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    13/12/2018

Il ’68 degli irpini, al carcere borbonico la presentazione del libro di Festa e Saggese

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura5_libro68.jpgAVELLINO – Un dialogo in cui il ’68 degli Irpini diventa il punto di partenza di una riflessione sul presente, dal ruolo dei giovani alle speranze tradite fino all’impegno dell’intellettuale oggi. È il senso del confronto in programma domani, 28 settembre, alle 17.00, nella sala blu del carcere borbonico di Avellino,  sul volume di Gianni Festa e Paolo Saggese “Il ’68 degli Irpini”, Delta 3 edizioni.
Interverranno, insieme ai curatori Paolo Saggese e Gianni Festa, mons. Arturo Aiello, vescovo di Avellino, Gerardo Bianco, presidente Animi, Domenico Gallo, magistrato, Silvio Sallicandro, editore. Sono previsti anche gli interventi dello scrittore Franco Festa,  della storica Gaetana Aufiero e del  parroco della chiesa di Capocastello don Vitaliano Della Sala. Modererà il giornalista Aldo De Francesco.

Un volume, quello di Festa e Saggese, che – si legge in una nota – ricostruisce con attenzione a documenti e testimonianze, l’esperienza del ’68 in Irpinia, dalle lotte studentesche alle rivendicazioni di diritti che abbracciavano i diversi strati della società. Tante le voci che animano il volume, la ricostruzione di Franco Festa della città di Avellino e della situazione socio-economica e culturale di quel tempo; le testimonianze di Antonio Spina, Rodolfo Salzarulo e Peppino Iuliano, Antonio Di Nunno nel ’69, dedicate al movimento studentesco a partire da luoghi irpini simbolici come il liceo “Mancini” e il “Colletta” di Avellino, il “Pascucci” di Dentecane e il “De Sanctis” di Sant’Angelo dei Lombardi.

Grande attenzione è rivolta anche al punto di vista delle donne, attraverso lo sguardo di Gaetana Aufiero che restituisce loro il ruolo centrale giocato nel movimento; Nino Lanzetta si sofferma, infine, sull’impegno del ministro dell’Istruzione Fiorentino Sullo, Antonio La Penna ricostruisce i limiti dell’università italiana. In primo piano la Chiesa attraverso figure di alcuni sacerdoti come Don Michele Grella e Padre Pio Falcolini, nell’analisi di Domenico Gallo.

Una scelta, quella di riunire in una stessa serata punti di vista di generazioni differenti, che diventa anche l’occasione per tracciare un bilancio delle speranze deluse del ’68, di un movimento incapace di restare coerente o comunque di tradurre in pratica gli ideali decantati e inseguiti, travolto dall’onda del benessere e dagli egoismi individuali o da eccessi che hanno finito con il far dimenticare il senso profondo della lotta.

 

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