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    21/04/2026

Il libro di Nadia Noio/Tornerà la primavera

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura8_noio_libro.jpgAVELLINO – Sollecitata dall’entusiastica recensione su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica, di Piergiorgio Paterlini che, nella sua rubrica settimanale, “Il ballo dei debuttanti”, fa le pulci alle opere prime, con frequenti stroncature, ho letto Tornerà la primavera dell’archeologa napoletana Nadia Noio (Fazi 2025).

Ignorando la stucchevolezza del titolo, il romanzo si mantiene a un livello appagante, sia a livello di scrittura che di trama. Procedendo per blocchi temporali (1860-1890, 1890-1930, 1930-1960, 1960-1990) ci viene raccontata la storia di una famiglia, che ha all’origine l’abuso, nella villa di possidenti in cui lavora, della giovanissima Piccerella, del cui inconsapevole sex appeal approfittano sia il marito sia il figlio dell’unica vera comandante dei beni e dei servitori della dimora di campagna, l’autoritaria Libbardera. Una volta scoperto il frutto del piacere dei due inetti uomini, ignara di chi sia il padre, la padrona spedisce la ragazzina, con il suo ingombrante fardello, a casa di una mammana dove partorirà e crescerà il suo Orlando, ingenuo e remissivo come la madre.

Arrivando fino agli anni del post-terremoto in Campania (piccola correzione: non una falce di luna c’era quella notte del 23 novembre 1980, ma un enorme, gelido plenilunio…), i rami dei successori di Orlando si allungano e si mescolano come quei fiori misteriosi che fioriscono in corrispondenza di avvenimenti speciali nella casa dove Orlando vivrà con la sua enigmatica Luisa e dove torneranno, dopo vari allontanamenti, figli, nipoti e bisnipoti.

Opportunamente l’autrice, all’inizio del volume, ci fornisce un albero genealogico grazie al quale districare la matassa delle unioni e dei discendenti. Alcuni di loro possederanno il dono delle voci di nonna Luisa che le permette di prevedere avvenimenti e di parlare con i morti. Morti che, come nel realismo magico latinoamericano, non sono né temibili né del tutto estranei alle cose terrene, al punto che una di loro, chiamata affettuosamente zia Rosalba, s’installa per generazioni fra di loro, con il suo vestito ottocentesco, visibile solo ai possessori del dono, con i quali condivide la passione per le serie televisive…

Pur senza gridare al capolavoro, il romanzo di Nadia Noio possiede tutte le qualità per piacere a un pubblico di lettori ormai assuefatto alle saghe familiari con qualche spruzzata di paranormale: intrighi, personaggi singolari, buon livello linguistico. Noi, tuttavia, confessiamo di sentirci più affascinati da quanto un autore sa suggerire piuttosto che spiegare, lasciando quei coni d’ombra, quei vuoti da decifrare, quelle soluzioni ambigue che fanno sì che l’opera (Eco docet) sia veramente aperta all’interpretazione del lettore, secondo, ma non secondario, coautore del testo.

Solo per citare qualche libro straordinario uscito di recente: Ripetizione della norvegese Vigdis Hjorth, autrice di una sorprendente trilogia di cui fanno parte anche Lontananza e Eredità. Ovvero, quando raccontare è un’arte.

 

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