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    18/10/2018

Castel Baronia, un centro culturale nella casa natale di Pasquale Stanislao Mancini

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La casa natale di ManciniCASTEL BARONIA – La casa natale di Pasquale Stanislao Mancini diventa centro di cultura. È questo il progetto che l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Felice Martone, intende realizzare. Nei numerosi locali ristrutturati della casa dove il grande giureconsulto e uomo politico dell’Ottocento visse i primi anni della sua infanzia già è stata trasferita la biblioteca comunale che conta oltre dodicimila volumi, molti dei quali già appartenenti alla biblioteca di famiglia dei Mancini. Gli altri locali, che compongono i due piani del fabbricato, hanno già una interessante destinazione. Una stanza, già arredata con eleganti mobili del XIX secolo, sarà dedicata alla figura di Pasquale Stanislao. Sulle pareti saranno esposte tutte le foto dell’eccezionale personaggio e una serie inedita di documenti scritti di suo pugno. Nella stanza vicina saranno esposti tutti gli stemmi della casata Mancini con le varie diramazioni susseguitesi nel tempo. Al centro  del palazzo, in una sala molto bella, sarà collocata la sala convegni. Subito a fianco ci sarà la sala della reception, la sala lettura e la sala attrezzata per la cineteca.

Molto interessante, per la conoscenza della storia e della cultura di Castel Baronia sarà la sala dedicata alla vita e alle opere dei personaggi ai quali il paese ha dato i natali. Tra i tanti, saranno ricordati Gian Giacomo Giordano, Carmelo Errico, poeta amico di Gabriele D’Annunzio, Padre Andrea Martino, francescano che ha realizzato la via crucis collocata nella chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Di Padre Andrea Martini saranno esposte alcune delle numerose ed eccezionali opere.

Una sala particolare sarà quella degli  attrezzi utilizzati dagli artigiani che, durante l’Ottocento, si dedicarono alla lavorazione dell’osso e produssero oggetti di straordinaria bellezza per la cura delle persone e per alcune immediate utilità. Tale lavorazione contribuì a far definire gli abitanti di Castel Baronia con il termine “sagacorne” che ancora oggi si portano dietro.

La più bella e interessante sala sarà sicuramente quella dedicata alla “lingua ciaschina”, un vero e proprio idioma locale che ancora oggi si conserva in parte. La lingua ciaschina nacque, secondo alcuni studiosi, con la Carboneria. Infatti, tutte le parole sono onomatopeiche, tentano di riprodurre il suono o l’azione che viene compiuta. Ad esempio, la parola “lu trup-trup” indica l’agnello e richiama il suono che si ascolta dal suo camminare con i piccoli zoccoli. Le scarpe vengono indicate col termine “fangose” ovvero antifango; le mani si chiamano “vrangose” ovvero che abbrancano. Gli spaghetti sono “sfilùsi” che sfilano facilmente quando vengono tirati in  bocca. Così l’acqua diventa “chiarenza”, il vino “frez”, la donna “manèa”, l’uomo “lu caggio”.

Il progetto, già finanziato dalla presidenza del Consiglio, è in piena realizzazione ed è seguito con grande attenzione dal sindaco Martone. “Il mio sogno – dice in proposito il primo cittadino – è di vedere, al più presto, questa struttura aperta a tutti, specialmente a quelli che amano la cultura”.

 

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