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    08/12/2019

Don Michele Grella/Il sacerdozio come missione

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura6_grella_barra.jpgAVELLINO –  Il 20 febbraio 2019 cade il decennale della scomparsa di don Michele Grella. La parrocchia di San Ciro ha promosso la pubblicazione di un opuscolo, che viene già distribuito presso la sede di via Guido Dorso, edito dalla casa editrice Terebinto. Una messa in suffragio sarà celebrata il giorno dell’anniversario alle ore 18.00. Qui di seguito pubblichiamo uno stralcio dello scritto di Francesco Barra.

*  *  *

Parroco di S. Ciro dalla fondazione della parrocchia nel 1959 sino alla morte, nella sua lunga e fervida vita (29 settembre 1929 - 20 febbraio 2009) don Michele Grella fu sacerdote di straordinaria spiritualità e pastoralità, che ha ben rappresentato il travaglio e la passione della parte migliore del clero italiano del post-Concilio. Formatosi a una pastoralità attiva e moderna, la sua prima fase fu contrassegnata dalla realizzazione di strutture destinate al culto e alle attività sociali in un quartiere allora periferico e di nuova espansione urbana. Innanzitutto la Chiesa parrocchiale, caratterizzata da armoniche, ariose e funzionali strutture architettoniche moderne quanto solide (come dimostrerà il terremoto dell’80), che don Michele fortemente volle fosse edificata in prospetto al viale dei Platani, e non già, come si pretendeva per ragioni speculative da qualcuno, nell’area dove poi sorse l’Asilo. Si trattava di una chiesa ampia e moderna, consacrata nel 1965, dotata di appropriate strutture per la pastorale parrocchiale, che veniva a sostituire la modestissima cappella prima esistente. Fu il segno, anche architettonico-urbanistico, della nuova dimensione che andava assumendo il quartiere, sempre più destinato con gli anni a saldarsi organicamente con il centro della città. Alla chiesa si affiancò subito dopo l’Asilo “Pedicini” di piazza Perugini, affidato alle suore domenicane di S. Caterina di Montefusco, che l’avrebbero gestito sino alla fine del secolo, e per il quale il parroco di S. Ciro prodigò tesori infiniti d’impegno, di fatiche e di cure. Considerava infatti l’Asilo come un servizio e un presidio fondamentale, in senso religioso e sociale oltre che culturale, per la vita della parrocchia. Era e rimase sempre, in sostanza, uno strumento privilegiato della sua pastorale, fatta di amore per le persone e per le famiglie, specie per le più disagiate e lontane dalla Chiesa. Di qui, anche, la sua generosa quanto gravosa assunzione della responsabilità pastorale di Contrada Bagnoli, vasta e popolosa area rurale, all’epoca isolata e marginale, rimasta sino ad allora quasi ai margini delle cure pastorali della Chiesa avellinese. A Contrada Bagnoli il suo l’impegno si concretizzò tra l’altro nell’edificazione della chiesa di S. Michele, destinata a rinnovare l’antichissimo culto dell’Arcangelo delle genti del luogo e a divenire il centro focale delle attività liturgiche e parrocchiali.

Del tutto straordinario fu poi il carisma che don Michele esercitò sui giovani e per i giovani, il che lo portò tra l’altro a essere in prima fila nelle memorabili Giornate Mondiali della Gioventù, a partire dalla prima, quella di Santiago di Compostela nell’agosto del 1989.

La sua spiritualità mariana, unitamente alla partecipazione alle sofferenze degli ammalati, l’aveva inoltre precocemente indirizzato a Lourdes, al cui santuario egli condusse annualmente – sin quasi alla morte – dei pellegrinaggi che produssero straordinari frutti spirituali.

Un ruolo fondamentale lo svolsero, a fianco di don Michele, lo zio, mons. Luigi Abbondandolo (1911-1997), già rettore del Seminario, sacerdote dotto ed eloquente, l’Arciprete di Mercogliano Don Guido Santoro (+ 24 luglio 2007), altra figura luminosa per santità di vita e grandezza di fede, Don Vincenzo Savignano, parroco di S. Stefano del Sole, Don Giulio Ruggiero, parroco di Fontanarosa, Padre Gerardo, francescano del convento di Serino, e altri ancora, oggi quasi tutti scomparsi. Un ricordo particolare merita poi un colto e generoso sacerdote, Don Adriano De Lillo, apprezzato professore di Storia e filosofia al liceo scientifico “Mancini”, oggi a Roma, che per un ventennio affiancò efficacemente don Michele sia nell’evangelizzazione che nella pastorale parrocchiale.

Infine, come non ricordare don Michele come il Sacerdote della misericordia e della carità? Nessuno, credente o non credente, che fosse ferito nello spirito o bisognoso di soccorso concreto, può dire di non essere stato accolto, confortato, rialzato, aiutato, spiritualmente e materialmente. I suoi sorrisi e i suoi abbracci esprimevano appieno la sua condivisione alle gioie e alle sofferenze. Le sue mani erano realmente “bucate”, ma egli non se ne preoccupava, perché sapeva bene che quello che esce dalla porta della sacrestia, cioè dalla carità del parroco, rientra, moltiplicata, per quella della chiesa attraverso la carità dei fedeli.

In conclusione, può dirsi che in sostanza il “segreto” di don Michele era uno solo: amava le anime.

 

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