CARIFE - “La sorta e re chi l’ave no re chi la cerca” oppure “sempe lu monaco chiu fesso porta la croce” sono solo un esempio del contenuto del nuovo testo “Cento proverbi per una civiltà – volume secondo” pubblicato da Salvatore Salvatore.
Il tesoro dei detti popolari raccolti, commentati e pubblicati dal ricercatore irpino sul giornale L’Irpinia, giunto al quarantesimo anno di vita, si arricchisce, dopo quindici anni dalla pubblicazione del primo volume, di un secondo lavoro che pone un nuovo tassello al progetto antropologico e culturale di Salvatore. Non si tratta di un testo che pretende di raggiungere un pubblico di élite oppure che reclama una spiegazione univoca del proverbio, ma di una opera intelligente e fruibile che solo chi ha approfondito e interiorizzato l’argomento riesce ad offrire ad un pubblico indistinto.
Si tratta di una raccolta ingegnosa e coraggiosa con cui Salvatore “personalizza (il proverbio) – come scrive Faustino De Palma nella puntuale prefazione – suggerendo un significato ed una “morale” che consentono al lettore di approcciarsi ad una realtà lontana, sia sotto il profilo culturale sia sotto il profilo socioeconomico”.
Salvatore Salvatore si conferma con questa opera, pubblicata dalla Delta Tre edizioni, un grande ed efficace comunicatore, un intellettuale che vuole raggiungere con la saggezza popolare e la ruvidezza della cultura contadina il lettore più semplice e insieme il lettore più acuto, guidato dalla consapevolezza che l’uomo è ispirato e vive le stesse delusioni, la stesse emozioni, le stesse preoccupazioni pur permeato da una cultura profondamente diversa e fortunatamente più evoluta di quella contadina in cui nascono i proverbi.
Ed è grazie a questa sapiente intuizione e lungimirante interpretazione che la cooperativa agricola “La Molara” e “Irpinia 3000 cooperativa sociale onlus” con sede a Zungoli amministrate sapientemente da Genesio De Feo hanno supportato e sostenuto la pubblicazione del volume. Elegante nella impaginazione, ricco grazie alle illustrazioni a colori curate da Marco Mazzariello, il testo è diviso in tre sezioni organiche tra loro : animali, natura e società.
La più ricca, composta da più di sessanta proverbi, è l’ultima: la società. Come non ritrovare in alcuni proverbi la sintesi anche dei comportamenti della nostra società? “In mancanza r’ uommn rabben fecero a tata sìneche” oppure “si vui vere lu fess mittele la coppola n’cape” sono solo due delle perle che fotografano in maniera puntuale e completa la deriva socio-politica dei nostri tempi.
“Chi tene nu puorco lu face grasso, chi tene nu figlio lu face fesso” oppure “nun dà cunfietti a puorci ca re scangiano pè cerze” sono altre due foto di quali conseguenze potrebbero derivare da una certa situazione.
Insomma un testo da leggere, conservare, consultare per riflettere con ironia e trovare la sintesi sarcastica di tanti atteggiamenti dell’uomo.




