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    22/04/2019

In Irpinia prima dell’Unità. Società, cultura e territorio nel libro di Pugliese

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Da sx: Silvio Sallicandro, Nunzio Cignarella, Edmondo Pugliese, Raffaele Cappuccio e Mariano NigroAVELLINO – Presentato questo pomeriggio, presso la sala Ripa dell’ex carcere borbonico di Avellino, il volume In Irpinia prima dell’Unità di Edmondo Pugliese. Al tavolo, coordinato dal giornalista Rai Raffaele Cappuccio, sono intervenuti, oltre all’autore del volume, l’editore Silvio Sallicandro, il giovane studioso Mariano Nigro e Nunzio Cignarella, vice presidente del Centro di ricerca Guido Dorso di Avellino che ha organizzato l’incontro.

Il volume di Pugliese, attraverso la vicenda della Real Società Economica di Principato Ultra, già anni fa al centro di un denso volume di Renata De Lorenzo, dimostra l’esistenza in Irpinia di una intellighenzia tecnica che si interessò al tema dello sviluppo territoriale attraverso una modernizzazione delle tecniche dell’agricoltura, all’epoca, come è noto, la principale fonte di sostentamento della popolazione. Personaggi di spicco di questa classe intellettuale e dirigente – molte volte, infatti, i membri dell’una erano anche esponenti dell’altra –, i vari Pionati, Cassitto, De Renzi, nutriti della più avanzata letteratura e cultura europea, riuscirono a proporre un modello di sviluppo che, questa è l’accusa di Pugliese, è stato del tutto abbandonato al momento dell’unificazione italiana in favore di modernizzazioni alternative che avevano il loro fulcro nell’industria settentrionale; ciò ha comportato, inoltre, la fine di quel vivace momento culturale.

Sul tema della cultura come strumento per migliorare le condizioni della nostra terra e, quindi, per formare una nuova classe dirigente, è intervenuto Nunzio Cignarella che, nell’occasione, ha anche presentato e fatto il punto su alcune iniziative portate avanti dal Centro di ricerca Guido Dorso. In nome del pensiero del grande meridionalista, infatti, il Centro è particolarmente attento alla formazione dei giovani studenti irpini. Proprio ad essi sono rivolti due delle più importanti iniziative organizzate dal Centro presieduto da Luigi Fiorentino: la prima, ormai avviata fin dal 2014, è il corso di orientamento, rivolto agli studenti del quarto anno delle scuole superiori, “Parliamo del vostro futuro”, che si svolge, annualmente, ad Avellino e a Sant’Angelo dei Lombardi; la seconda è il corso avanzato rivolto anch’esso agli studenti più meritevoli del quarto anno delle scuole della provincia di Avellino che, dopo la prima edizione dello scorso anno dedicata al tema della crisi della democrazia, è rivolto quest’anno ad un tema di grande interesse per le generazioni presenti e quelle future, ovvero la robotica.

Oltre ai personaggi e alla cultura, il libro di Pugliese, come detto precedentemente, si interessa anche al tema del territorio, e dunque della conoscenza della storia irpina. Irpinia che, fino all’Unità, era conosciuta amministrativamente come Principato Ultra e che aveva il suo capoluogo dapprima in Montefusco e poi, a partire dal 1806, in Avellino, quando la città venne elevata a capoluogo dopo la riforma amministrativa del re francese Giuseppe Bonaparte.

Sulle vicende storiche che hanno interessato la provincia irpina dalla nascita del Regno delle Due Sicilie all’unificazione è intervenuto anche Mariano Nigro, che ha ricordato alcune delle più importanti e violente vicende di quella storia: dai moti sanfedisti del 1799 a quelli costituzionali del 1820, dai moti del 1848 a quelli del Risorgimento. Risorgimento che è stato, secondo Pugliese, una vera e propria “rivoluzione mancata” soprattutto per la popolazione irpina che è stata costretta – questo è il suo pensiero – a subire semplicemente un ricambio di classe dirigente, da quella napoletana a quella meridionale. La triste vicenda dell’unificazione, la sua mancata trasformazione sociale è vista dal professore come base di quella guerra tra “cafoni” e “galantuomini” che ha costituito il brigantaggio, particolarmente violento proprio in Irpinia. Ma su questi temi Pugliese sta effettuando nuove ricerche che, ne siamo sicuri, porteranno ad altre pubblicazioni.

L’incontro si è poi concluso con il breve intervento dell’editore Sallicandro che ha spiegato come la sua casa editrice, una delle poche ancora presenti sul territorio provinciale, sia da intendersi come luogo di incontro culturale. La sua casa editrice, Delta3, è, inoltre, particolarmente interessata alla pubblicazioni di opere di interesse storico locale perché – sono sue parole – «solo attraverso lo studio del passato si possono trovare le radici su cui costruire il nostro futuro».

 

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