossani, Poesia al femminile nell’Italia del primo cinquecento: Vittoria Colonna..........................................................................................................

Patrizia Nunnari, Alcune note intorno all’arte e allo stato estetico in Leopardi e Nietzsche......................................................................................................

 

Comitato di Redazione

Francesco Barra, Vincenzo Barra, Antonio Carrino,

Carlo Crescitelli, Francesco D’episcopo, Ottaviano De Biase,

Ugo Della Monica, Orsola Fraternali, Mario Garofalo,

Mario Gabriele Giordano, Dino Giovino, Raffaele La Sala,

Claudio Meo, Milena Montanile, Armando Montefusco,

Dario Rivarossa, Paolo Saggese, Salvatore Salvatore,

Carlo Santoli, Carlo Silvestri, Guido Tossani

 

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