GESUALDO – Si è svolta, nelle giornate di venerdì 6 e sabato 7 settembre, nel castello di Gesualdo – la storica dimora di Carlo Gesualdo, il grande madrigalista rinascimentale amico di Torquato Tasso – la prima edizione della summer school organizzata dal Centro di ricerca Guido Dorso di Avellino. L’evento – indirizzato ai ragazzi che negli scorsi anni hanno partecipato ai corsi di orientamento, patrocinati dal Dorso, “Parliamo del vostro futuro” – è dedicato a temi di stringente attualità: Globalizzazione e sviluppo sostenibile è stato, infatti, il titolo prescelto per questa edizione inaugurale.
Tre sono stati gli esperti chiamati ed invitati da Berardino Zoina, componente del comitato scientifico del Centro Dorso ed organizzatore della prima edizione della summer wchool, ad intervenire sul tema prescelto. La lezione inaugurale di venerdì pomeriggio è stata tenuta dal prof. Pier Luigi Petrillo, capo di gabinetto del ministero dell’Ambiente, che ha trattato del complesso tema de La sostenibilità per lo sviluppo del Mezzogiorno. «Che cosa significa “sviluppo sostenibile” e in che cosa si differisce dallo sviluppo tradizionale?»: è stata questa la domanda di partenza dell’interessante intervento di Petrillo. Il professore di diritto pubblico comparato all’Università di Roma “La Sapienza” ha evidenziato come con lo sviluppo sostenibile – termine entrato nell’agenda politica poco più di venti/trenta anni fa – «cambi la linearità dello sviluppo tradizionale. Se con lo sviluppo tradizionale un prodotto, una volta consumato, va cestinato e distrutto, con lo sviluppo sostenibile il prodotto consumato può e diventa il punto di partenza di un nuovo processo produttivo».
Si passa, insomma, da un’economia di tipo lineare ad un’economia di tipo circolare. Naturalmente – è stato evidenziato – un’economia di tipo circolare pone una maggiore attenzione al lungo periodo. In questa ottica, ha spiegato Petrillo, è stata concepita e stilata l’Agenda 2030, «un progetto governativo a livello globale che si propone di raggiungere, entro quella data, 17 macro obiettivi e 169 micro obiettivi». Di questi obiettivi, Petrillo ne ha evidenziati tre che possono determinare «uno sviluppo sostenibile del nostro Mezzogiorno: i rifiuti, il turismo sostenibile e il patrimonio naturalistico». Per quanto riguarda il tema dei rifiuti Petrillo ha sottolineato come la regione Campania sia, attualmente, secondo i dati ministeriali, la seconda regione italiana per raccolta differenziata e la prima dell’intero Centro-Sud; un risultato incredibile, se si pensa alle cicliche crisi dei rifiuti che Napoli e l’intera regione hanno dovuto affrontare negli ultimi dieci anni.
Un risultato in realtà meno scontato – e su questo ha puntato molto l’attenzione Petrillo – se si pensa alla diffusione, quasi antropologica, della “cultura del riuso e del riciclo” nelle nostre zone. L’altro obiettivo analizzato dal professore è stato quello del turismo sostenibile, un tipo di turismo diverso da quello tradizionale e massificato, «in cui il turista, attento ad un modello di sviluppo diverso da quello tradizionale, va alla ricerca di posti autentici»: posti autentici che possono essere, ad esempio, le zone interne della Campania. L’autenticità del posto si collega poi all’ultimo obiettivo indicato da Petrillo, ovvero quello del patrimonio naturalistico. In questo campo il professore ha ricordato il progetto ministeriale delle cosiddette Zea (Zona economica ambientale), volto a garantire la protezione dell’ecosistema in un determinato territorio.
Durante la mattinata di sabato 7 settembre sono intervenuti il professor Domenico Carrieri e il professor Alessandro Aresu. Il professore Carrieri, membro del comitato scientifico del Centro Dorso, è intervenuto sul tema Democrazia e globalizzazione: il capitalismo è in crisi? «Si sente spesso parlare di crisi o addirittura di morte del capitalismo – è stata la prima osservazione di Carrieri – ma non è la prima volta che si parla, in questi termini, del capitalismo».
Dopo un breve excursus storico sulle crisi che il capitalismo ha affrontato, da quella del 1929 – dalla quale derivò l’epoca d’oro dei “trenta anni gloriosi”, caratterizzata dallo sviluppo economico e sociale dei paesi capitalisti – a quella del 2008, una crisi ancora oggi in gran parte del mondo non ancora superata, – «il Pil italiano ad oggi cresce ancora in maniera inferiore rispetto a quanto cresceva nel 2008» – Carrieri ha messo in evidenza tre possibili strade e/o soluzioni che la ricerca accademica ha proposto sul tema della crisi del capitalismo. La prima, la più pessimistica, è quella che afferma che «il capitalismo democratico, per come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi, non è più possibile; il che significa ammettere che la democrazia e il capitalismo siano antitetici». La seconda, la più ottimistica, afferma, invece, «che il capitalismo è capace di cambiare forma continuamente e ad uscire da ogni crisi»: la testimonianza più evidente di questa strada è la già citata crisi economica del 1929, che grazie all’analisi economica di Keynes propose nuove soluzioni alla crisi del capitalismo; eppure, ad oggi, ha sottolineato Carrieri, «non sono state trovate nuovi politiche risolutive dell’ultima grande recessione cominciata nel 2008». La terza soluzione, quella riformistica, propone «di rendere il capitalismo più contenuto», magari attraverso lo sviluppo di quello che Mariana Mazzucato ha definito Lo stato innovatore.
Tre soluzioni diverse che – dice Carrieri – «ci dimostrano che non esiste un solo capitalismo, ma che esistono diversi capitalismi». Se alla data del 1989, quella della crisi del socialismo reale e della definitiva vittoria del capitalismo sul modello alternativo, esistevano due tipi di capitalismi – il “capitalismo anglosassone” e il “capitalismo renano” – ad oggi la ricerca riconosce quattro tipi di capitalismi. Il capitalismo nordico (tipico dei Paesi scandinavi) è quello che maggiormente si è riformato, adottando la terza soluzione. Il capitalismo anglosassone (tipico del Regno Unito e, soprattutto, degli Stati Uniti) propone sì una forte innovazione – che però viene affidata non all’ente pubblico come nel modello nordico, ma agli enti privati – ma anche una bassa inclusione sociale. Il capitalismo renano/continentale (tipico della Germania) presenta una sua solidità, ma anche problematiche evidenti sul piano sociale – l’esempio è quello dei cosiddetti “mini-jobs”. Infine, il capitalismo meridionale (tipico di Paesi come Spagna e Italia) è quello che spende meno in innovazione, con inadeguati risultati sociali. «Che fare, allora?» si è chiesto Carrieri al termine del suo intervento, ponendo il suo sguardo soprattutto sulla situazione italiana. Primo: aumentare – e meglio – la spesa per l’innovazione. Secondo: creare le condizioni affinché gli attori – pubblici e privati – siano in grado di mettere in campo delle soluzioni efficaci. Terzo: una pubblica amministrazione più snella, capace di modernizzare.
La chiusura dei lavori è stata affidata ad Alessandro Aresu, collaboratore della rivista di geopolitica “Limes”, che ha parlato agli studenti di Geopolitica oggi: nuove sfide e questioni aperte. Nell’illustrare il suo tema, come si deve agli analisti geopolitici, Aresu ha mostrato diverse cartine geografiche, spiegando il perché dell’importanza della mappa geografica nell’analisi geopolitica. «La mappa – ha affermato – ci dice qualcosa si un determinato territorio. Naturalmente ci dice a chi appartiene quel territorio. Ma ci informa anche come quel territorio si sia modificato nel corso del tempo». Il controllo dello spazio-terra è dunque fondamentale alla fine di costruzione del potere. Ma – ha ricordato Aresu nel suo intervento – più che il controllo del territorio, è fondamentale il controllo dei mari: «chi ha il controllo dei mari ha il controllo del territorio». Perché il mare è così importante, quasi più del territorio? «Perché i commerci e le comunicazioni passano soprattutto attraverso il mare». Ad oggi la potenza che controlla i mari è quella statunitense. Ma, lo evidenzia la cronaca internazionale quotidianamente, una nuova potenza si sta affacciando sulla scena internazionale e sta ingaggiando con gli Stati Uniti una “nuova guerra fredda”: la Cina. «Sembrerebbe incredibile se si pensa che la Cina, nel 1981, era un Paese in cui più del 90% della popolazione viveva in condizioni di povertà estrema; eppure nell’anno 2013 la quota di popolazione cinese che viveva in povertà estrema era scesa a meno del 2%». Uno sviluppo incredibile, quello cinese. Aiutato, per giunta, anche dagli stessi Stati Uniti, «convinti che lo sviluppo in chiave capitalistico della Cina avrebbe portato a fondamentali modifiche sul piano politico, e alla caduta del comunismo». Invece, proprio a partire dalla crisi del 2008, mentre i paesi occidentali si trovavano ad affrontare una crisi economica senza precedenti, la Cina continuava a crescere e permetteva al Partito Comunista Cinese non solo di stringere le sue leve di comando, ma di presentarsi agli occhi del mondo come l’unica alternativa possibile al capitalismo statunitense. Oggi, dunque, la Cina si presenta come la principale competitor statunitense a livello globale; «e nel farlo – afferma Aresu – cerca di controllare i mari, attraverso cui passano le principali vie di comunicazione». In questo scenario globale, quale potrebbe essere il ruolo giocato dall’Europa e dall’Italia? «L’Europa – è la chiosa di Aresu – deve scegliere con chi stare. E solo un’Europa unita può decidere e difendere con forza la sua posizione o esercitare una funzione di arbitro tra le due superpotenze. Un’Italia fuori dall’Europa – è l’amara riflessione del giovane politologo – non può avere alcuna possibilità ed opportunità».
È stata una due giorni molto intensa questa di Gesualdo. Ma la classe ideale – composta da 16 studenti – ha partecipato con interesse ed attenzione ai lavori, mostrando notevoli capacità critiche, interagendo con curiosità e rigore con i professori intervenuti, suscitando riflessioni non banali. E se l’obiettivo di questa iniziativa, come ha evidenziato nei saluti inaugurali il presidente del Centro Dorso, Luigi Fiorentino, – accompagnato dal vicepresidente Nunzio Cignarella e dalla segretaria Giuliana Freda – era quello di «creare rete» tra alcuni dei migliori studenti di Avellino e provincia, i momenti conviviali al di fuori di quelli accademici, hanno contribuito molto a questo risultato.
Un’iniziativa, dunque, riuscita e che, come anticipato da Fiorentino, negli anni prossimi proseguirà, con l’obiettivo fondamentale di non disperdere «una classe dirigente che si sta creando». E che vedrà al fianco del Centro Dorso ancora una volta il Comune di Gesualdo, come sottolineato dal sindaco, Edgardo Pesiri, venuto a portare i saluti dell’amministrazione comunale.




