AVELLINO – Forse è stata una coincidenza, o forse una scelta, quella di adottare per epigrafe del suo primo libro di poesie uscito nel 2025, dei versi di Eugenio Montale, di cui quest’anno si celebra il centenario della pubblicazione della sua raccolta più celebre, Ossi di seppia, per le edizioni di Piero Gobetti, nel 1925. Ce lo chiediamo anche perché, mentre il titolo della raccolta montaliana ben si addice alla tonalità dominante di quella di Emilia Cirillo, Arsura, i versi in epigrafe, “l’anima verde che cerca/vita là dove solo/morde l’arsura e la desolazione”, appartengono a un altro libro, Bufera ed altro, molto più tardivo, e a uno dei componimenti più letti del poeta, L’anguilla. E questo è solo uno degli echi che percorreranno il libro di una scrittrice nota finora per la sua produzione in prosa (romanzi e racconti), anche se, di frequente, poesie andavano comparendo da tempo sul suo blog.
Nessun prodotto artistico nasce nel vuoto, ma in un universo abitato da schiere di predecessori, fra cui scegliere i propri mentori, non solamente nel campo specifico (qui la letteratura), ma anche in tutti quegli altri che, tangenzialmente, toccano e segnano chi scrive. Nel caso della sua poesia, il richiamo va immediatamente a una pittura metafisica, astratta, sospesa, dai quattrocenteschi Piero della Francesca o Giovanni Bellini fino a Giorgio De Chirico, arte, cioè, in cui il dettaglio più minuto sta lì non per caso, ma in seguito a una selezione severa, rigorosa, della significanza, segni in cui nulla è concesso al superfluo, giacché tutte le scelte autoriali sono messe sul bianco della pagina o della tela per assomigliarle, perché l’oggetto risalti come “una macchia di sangue […] sul campo di neve” (Dicono che sia estate ormai).
Qualche risonanza dell’anguilla montaliana è rintracciabile, ad esempio, in quelle “pozze lucide e il fango” (Non dire finalmente la pioggia), che ricordano la “melma”, il “fango” e “le pozze d’acquamorta” in cui guizza l’animale, quella “scintilla che dice/tutto comincia quando tutto pare/incarbonirsi, bronco seppellito”, laddove, uguale e contrario, per Emilia “l’inizio è sempre la fine di qualcosa” (Ibidem).
Inizio e fine che sono fra i temi dominanti in una poesia in cui vita e morte si allacciano in una danza inevitabile, non macabramente medievale, ma piuttosto “un fandango invisibile/che danza oltre l’usura della notte” (Mi domando cosa sia un legame), in un ritmo segnato da un “tempo fermo”, che, almeno nel desiderio, possa cancellare quell’altro tempo che invece inesorabilmente scorre, trascinandoci tutti come fiumi verso il grande mare della morte.
A cosa possiamo abbeverarci per sopportare l’arsura di un’esistenza privata degli appoggi a cui credevamo di restare uniti per sempre? Forse ad una casa, che non sia abbandonata, che torni ad essere un rifugio, una tregua, una voce, raccolta di oggetti minuscoli, scaduti, usurati e polverosi ma necessari, come il peso che la lumaca porta su di sé per non assomigliare a “un mollusco/privato del mare” (Raccolgo). E il mare è l’altro ineludibile protagonista di questi versi, mare dei ricordi e di stagioni felici, ma anche maestro di bracciate utili per tenersi a galla, per nuotare in avanti, “spingere le braccia fino a non avere fiato/poi voltarsi/misurare a occhio la distanza/sentirsi naufraghi e salvati/senza approdo” (Nulla scorre davvero).
Per una letterata di formazione scientifica come Emilia Cirillo, calcolare le distanze è più semplice di quanto appaia: i suoi strumenti matematici, circonferenze, insiemi, sottoinsiemi e microparticelle, in paradossale compagnia degli strumenti domestici del ricamo, della cucina e della cosmesi femminile, le daranno la misura di quanto resta da vivere e recuperare pur nella solitudine dell’esilio da abbracci e da amore: “materia nuova si accosta al greto/che accoglie e accresce./non sono più ammasso informe/ma nuova penisola nel fiume” (Penisola).
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Nota 11 giugno 2025, ore 10.14 - Una poesia che brucia silenziosa sotto la superficie, come la terra spaccata in attesa di pioggia. È questa la voce di Arsura, nuova raccolta di versi di Emilia Bersabea Cirillo, che sarà presentata venerdì 13 giugno, alle ore 18.30, presso la libreria L’angolo delle storie ad Avellino. L’incontro vedrà gli interventi della poetessa Rossella Tempesta e della scrittrice Clara Spadea, con la moderazione del giornalista Gianluca Amatucci. Sarà presente l’autrice.
Pubblicato da Il Terebinto Edizioni, Arsura (82 pagine, prezzo di copertina € 12 euro, Terebinto Edizioni, già disponibile in libreria) è un’opera che segna una svolta nella produzione dell’autrice irpina, da sempre apprezzata per la sua narrativa. In questa raccolta Cirillo si confronta con il linguaggio poetico, scegliendo una forma scabra, essenziale, attraversata da immagini forti, legate al paesaggio e all’assenza, al silenzio e alla resistenza quotidiana.
Una poesia che nasce dalla terra
Arsura è un viaggio esistenziale in versi, fatto di pause e fenditure, come il suolo secco che campeggia anche in copertina. La scrittura si muove tra le ferite e i tentativi di ricominciare, tra immobilità e spinta: “Ho remato / in una conca di immobilità”, scrive l’autrice nella poesia conclusiva. La barca incagliata nel greto diventa metafora di una condizione sospesa tra dolore e desiderio di vita, tra l’attesa e la volontà.
“Con questa raccolta – osserva l’editore Ettore Barra – Emilia Bersabea Cirillo ci offre una poesia asciutta, concreta, che non cerca l’effetto ma la verità interiore: una verità che ha il volto della fatica, della resistenza e, a tratti, della luce”.
Una voce nuova nella poesia contemporanea
Conosciuta per romanzi e racconti di grande intensità, Cirillo si affaccia alla poesia senza tradire la propria cifra narrativa. Le poesie di Arsura raccontano frammenti, corpi, luoghi, sentimenti trattenuti. Non c’è alcuna tentazione estetizzante: la lingua è nuda, il tono misurato, e proprio per questo incisivo.
L’autrice
Emilia Bersabea Cirillo, architetta e scrittrice, vive ad Avellino. Finalista e vincitrice di numerosi premi letterari, ha pubblicato racconti e romanzi, tra cui "Azzurro amianto" (Le Plurali, 2022 – Premio Iride 2023, finalista Premio Demetra 2023). Arsura è la sua prima raccolta poetica.




