SOVERIA MANNELLI (Catanzaro) – Così racconta Enrico La Loggia nel suo nuovo libro in uscita per Rubbettino il prossimo 4 luglio, "Come è andata davvero": «Dopo le dimissioni del primo governo Berlusconi, Scalfaro nonostante le nostre proteste aveva deciso di non sciogliere le Camere. Nel corso delle consultazioni al Quirinale anche io avevo sostenuto che la scelta più coerente con il nuovo sistema elettorale, il mattarellum, era quello di andare a nuove elezioni. La costituzione materiale era stata modificata sostanzialmente, pur mantenendo quella formale intatta. E nonostante le nostre argomentazioni fossero ineccepibili dal punto di vista costituzionale, Scalfaro voleva tentare di formare un governo presieduto da Dini. Era convinto o così voleva far credere che la costituzione formale era quella, e lui ne era il garante. E non poteva che operare con il rispetto pedissequo, fedele, sillaba per sillaba di quel testo. Quindi se avesse trovato una qualunque maggioranza in Parlamento a sostenere un nuovo governo non avrebbe potuto sciogliere le Camere.
A poco valsero le mie e le nostre osservazioni. Si operò sostanzialmente un vero e proprio tradimento della volontà popolare che aveva indicato una maggioranza, un presidente del Consiglio e una coalizione nelle elezioni del 27 e 28 marzo ’94.
Ma lui di questo non volle tenere conto. Così decise di dare un incarico all’allora ministro del Tesoro Lamberto Dini per sostituire il presidente Berlusconi. Era evidente, così valutai, che aveva con lui di già un’intesa.
Dini fu convocato al Quirinale per ricevere l’incarico di formare il nuovo governo. Eravamo riuniti nell’appartamento privato del presidente Berlusconi a Palazzo Chigi. Eravamo soltanto in quattro. Non ricordo altri presenti. Berlusconi, Letta, Dini ed io.
Berlusconi rivolgendosi a Dini con il suo abituale tono cordiale, quello che usava soprattutto quando voleva sdrammatizzare una situazione pesante, gli disse sostanzialmente qualcosa del seguente tenore: caro Lamberto adesso tocca a te, ti considero come se tu fossi la prosecuzione della mia presidenza del Consiglio, come se tu fossi la mia longa manus, quindi vai a prendere l’incarico, poi ritorni qui, componiamo insieme la lista dei ministri e dopo tornerai da Scalfaro per accettare l’incarico e sciogliere la riserva. Dini rispose, letteralmente: «Presidente vado e torno da lei. Ha la mia parola d’onore. Il tempo di ricevere l’incarico e sarò qui da lei. Ci sediamo e parliamo di tutto, sono a sua completa disposizione». Non nascondo che tutto questo mi suonava profondamente falso. E fui facile profeta. Anche Letta si mostrò molto perplesso. Anche lui aveva almeno gli stessi dubbi che avevo io e forse di più per le ulteriori e più precise informazioni di cui sicuramente era in possesso. Era certo più documentato di me. E in effetti così accadde. Dini non tornò più dal Presidente Berlusconi. Non si fece più trovare al telefono. Tagliò i ponti e ci trovammo a dover decidere se sostenere o meno il suo governo stante che da un canto non volevamo lasciarlo nelle mani delle sinistre, ma dall’altro avremmo voluto dire la nostra nella lista dei ministri e soprattutto nell’indirizzo da dare al programma di governo. Certo Scalfaro e Dini non ci fecero una gran bella figura».
È come un fiume in piena, il nuovo libro di Enrico La Loggia, ex ministro, senatore e tra i fondatori di Forza Italia. Un appassionato racconto che intreccia ricordi personali, dietro le quinte della politica italiana e chicche inedite sul potere, in particolare sul lungo sodalizio (e confronto) con Silvio Berlusconi. Il volume, intitolato "Come è andata davvero. Fatti ed episodi senza filtri dalla Prima Repubblica a Berlusconi", in libreria per Rubbettino dal prossimo 4 luglio, è una sorta di diario che si apre con la morte del Cavaliere e diventa, pagina dopo pagina, una lunga confessione carica di emozioni, delusioni, ma anche di affetto e riconoscenza.
La Loggia, tessera numero 6 di Forza Italia, racconta la genesi del partito, i suoi esordi tra i palazzi del potere e la Sicilia, le battaglie parlamentari, ma anche episodi intimi con Berlusconi: le telefonate domenicali, le passeggiate tra gli antiquari romani e persino il regalo di una macchina da scrivere d’epoca, acquistata su due piedi durante una passeggiata in via dei Coronari. Episodi che delineano un rapporto che è stato politico ma anche profondamente umano.
Tra le rivelazioni più curiose, l’aneddoto dell’incontro con Berlusconi in un salottino milanese prima ancora che nascesse Forza Italia: La Loggia racconta di aver voluto “interrogare” il Cavaliere sulla sua storia imprenditoriale prima di accettare l’ingresso nel nuovo progetto politico. Quella diffidenza iniziale – racconta – fu proprio il motivo che conquistò Berlusconi, convincendolo a fidarsi di lui.
Il libro è anche un atto d’accusa verso una classe dirigente che ha smarrito visione e qualità, sostituita – scrive – da "comparse di scarso spessore", e contro un sistema giudiziario che, a detta dell’autore, ha spesso agito con fini politici. Colpisce, ad esempio, il ricordo dell’avviso di garanzia inviato a Berlusconi nel pieno di un vertice internazionale, episodio che La Loggia definisce "atto eversivo".
Non mancano frecciate ad altri protagonisti della politica, da Fini a Prodi, e riflessioni amare sulle occasioni mancate della classe dirigente siciliana degli anni ’90. La Loggia non risparmia l’autocritica, ammettendo i limiti del proprio tempo e un senso di debito non onorato nei confronti della Sicilia.




