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    15/11/2018

Il libro di Spinosa/La grande riscoperta di Francesco Solimena

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura6_solimena.jpg"Fra tradizione ed impulso innovatore,

plumbei gioghi atemporali e gorghi di

luce perenni, l’eredità del passato è

memoria storica da preservare, il Volto

immane dell’avvenire".

Giada Eva Elisa Tarantin

 

 

AVELLINO – Non ci si taccia di presunzione se affermiamo che, in quasi mezzo secolo di attività critica, ci siamo dedicati spesso alla scoperta di dipinti inediti di Francesco Solimena e della sua scuola in terra d'Irpinia, sua patria, e nel Meridione. Quegli studi, pubblicati su riviste e libri vari, perseguivano anche lo scopo di mantenere desta l'attenzione del grosso pubblico irpino sull'attualità della lezione impartita dalla straordinaria personalità dell'illustre pittore. In campo nazionale, ovviamente, l'attenzione e l'interesse degli studiosi più qualificati erano già  da tanto tempo orientati a  compiere scoperte a volte addirittura clamorose sul pittore irpino e sulle sue opere, richiamando non poche volte l'interesse scientifico internazionale.

In generale può dirsi, tuttavia, che in questi ultimi due secoli si sia  avuta a volte l'impressione che il grande pittore irpino Francesco Solimena venisse momentaneamente dimenticato e che all'improvviso la scoperta, di tanto in tanto, di qualche sua opera inedita bastasse a riportarlo all'attualità della cronaca e della gloria. Ma oggi è avvenuto il miracolo: rinasce definitivamente, in tutta la sua imponente monumentalità, la figura dell'illustre maestro di Canale di Serino grazie ad un'opera  editoriale - ora, dopo tanta attesa,  in libreria - di gigantesca valenza culturale: Francesco Solimena e le Arti a Napoli, Ugo Bozzi Editore, Roma, 2018.

L'opera consegna per sempre alla storia la complessa e irripetibile figura di Francesco Solimena, perché non sia mai più dimenticata. Si tratta di due volumi racchiusi in un elegante cofanetto che raccolgono tutti i lavori del maestro (non solo oli ed affreschi, ma anche disegni e tempere). Un'approfondita bibliografia arricchisce e completa i due libri. Ne è l'autore Nicola Spinosa, il più grande conoscitore della pittura napoletana del Seicento e del Settecento. Né poteva esserlo alcun altro. L'impresa editoriale rappresenta, infatti, a nostro giudizio, in una dimensione ideale, la rivincita di Nicola Spinosa sul diniego ricevuto recentemente dalle istituzioni napoletane di esporre a Napoli una mostra dedicata a Francesco Solimena che, invece, si è voluto con forza tenere in Francia, sia pure con strepitoso successo.

Sulla copertina (nella foto) del primo dei due libri in questione non a caso figura l'immagine di un Ritratto di donna (Tolosa, Musèe des Augustins-Ph. Daniel Martin) del pittore irpino, un'immagine che è riconosciuta un po’ unanimemente da tutti gli studiosi come il simbolo della napoletanità e della mediterraneità (recentemente abbiamo pubblicato la stessa immagine sulla copertina della rivista "Nuovo Meridionalismo", n. 211, Gennaio-Febbraio 2018, e a corredo dell' articolo Il ritratto di donna di F. Solimena pubblicato sullo stesso numero della rivista).

La prima, insuperabile monografia, scritta dalla penna prestigiosa di Ferdinando Bologna, risale al lontano 1956, ed eresse il primo grande monumento alla figura di Francesco Solimena (le copie del libro sono esaurite da molti decenni, non se ne trova una anche a volerla pagare a peso d'oro).  Se essa determinò la "nascita" della figura di Francesco Solimena nel campo della conoscenza scientifica, questa monografia di Nicola Spinosa oggi rappresenta la "rinascita" del pittore irpino. Del resto autore non poteva che esserne lui, Nicola Spinosa, che, come si ricorderà,  nelle sontuose stanze di Palazzo Madama il 25 febbraio del 2010 grazie ad una sua intuizione scoprì due opere  gigantesche di Francesco Solimena (“Zeusi dipinge il ritratto di Venere scegliendo a modello le fanciulle di Crotone” e “Apelle dipinge il ritratto di Pampapse alla presenza di Alessandro il Grande”) che nel 1937 erano state catalogate erroneamente con l’attribuzione a Biagio Falcieri, oscuro pittore veneto.

Per noi irpini è motivo di orgoglio e soddisfazione, dunque, che i due volumi di Nicola Spinosa siano dedicati all'illustre figlio d'Irpinia, Francesco Solimena, gloria  e vanto dell'Irpinia in tutto il mondo.

Sarebbe dovere delle istituzioni, pertanto, anche locali (il Comune e la Provincia di Avellino), acquisire al più presto (prima che le copie finiscano) nel proprio patrimonio librario i due volumi che sono in vendita presso le librerie.

Non si dimentichi più che il Maestro irpino fu il protagonista assoluto della pittura napoletana del primo Settecento e si formò nella bottega del padre Angelo (1629 – 1716), dal quale aveva appreso modi guariniani e tendenze specificamente naturalistiche. E non si chiami più (come sovente ancora accade) Solimene l'illustre pittore irpino Solimena.

 

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