AVELLINO – Il ricordo di una figura come quella di Aldo Moro, in concomitanza con il 44° anniversario della sua morte (avvenuta a Roma il 9 maggio del 1978, per mano delle Brigate Rosse che lo avevano rapito a marzo uccidendo gli uomini della sua scorta), è stato sicuramente testimonianza di riconoscenza ed affetto nei confronti di uno dei più importanti uomini della politica italiana. Lo ha fatto ad Avellino il Centro studi “Giuseppe Dossetti”, in un convegno che si è tenuto al circolo della stampa sul tema “Tempi nuovi si annunciano: modernità di Aldo Moro”.
Ha senso parlare di un messaggio politico di quasi 50 anni fa dopo che in dieci lustri di politica e vita dell'Italia e del mondo è successo di tutto e il contrario di tutto? Hanno provato a discuterne i tre relatori del convegno, ciascuno con un passato e un presente di impegno politico, amministrativo e lavorativo, ma che hanno nella matrice cattolico-democratica forti legami e appigli.
Il professore Nunzio Cignarella, vicepresidente del Centro di ricerca Guido Dorso, ha ricordato come l'anno della morte di Moro, il 1978, sia stato importante per l'Italia ed il mondo. Lo ha definito un “anno spartiacque”, ricordando che oltre la morte di Moro ci furono la morte di due Papi (Paolo Sesto e Papa Luciani), l'elezione di Pertini a capo dello Stato e la vicenda di Leone della liberazione dalle gravissime accuse che lo avevano costretto alle dimissioni. “Si può applicare il discorso della pacatezza e del confronto in una politica così (mal) ridotta?”, si è chiesto Cignarella.
Sul tema hanno provato a ragionare Antonio Limone, direttore generale dell'Istituto zooprofilattico del Mezzogiorno e un passato di attivista politico nella Dc irpina. “C'è bisogno – ha detto Limone – di una politica che abbia come fine una incommensurabile necessità di giustizia sociale, con un'attenzione senza alle grandi emergenze comuni a tutti: vivibilità, ambiente, pace sociale, salvezza dei beni comuni”.
Profondo il ragionamento di Amalio Santoro, capogruppo di “Si può” al Comune di Avellino: “Grandi sfide sono possibili se ci sarà partecipazione, impegno e coerenza. Moro, con la sua lezione politica di pacatezza unita alla concretezza, è stato un politico illuminato, la cui attualità di valori può essere utilizzata anche nella politica di oggi. Ed in questa provincia bisogna decidere se si vuole essere solo “scantinati” di altre realtà politiche, subendo solo decisioni, senza essere capaci di incidere sui processi di soluzione dei problemi”.
Sono stati presenti in platea tre ex sindaci di Avellino (Antonio Matarazzo, Enzo Venezia e Paolo Foti), il sindaco di Mercogliano Vittorio D’Alessio, il segretario del Pd Nello Pizza e l’ex presidente dell’Alto Calore, Lello De Stefano, oltre a vari cittadini ed attivisti politici. A moderare i lavori Aldo Balestra, caporedattore del Mattino.




