Tra le carte Mancini c’è traccia di un episodio curioso che vale la pena provare a ricostruire. Si verificò nel periodo in cui Mancini era segretario generale del dicastero di Grazia e Giustizia e degli gli Affari ecclesiastici presso la luogotenenza di Eugenio di Savoia Carignano, nell’epoca compresa tra il gennaio del 1861 e il giugno dello stesso anno. Due documenti, in particolare, vi fanno riferimento: una nota “riservatissima” inviata da Mancini al direttore del dicastero delle Finanze e una inviata da Costantino Nigra, segretario generale di Stato presso la luogotenenza, a Mancini il 19 maggio del 1861. Così scriveva Mancini al direttore del Ministero delle Finanze: “Signore, da un uffizio del Direttore della Cassa di Ammortizzazione mi vien fatto di apprendere che in data 29 febbraio scorso, eseguendo una di Lei disposizione, egli trasmise al Dicastero delle Finanze una polizza di D. 16/m. [16 mila ducati ?] pagabile al Direttore del Dicastero degli Affari ecclesiastici, per gli usi e le cause indicate nella rispettiva girata; e che con Dicasteriale del 1° marzo successivo Ella mentre gli accusò ricezione di tale polizza, lo prevenne di aver sotto quella stessa data già fatto la spedizione al Consigliere di Luogotenenza per gli Affari Ecclesiastici. Siccome tale di Lei lettera di spedizione non mi fu mai ricapitata con le relativa polizza, ed anzi finora non ne ebbi la menoma comunicazione o notizia, così il mio debito di vigilanza per la custodia dei fondi destinati al pubblico servizio m’impone rivolgermi a Lei e sotto la medesima riserva, darmi contezza del motivo per cui la polizza di codesto Dicastero siasi passata nelle mani del Direttore in epoca in cui io era già nelle funzioni di Capo del dicastero, senza che ne avessi il menomo avviso; e ad ogni modo mi faccia pervenire un duplicato della lettera che Ella annunciava al Direttore della cassa di Ammortizzazione di avere a me scritto, insieme con la copia della girata apposta alla polizza medesima, acciò io possa richiederne conto a chi si deve”.
Alle spalle dell’ignaro Mancini, insomma, e con il coinvolgimento dell’amministrazione di cui lo stesso aveva la responsabilità, sembra consumarsi un tentativo di sottrazione di pubblico denaro. A sua insaputa, era stata infatti richiesta l’emissione di un titolo di importo notevole, pagabile al direttore del dicastero degli Affari ecclesiastici (pur essendo in carica il responsabile del dicastero, vale a dire Mancini). Il medesimo titolo era stato poi fatto probabilmente scomparire sostenendosi tuttavia di averlo inviato proprio a Mancini, al quale ovviamente non era mai arrivato. Allarmato, oltre che dal danno al pubblico erario, forse anche dal pericolo di uno scandalo che poteva travolgerlo, Mancini sollecitamente affrontò la situazione, effettuò gli opportuni accertamenti e inviò una relazione al luogotenente, il principe Eugenio di Savoia Carignano, alla quale Costantino Nigra, segretario generale della luogotenenza e uomo di fiducia di Cavour, così rispose con una lettera del 19 maggio 1861: “Do atto alla S.V. illustrissima di aver ricevuto e di ritenersi presso questa Segreteria Generale di Stato la relazione in data 29 aprile 1861 a S.A.R. il Principe Luogotenente con la di Lei proposta e con la corrispondente approvazione della stessa A.S, che il Dicastero da lei retto sia autorizzato a rifiutare un prestito di ducati 16/m dal Dicastero delle Finanze ed a rimandare la stessa madre fede già ricevutane per l’indicata somma al Dicastero medesimo delle Finanze, salvo il chiedersi nel corso dell’anno al Governo centrale, in caso di verificato bisogno e d’insufficienza di mezzi ordinari del bilancio stesso degli affari ecclesiastici, che provveda ad un credito supplementare nei modi costituzionali e nei limiti del necessario. Le do similmente atto inoltre di aver ricevuto e ritenermi l’intero incartamento delle copie della corrispondenza e degli altri documenti relativi alle investigazioni ed a’ provvedimenti della S.V., al fine d’impedire ogni danno o frode all’erario. Di tali documenti risulta che l’indicato credito sarebbe stato dimandato dal Dicastero degli Ecclesiastici a quello delle Finanze nel 27 gennaio scorso prima che Ella venisse da Torino, ed accettasse di far parte dell’amministrazione del Consiglio di Luogotenenza ed io aggiungerò senza che né il Dicastero degli Affari Ecclesiastici, ne quello delle Finanze avessero in quell’epoca preso ordini da S.A.R. il Principe Luogotenente o dal Segretario Generale di Stato, ed anzi senza alcuna superiore intelligenza; e che avvertitane da qualche vaga voce Ella, temendo di abuso del pubblico denaro, fu sollecita ad isitituire opportune indagini per rintracciare la fede di credito, della quale avendo il Direttore del Dicastero delle Finanze allegato la dispersione ed inviatone il duplicato, che Ella stessa testè propose rimandarsi alle Finanze si riuscì mercè tal vigile sollecitudine a ricuperare quella notevole somma. Del quale servizio alla regolarità della pubblica Amministrazione, mentre io godo renderle il dovuto merito, mi protesto per la più distinta considerazione. Il Segretario Generale di Stato Costantino Nigra.”
Dunque, il tentativo di appropriazione del denaro pubblico, che c’era effettivamente stato, come riconosciuto anche dal Nigra, fu bloccato con l’annullamento del titolo di credito, mentre a Mancini fu dato atto di essere completamente estraneo a tutta la vicenda.
Di certo, tuttavia, l’episodio contribuiva, se ancora ce ne fosse stato
bisogno, a rafforzare l’idea che quella meridionale fosse “un’amministrazione corrottissima da capo a fondo”, come solo qualche settimana prima Nigra l’aveva descritta a Cavour.




