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    22/08/2019

L’Occhio sulla città, Avellino nel libro di Antonio Fusco

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura6_locanfusco.jpgAVELLINO – L’Occhio sulla Città è il frutto di un lavoro lungo due anni durante i quali, con impegno, passione, scrupolo e dedizione, l’autore ha cercato di offrire ai lettori del giornale “L’Irpinia” un antidoto all’assuefazione ed allo status quo, ma anche e soprattutto di trasmettere il suo amore per la città di Avellino.

Occhi rapidi, diretti e snelli che – si legge in una nota – potranno, ora anche in forma di volume, essere d’aiuto agli addetti ai lavori nel loro tentativo di cambiar volto alla città ed un invito per tutti ad essere più di ciò che si è ora. Partecipare vuol dire anche essere attivisti civili per un futuro immediato migliore, per essere coscienti che vivere meglio può dipendere anche da noi.

Alla presentazione interverranno Ettore Barra (il Terebinto Edizioni), Raffaele La Sala (storico), Rosa Giulio (professore Associato Università degli Studi di Salerno) e Generoso Picone (giornalista). Modererà i lavori il direttore de “L’Irpinia”, Carlo Silvestri. L’evento si terrà domenica 3 febbraio al circolo della stampa, alle 17:30. Per ulteriori informazioni è possibile seguire l’evento Facebook. Qui di seguito proponiamo ai nostri lettori la prefazione di Rosa Giulio e l'introduzione di Carlo Silvestri.

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Gli scritti giornalistici di Antonio Fusco sono sempre condotti con grande acume, onestà intellettuale e coerenza e vengono offerti al lettore con chiarezza e limpidezza di stile, che lasciano trasparire tutta la passione e la vocazione dialogica del giornalista per il proprio territorio.

E per il territorio, grazie alla competenza, sensibilità, attenzione, ma anche al coraggio e allo spirito di servizio, l’attività giornalistica di Fusco si rivela una risorsa preziosa. Guidato da una profonda etica del lavoro, basandosi su fonti documentarie, raccogliendo dati, notizie e informazioni, Fusco si assume la responsabilità di quanto scrive, senza scivolare nella deriva della superficialità e del luogo comune, della ricerca della polemica e dello scoop, fin troppo in uso oggi da un certo modo di fare giornalismo.

Fondamentale che il suo occhio e la sua “penna” si soffermino sul proprio territorio, complesso e articolato come quello irpino, dando la possibilità anche all’opinione pubblica di poter riflettere sulla realtà circostante. Tra gli interventi, particolarmente a cuore a Fusco il destino di Piazza Castello, l’ordine pubblico nella città di Avellino,  la tutela dei diritti del cittadino a godere dei propri spazi in maniera libera e sicura, la valorizzazione delle risorse umane del territorio, la tutela del patrimonio culturale, come espressione di identità, di storia che vanno recuperate, difese e promosse per la reale crescita di una nuova società civile.

Ripetuti gli inviti ad amare la propria città, a coltivare il sentimento dell’amor proprio attraverso il rispetto dei luoghi e delle leggi: le denunce degli atti vandalici, le esortazioni all’educazione e al rispetto testimoniano quanto quella di Antonio Fusco sia una vera e propria vocazione che attraverso la scrittura si concretizza in missione, in azione.

Un occhio vigile, quello di Fusco, che scava a fondo, ma che riesce a mantenere la “giusta distanza”, e a portarlo spesso anche oltre i confini della propria città: di qui la riflessione sulla gestione degli scavi di Pompei, la problematica campana dello smistamento dei rifiuti, la sanità pubblica: temi, questioni importantissimi che Fusco non smette mai di richiamare pure quando riflette su un contesto più strettamente locale. Anche lo sport non è tenuto fuori, anzi con la stessa serietà e con la stessa chiarezza ne mette in evidenza le glorie e le sconfitte, le luci e le ombre, gli orizzonti positivi e le derive.

I suoi articoli, il suo occhio sempre vigile sul microcosmo del suo territorio, gli permettono di intercettare e leggere le tendenze, gli sviluppi, gli orientamenti di un macrocosmo prima regionale, e poi più ampiamente nazionale ed europeo, rivelando luci e ombre e suggerendo alternative e soluzioni possibili, in una dialettica di confronto che si rivela sempre propositiva e costruttiva.

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C’è tutta la forza di chi ama la propria città con devozione e sincera fede di appartenenza alle proprie radici nell’Occhio sulla città che Antonio Fusco porta avanti dal novembre del 2014 sulle colonne de L’Irpinia con una abnegazione propositiva ed un senso civico esemplari, ancora più encomiabili in chi come lui parte da una posizione frenata, come dire, dalla sua condizione di disabilità.

Un pacchetto di «sguardi» e di osservazioni, quello messo su da Antonio, che ora trova spazio in un libro e che costituisce la testimonianza di un’attenzione alla vita della nostra comunità e dei suoi problemi veramente preziosa e su cui dover riflettere, un po’ tutti, con uno spirito costruttivo di partecipazione collettiva e coscienza sociale.

Uno dei primi argomenti che Antonio mi propose di voler affrontare quando lo invitai a collaborare al giornale tenendo una rubrica settimanale di vere e proprie segnalazioni «urbane» senza risparmiare, se necessario, nessuna critica né, se del caso, opportuni riconoscimenti per quanto eventualmente realizzato – ricordo quando, insieme con Tonino Di Nunno, lo spronai a mettere per iscritto quanto era oggetto delle conversazioni tra amici nella saletta di quello che è stato ribattezzato, un po’ pomposamente, il caffè delle Giubbe rosse d’Irpinia – è stato, con la chiara sensibilità ed lo scrupoloso realismo che lo contraddistinguono, quello della «priorità» di garantire piena accessibilità per i disabili a tutte le chiese cittadine. Una vera e propria  battaglia di civiltà che, a tutt’oggi, ancora non ha trovato, nonostante le reiterate sollecitazioni anche da parte della Consulta comunale dei disabili, risposta da parte delle istituzioni.

“Spesso – scrive in un Occhio dedicato all’argomento – i luoghi  di culto  si trovano ad essere anche motore di iniziative volte a farci ritrovare come comunità. Ben venga tutto questo ma la vita sociale e culturale del capoluogo è  talvolta purtroppo ancora preclusa ad alcune categorie di cittadini. Perché? In chiese quali Costantinopoli e soprattutto la nostra Cattedrale, solo per fare due esempi, non è ad oggi previsto alcun accesso alternativo aperto a tutti. Applicare una pedana mobile o un elevatore elettronico lungo il corso della scalinata del Duomo non solo non ne deturperebbe la antica storica facciata ma anzi garantirebbe ad ognuno, disabili compresi, il sacrosanto diritto di vivere finalmente a pieno la città. In fondo è proprio garantendo accoglienza che si potrà veder assicurata una sempre maggiore partecipazione”. Come non essere d’accordo con una analisi così  naturalmente e razionalmente sviluppata e frutto di senso civico e responsabile consapevolezza?

Un vero e proprio osservatorio, quello di Antonio Fusco, che fa leva non solo sulla indubbia attitudine critica di scrutare, indagare, osservare appunto, quindi scrivere, con l’occhio sempre attento e vigile, sulle varie tematiche che di volta in volta assillano la vita cittadina, ma soprattutto sulla capacità di raccontare quanto la nostra collettività esprime, i suoi bisogni, le sue difficoltà, con forza ed avveduta accuratezza.

Un’analisi, la sua, che prende sempre più consistenza e spessore perché ad ispirarla e alimentarla non solo c’è, nell’immediatezza, l’osservazione di ciò che succede con l’occhio esteriore, ma soprattutto perché a sorreggerla e a vivificarla c’è quell’occhio interiore - l’occhio della mente, direbbero gli antichi - che è quello delle idee e delle proposte, sempre finalizzate alla risoluzione dei problemi ed al raggiungimento del bene comune nel segno della democrazia.

Una lettura della nostra condizione societaria e del livello della cosiddetta qualità della vita, quella che Antonio Fusco ci dà nonostante la sua giovane età, che affonda le sue radici in quella passione civica ed in quell’amore filiale per Avellino che hanno avuto in Antonio Di Nunno, il sindaco-giornalista prematuramente scomparso ad inizio di gennaio del 2015, un autentico interprete ed il precursore illuminato di un’idea di città che, purtroppo, per l’insipienza e il degrado della mala politica imperante, è destinata, forse, a rimanere un’utopia.

Aggiornamento del 3 febbraio 2019, ore 19.30 - FOTO

 

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