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    15/11/2019

Ferdinando Bologna e Mario Alberto Pavone/L’omaggio a due grandi maestri e amici dell’Irpinia

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Ferdinando Bologna e Mario Alberto PavoneAVELLINO – Sono  morti nello stesso mese di aprile 2019, Ferdinando Bologna e Mario Alberto Pavone, i due più eminenti storici dell'arte italiana che, insieme con Vincenzo Pacelli (anch'egli recentemente scomparso), hanno riscoperto e portato alla conoscenza scientifica le glorie dell'arte irpina Francesco Guarino, Francesco ed Angelo Solimena.

La loro dipartita rappresenta una gravissima perdita anche per l'Irpinia, e per tutti coloro che, come chi scrive, hanno attinto ai loro consigli e alla loro guida illuminata. I due illustri studiosi, miei "maestri" di arte e di vita all'Università degli Studi di Napoli, mi hanno guidato nelle ricerche compiute sinora sul territorio irpino e, in generale, su quello meridionale. Bologna aveva 93 anni. È stato insigne studioso di Giotto e della pittura medioevale e rinascimentale, tra i membri fondatori della rivista «Paragone-Arte», diretta da Roberto Longhi, di cui è stato redattore e collaboratore fino al 1966, e direttore, per la casa editrice Utet di Torino, della collana «Storia dell'Arte in Italia». Era professore emerito di storia dell'arte medievale e moderna presso l'Università degli Studi di Roma «Tor Vergata», ed era stato docente di metodologia e storia della critica d'arte presso l'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli.

Nato a L'Aquila, dopo gli studi a Roma con Pietro Toesca, è stato, giovanissimo, funzionario della Soprintendenza di Napoli; dal 1950 al 1958 è stato direttore della Pinacoteca nazionale di Napoli, curandone il trasferimento presso la sede del Museo nazionale di Capodimonte e il riordinamento scientifico e museografico (1953-1956). Nel frattempo era entrato in contatto con Longhi e aveva fatto parte della redazione della rivista «Paragone», sin dalla sua fondazione (1950). Nel 1965 divenne professore ordinario di storia dell'arte medievale e moderna nell'università di Napoli. Negli anni Cinquanta del Novecento, Ferdinando Bologna diede un fortissimo impulso alla scoperta ed allo studio dell’arte di Francesco Solimena, scrivendone una monografia diventata famosa, a cura dell'Amministrazione provinciale di Avellino, che gli valse la cattedra universitaria a Napoli.

Mario Alberto Pavone aveva 70 anni. A lui si deve, fra l'altro, la splendida monografia su Angelo Solimena, Arti Grafiche Boccia, Salerno, 1980. Ho collaborato con lui alla scoperta di dipinti inediti di Francesco Guarino e  di Angelo Solimena e per un catalogo di quest'ultimo su "Ricerche sul Seicento napoletano, saggi vari in memoria di Raffaello Causa", L§ T, Milano, 1984. E con lui mi sono sentito fino a qualche mese fa, per concordare una possibile data per presentare ufficialmente ad Avellino il mio ultimo libro "Arte e fede nella chiesa di San Francesco Saverio ad Avellino" (Stamperia del Principe, Gesualdo, 2019). Nella sua email inviatami il 26 gennaio scorso forse avrei dovuto già intravedere il segno precorritore della sua fine vicina: "Caro Riccardo - mi scriveva - mi avvio a concludere il mio iter didattico essendo giunto ormai ai miei 70 anni e quindi vado mettendo a punto quanto ho in arretrato per concludere il lungo percorso universitario. In questa fase sono molto preso da vicende burocratiche. Ho apprezzato il tuo recente contributo, per il quale... ". In questi ultimi tempi Mario Alberto era letteralmente oberato di lavoro, a cui si dedicava senza risparmio. Nell'email del 14 settembre scorso, infatti, mi aveva scritto: "Caro Riccardo, sono appena di ritorno dalla Spagna e già mi piombano addosso due concorsi, che dovrò espletare in breve tempo. Sono ad un anno dal pensionamento e non si finisce di essere flagellati da pensieri esterni alla nostra prassi di studio quotidiana...".

Mario Alberto Pavone, di cui ho l'onore di essere stato un amico intimo, è stato uno studioso eccellente dell’arte meridionale del Seicento e del Settecento, con apporti decisivi sulla pittura barocca della Campania, tra Francesco Guarino e gli allievi della scuola di Solimena; al tempo stesso è stato un docente molto caro agli studenti nei confronti dei quali ha costantemente operato con dedizione, disponibilità e intelligenza.

Se ne sono andati, dunque, due professori veri, lontani dalle cronache mondane, due giganti della cultura artistica, due ineguagliabili ricercatori, i più fini divulgatori della vicenda storico-artistica dell’Italia meridionale e, in particolare, dell'Irpinia e del Salernitano. A loro due, indimenticabili miei maestri di arte e di vita, vanno la mia gratitudine e il mio più caro e commosso ricordo.

 

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