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    21/11/2019

Una lezione ed un esempio per una nuova lettura del Murale della pace di de Conciliis

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura4_muraldeconc.jpgAVELLINO – Oggi, alle ore 18, si svolgerà "il dialogo con Nicodemo" in cui si confronteranno il vescovo di Avellino Arturo Aiello e il maestro Ettore de Conciliis sul "Murale della pace" nella chiesa di San Francesco a Borgo Ferrovia. Con l'occasione pubblichiamo una nuova lettura estetica dell'opera condotta dallo storico e critico d'arte  Riccardo Sica.

*  *  *

Ho guardato e riguardato un'infinità di volte, nel religioso silenzio della chiesa di San Francesco ad Avellino, il capolavoro di Ettore de Conciliis, il Murale della pace. Ne ho cercato e spesso trovato  i più intimi aspetti e significati, figurativi e simbolici, illustrativi del tema trattato e del messaggio lanciato. Tanti altri, come me, hanno fatto la stessa operazione, in un contatto diretto con l'opera. Alla fine, io sono giunto a questa conclusione: bisogna giudicare il Murale della pace di Ettore de Conciliis, una volta per tutte, al di fuori delle suggestioni letterarie che potrebbero fuorviare la contemplazione estetica; e ciò semplicemente perché esso ha una sua precisa dimensione stilistica che realizza un discorso che è fatto in termini innanzitutto pittorici e non solo illustrativi.

Certo si tratta di una pittura che necessita di evocare una realtà, ma è pur vero che l'autore trasforma questa realtà, la rende diversa e non necessariamente corrispondente ad una oggettività esterna. Certamente alla base dell'ispirazione dell'opera c'è la vita vissuta ((personaggi, natura e paesaggi, figure note, storiche e non, il Papa Giovanni XXIII, la contadina, il Cristo, gli impiccati, San Francesco, i bombardamenti, la civiltà contadina, la guerra e la pace, appunto, etc..); ma de Conciliis  la trasfigura facendo assumere alle figure e alle immagini un carattere allo stesso tempo anche simbolico, favoloso e mitico della realtà.

Figure ed immagini  sono viste con un occhio che ne individua subito il valore surreale. E nasce la "visione". Giacché, quella di de Conciliis, è, alla fine, secondo noi, pittura di visione. De Conciliis annulla spazi e crea superfici, riquadri innalzati a dispetto di ogni legge prospettica, in cui il colore diventa prezioso non solo per luminosità, ma perché giunge anche all'evocazione quasi mitica di un muro al sole, simbolo della  realtà contadina del Sud. Ecco che l'accensione cromatica corrisponde, alla fine, all'accentuazione espressiva. E la pittura acquista, così, una sua metafisica: le immagini sono sempre in funzione di un momento particolare, immobilizzato in una storia senza tempo (metafisica, appunto).

La giustapposizione degli elementi, il ribaltamento dei piani in superficie non sono creati per ricercare una unità di spazio e di tempo, ma per produrre uno choch emotivo sullo spettatore, per immergerlo in una fantasia la cui sola logica è nella dislocazione immaginaria degli elementi naturali, nel colore, per esempio, che taglia in zone di diversa illuminazione i volti delle figure. E se le figure si riducono a volte a segni grafici nella folla che partecipa ad un conflitto bellico, l'ululato d'un lupo solitario, innamorato, sotto la luna piena, intona un canto che è di toccante commozione lirica. La realtà si fa fiaba, e la fiaba immaginata ritorna alla sua dimensione reale, al di fuori, come si diceva,  di ogni letteratura.

Per questa ragione riteniamo che, con la perfezione di un capolavoro d'arte che è frutto sì di una meditazione religiosa profonda ma soprattutto di uno stile personalissimo, inconfondibile, di una perizia tecnica di ineguagliabile mestiere, Ettore de Conciliis non avrebbe potuto dare ai giovani una lezione ed un esempio migliori. L'opera incute soggezione a solo guardarla, riverenza e ammirazione per la potenza espressiva del suo autorevole stile. Dinanzi all'immenso Murale della pace, in cui luce e preziosità di colori rompono ed animano piani e superfici, primi piani e profondità d'orizzonti, s'avverte il segreto stupore per la particolare visione creata, cioè per quel senso totale, panico di rapporti inediti, per le intense e a volta inaspettate illuminazioni liriche nell'urgenza della voce dell'autore che si distende e si attua con continuo intervento mentale, senza nulla togliere all'efficacia sensibile e, ciò che più conta, senza indulgere in inutili suggestioni letterarie.

 

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