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    12/11/2019

La tragedia della divisione Acqui nelle Isole Ionie ricordata dagli studenti di Montella

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Irpinia10_liceomontella.jpgMONTELLA – “Tragedia nella tragedia: il massacro della Divisione Acqui da parte dei tedeschi nelle isole Ionie è stata una delle grandi tragedie della Seconda guerra mondiale”. Così Francesco Barra, docente di storia moderna presso l’università degli studi di Salerno, dinanzi alla attenta platea di studenti del liceo “Rinaldo d’Aquino” di Montella in occasione del convegno sugli eccidi di Cefalonia e di Corfù perpetrati dalla Wermacht nel settembre del 1943.

Il contesto degli avvenimenti è quello maturato all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre con il precipitare e il susseguirsi di eventi spaventosi che portarono a fucilazioni di massa, un vero e proprio sterminio di ufficiali e soldati italiani della divisione Acqui che, formata nel 1938, era affidata al comando del generale Antonio Gandin.

“Di quella divisione – ha ricordato in un passaggio il professore Barra – faceva parte in qualità di ufficiale mio padre Vincenzo di stanza a Corfù che mi raccontava quanto avvenuto in quei giorni di settembre in cui, dopo i massacri, seguirono le deportazioni nei campi di concentramento della Polonia e della Germania”.

“Si trattò dell’unica vera e propria battaglia campale combattuta dagli italiani contro i tedeschi dopo l’8 settembre, e che anche per questo segna l’inizio della Resistenza armata. A determinare la tragedia furono fondamentalmente, nel caos generale seguito all’armistizio, tre motivi: la decisione di Hitler di infliggere all’Italia una punizione sanguinosa ed esemplare; l’assoluta impotenza del governo italiano rifugiato a Brindisi, dal quale, come aveva lucidamente previsto il gen. Gandin, non c’era da aspettarsi alcun soccorso; il mancato intervento degli alleati anglo-americani impegnati, in quel periodo, nello sbarco di Salerno, testa di ponte della loro strategia militare in quella fase del conflitto. Si aggiunga il fatto che il governo greco in esilio a Londra non voleva che l’Italia mantenesse posizioni di forza nelle isole greche occupate nel 1941”.

Ricco di ricordi ed intenso sul piano emozionale l’intervento di Luciano Tito Bertinelli, figlio di un ufficiale italiano caduto all’età di trent’anni a Cefalonia, che ha ringraziato gli allievi del liceo d’Aquino per aver riproposto, a distanzi di anni, di poter parlare di quelle tremende stragi che hanno riguardato 73 ufficiali dell’e­ser­cito italiano e 500 soldati di compagnia.

“Ricordo il racconto di mia madre – ha detto Bertinelli – che  sognava spesso di mio padre che cercava aiuto”.

Del ruolo svolto dall’Arma dei Carabinieri, presente nelle isole Ionie con un battaglione ed una compagnia, dello spirito di servizio e dell’amor patrio messi in campo, ha parlato il capitano Rocco De Paola, comandante della stazione di compagnia di Montella, che ha anche ricordato le figure di carabinieri del calibro del capitano Raffaele Aversa di Atripalda, di Romano Dalla Chiesa, padre del generale Carlo Alberto, nel settembre del 1943 comandante della Legione carabinieri di Bari, e Filippo Bonavitacola, nativo proprio di Montella, insignito della medaglia al valor militare alla memoria.

Ferruccio Capone, sindaco di Montella, si è rivolto ai giovani studenti sottolineando la necessità di aver fiducia, oggi come non mai, nelle istituzioni e nella democrazia. A fare gli onori di casa sono stati la preside del liceo d’Aquino, Emilia Strollo, e la professoressa Antonella Prudente, referente del progetto "Il caffé letterario-Le 2 culture", che ha coordinato i lavori del convegno.

 

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