AVELLINO – Ci sono tre alunni del Liceo classico “Pietro Colletta” in gara alle olimpiadi nazionali di lingue e civiltà classiche in corso di svolgimento a Napoli sotto l’alto patronato del presidente della Repubblica e che si concluderanno domani mattina con la cerimonia di premiazione dei vincitori nella “Sala dei baroni” del Maschio Angioino. A Mattia Bellino Borgese, classe II F, Francesca Crescitelli e Marco Roca, entrambi della III E, il compito di tenere alto il nome ed il prestigio del glorioso Colletta di Avellino, uno dei licei più antichi di tutta l’Italia meridionale, una scuola che ha formato, grazie al magistero illuminato di illustri docenti, intere generazioni e che qualcuno non ha esitato a definire un’autentica fabbrica di cervelli.
Un’esagerazione? No, se si considera che dai banchi del Colletta è uscito, tanto per rimanere nel campo delle civiltà classiche, uno dei maggiori latinisti viventi, quell’Antonio La Penna, nato a Bisaccia, docente nelle università di Firenze e di Pisa, compagno di classe di altri due grandi intellettuali e autorevoli studiosi che hanno dato e danno lustro all’Irpinia a livello nazionale ed internazionale, gli italianisti Attilio Marinari di Montella e Dante Della Terza di Sant’Angelo dei Lombardi, nonché di Antonio Maccanico, recentemente scomparso, formatosi, durante gli ultimi anni del fascismo e dell’inizio della guerra, alla scuola del grande meridionalista avellinese Guido Dorso. Sarebbe lungo, veramente lungo solo accennare ad un elenco di quanti sono stati allievi del liceo Colletta e che – come soleva sottolineare il presidente Pertini quando parlava dell’intelligenza irpina – si sono affermati in ogni campo del sapere e nelle varie attività professionali (ci piace qui ricordare Antonio Manganelli, il compianto capo della polizia recentemente scomparso).
A Mattia, Francesca e Marco, presenti a Napoli in quanto vincitori, al pari degli altri concorrenti, di certamina di latino e greco, va, con qualunque piazzamento si concluderà la loro performance in questa bella gara degli studi, il ringraziamento non solo per aver rappresentato la nostra terra in una competizione culturale così importante a livello nazionale, ma soprattutto per aver interpretato alla grande, in considerazione anche della loro giovane età, la lezione che ancora arriva a noi, oggi, dalle antiche civiltà, facendo proprio il messaggio che viene dal passo di Seneca, tratto dalle Lettere a Lucilio, posto ad inizio della brochure di presentazione del concorso: “Ego vero omnia in te cupio transfundere, et in hoc aliquid gaudeo discere, ut doceam; nec me ulla res delectabit, licet sit eximia et salutaris, quam mihi uni sciturus sum. Si cum hac exceptione detur sapientia, ut illam inclusam teneam nec enuntiem, reiciam: nullius boni sine socio iucunda possessio est” (Io in verità desidero trasfondere tutto in te, e in questo godo ad imparare qualcosa, che appunto possa insegnarlo; né mi potrà recare diletto alcuna cosa, per quanto eccellente e utile, che stia per conoscere per me solo. Se mi fosse concessa la saggezza con questa condizione, di tenerla nascosta e di non comunicarla, la rifiuterei: il godimento di nessun bene è piacevole senza un compagno). Un vero e proprio manifesto del grande filosofo e scrittore latino, vissuto al tempo di Claudio e di Nerone, sul valore dei buoni esempi nel perfezionamento spirituale.
A Mattia, Francesca e Marco, che si accingono a lasciare i banchi del liceo per cimentarsi tra le aule universitarie, rivolgiamo un augurio sul piano della gratificazione nel campo degli studi, quello di sentirsi ripetere quanto capitava talvolta, qualche decennio fa, agli allievi provenienti dal Colletta dopo aver sostenuto un esame con maestri del calibro di Francesco Arnaldi, Salvatore Battaglia, Francesco Sbordone, Marcello Gigante: «Lei è di Avellino? Naturalmente viene dal Colletta».




