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    21/04/2026

Marcia per la gloria, nel libro di Rispoli e Gandini la campagna d’Italia di Napoleone

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura8_napoleone.jpgAVELLINO – Il generale Andrea Rispoli ed il dottor Luca Gandini sono appassionati cultori di storia napoleonica, di cui si sono occupati con precedenti pubblicazioni, in particolare relative alla importante e celebrata battaglia di Rivoli Veronese (gennaio 1997) nell’ambito della prima Campagna d’Italia. Il generale di corpo d’armata dei carabinieri Andrea Rispoli è attualmente capo dell’ufficio della cultura del ministero della Difesa, all’inizio degli anni Duemila è stato comandante provinciale di Avellino e più recentemente capo della Divisione interregionale Ogaden di Napoli.

La loro ultima pubblicazione “Marcia per la gloria” (Ed.  Sometti, 2025) narra la prima Campagna d'Italia del biennio 1796-97 del giovane generale Bonaparte che ha costituito - con le sue impreviste e strepitose vittorie - il clamoroso trampolino di lancio per la costruzione del mito di Napoleone, straordinario condottiero militare e poi leader politico della Francia post-rivoluzionaria e di nuovo imperiale, fino all’esilio finale nell’isola di Sant’Elena.

Il volume è introdotto da una illuminante prefazione di inquadramento storico di Luigi Mascilli Migliorini che evidenzia la dimensione realistica e non solo leggendaria della campagna di Napoleone nelle pianure del Nord Italia, in cui egli riuscì a trasformare un esercito raccogliticcio e malandato in un’armata entusiasta e clamorosamente vincente.

Il vero protagonista indiretto della narrazione è Napoleone, con il suo genio e la sua personalità carismatica e straordinariamente complessa, di intelligenza prensile ed audace intrepidezza, da cui gli autori sono evidentemente affascinati ma non senza esercizio di spirito critico e capacità di rappresentazione anche degli aspetti meno pregevoli della sempre controversa figura napoleonica, come ad esempio i saccheggi e la spoliazione delle opere d’arte nei territori conquistati.

Lo schema narrativo risulta scorrevole e lineare, costruito su un articolato excursus storico sostanziato da accurate descrizioni e da una serie di originali approfondimenti critici su alcuni particolari aspetti della sorprendente e poliedrica personalità napoleonica. L’incipit evidenzia la moderna abilità propagandistica di Bonaparte, il suo pieno possesso delle tecniche di comunicazione di massa, la consapevolezza del potere persuasivo della parola e della stampa che esprime la capacità di galvanizzare e motivare i soldati ed ufficiali oltre che di incidere sull’opinione pubblica, spiegando anche la immensa ricchezza e diffusione di produzione iconografica dell'epoca, con moltissimi dipinti e stampe oggi rinvenibili nei principali musei e pinacoteche d’Europa.

Il giovane Bonaparte, ufficiale di artiglieria di origine corsa, iniziò a distinguersi per abilità militare nel vittorioso assedio di Tolone, occupata dalla flotta inglese del 1793 e nella sanguinosa repressione di un moto controrivoluzionario nelle strade di Parigi, nel vendemmiaio 1795, conseguendo per le capacità dimostrate in campo la promozione a generale di divisione, preposto all’armata francese in Italia.

Così, a soli ventisei anni, al promettente e già affermato generale Bonaparte venne affidato, nel marzo 1796, il comando dell’Armée d’Italie, corpo di spedizione composto da circa quarantamila uomini in condizioni piuttosto malconce, che egli seppe tuttavia motivare ed entusiasmare nell’articolata campagna contro la coalizione austro-piemontese, numericamente più forte e meglio armata ed equipaggiata, manifestando doti inaspettate di tattica e strategia militare e munendo le truppe di quanto recuperato con i bottini di guerra nei territori conquistati.

Il corpo centrale dell’opera è dedicato alla puntuale narrazione della prima Campagna d’Italia, snodata in circa un anno e mezzo -in una sequenza di avvincenti battaglie- tra la veloce conquista del Piemonte fino all’armistizio di Cherasco con il Regno sardo-sabaudo (aprile 1796) e la successiva e più lunga campagna lombardo-veneta, coronata dalla celebre vittoria di Rivoli fino alla capitolazione della fortezza di Mantova del febbraio 1797 ed alla conclusione del conflitto, definito dalla stipula del vantaggioso trattato di Campoformio tra l’Austria e la Francia.

In realtà la Campagna d’Italia, affidata al giovane Bonaparte, veniva inizialmente concepita dal Direttorio rivoluzionario di Parigi come un fronte secondario e subordinato, rispetto all’obiettivo principale di attaccare l’Austria e la sua capitale Vienna dall’Europa centrale  e quindi considerata una sorte di utile “diversivo” mediante cui distrarre risorse militari dall’Impero asburgico del fronte renano impegnandole nel contrasto alla spedizione di Bonaparte nell’Italia del nord.

La storia di quel fine ‘700 però, grazie al genio militare ed allo straordinario intuito di Napoleone, assunse imprevedibilmente un corso del tutto inopinato, riservando all’Armata francese una serie di folgoranti vittorie, nel Nord e anche nel centro Italia contro lo Stato pontificio ostile ai francesi ed alleato dell’Austria, stravolgendo gli scenari militari e territoriali originariamente ipotizzati.  La incalzante successione degli eventi è rappresentata dagli autori in modo lucido ed organico, con la puntuale ricostruzione dei luoghi, delle tempistiche e soprattutto delle dinamiche di battaglia, illustrate da abbondanti pitture ed immagini significative, con Napoleone che – dopo aver assunto a  Nizza il comando dell’Armata francese nel marzo 1796 – penetrava in Italia, attraverso le alture appenniniche, disarticolando il fronte avversario sardo-austriaco, numericamente di molto superiore ma scarsamente coordinato tra le due componenti e con truppe poco motivate e meno determinate.

L’Armée napoleonica concludeva brillantemente la prima parte della campagna italiana in meno di un mese (aprile 1796), inanellando una serie di vittorie scontri sul territorio ligure e piemontese - a Montenotte, Millesimo, Dega, Ceva, San Michele, Mondovì - fino all’armistizio di Cherasco richiesto dal Regno sabaudo, rapidamente battuto, con cui i Piemontesi si ritiravano dalla guerra cedendo alla Francia Nizza, Tenda e l’intera Savoia e lasciando campo libero alla dirompente manovra di Napoleone.

Dopo Cherasco l’armata napoleonica si concentrava contro l’esercito asburgico in Lombardia e Veneto con la battaglia di Lodi e l’attraversamento del Po, l’entrata trionfale a Milano nel maggio 1796, l’ingresso dei due eserciti contrapposti nel territorio della neutrale e logora Repubblica di Venezia, l’armistizio di Peschiera richiesto a Bonaparte dal Regno di Napoli, che ritirava così l’appoggio all’esercito austriaco cui era inizialmente alleato, ed analogamente con i ducati di Parma e Modena, fino al memorabile trionfo nella pianura veneta di Rivoli (plateau de Rivoli), tra il 14 ed il 15 gennaio. A questa vera e propria battaglia di annientamento entrambi gli autori hanno già dedicato precedenti monografie sottolineando come quell’evento abbia generato il consolidamento della nascente epopea di Napoleone come grande condottiero che con le sue imprese militari stava cambiando radicalmente l’assetto della geografia politica italiana ed europea in nome degli ideali rivoluzionari.

Dopo il trionfo di Rivoli, solennemente celebrato nel marmo del Mausoleo di Napoleone nella chiesa degli Invalidi di Parigi, l'Armata francese espugnava anche l’importante fortezza austriaca di Mantova (febbraio 1797), di notevole rilievo strategico, consolidando in modo decisivo la presa francese della Lombardia. La vittoriosa prima campagna d’Italia si avviava così verso la fine con la pace separata di Tolentino stipulata con lo Stato pontificio – il quale tra l’altro, cedeva a Napoleone un numero cospicuo di opere d’arte –, la marcia su Vienna attraverso le Alpi ed i preliminari di negoziato di Loeben fino al trattato finale di Campoformio firmato con l’Austria, da cui la Francia acquisiva il controllo della Lombardia e a cui veniva invece ceduto il Veneto.

Alla narrazione avvincente della sequenza degli episodi bellici ed all’analisi delle dinamiche militari, alternati e seguiti dai negoziati di armistizi e trattati - in cui viene sempre in evidenza la strategica l’abilità di Bonaparte - seguono interessanti capitoli di approfondimenti su aspetti peculiari ed originali della avventura napoleonica, come il ruolo non marginale delle figure femminili nell’esercito e la pesante pratica della razzia e spoliazione di opere d’arte in Italia.

Gandini e Rispoli si soffermano non soltanto sulla armata vincitrice e sulla personalità magnetica del suo condottiero ma analizzano anche il versante contrapposto degli eserciti austro-piemontesi sconfitti, focalizzando con obiettività le figure particolarmente valorose di alcuni coraggiosi ufficiali piemontesi che si batterono con onore e  sprezzo del pericolo, come il conte Filippo Del Carretto, il generale Dichat, il colonnello Chaffardon.

Gli autori opportunamente si domandano se la marcia trionfale in Italia, durata appena diciotto mesi, sia stata solo frutto delle straordinarie qualità strategiche e delle indiscusse capacità di campo di Napoleone o via abbia anche proporzionalmente contribuito il demerito dei comandanti avversari austro-piemontesi (Beaulieu e Colli), che disponevano di minore autonomia decisionale dalle rispettive corti, subendo anche lo svantaggio di uno scarso coordinamento fra i  loro eserciti e di una minore efficacia della catena di comando, oltre ad avvalersi di truppe poco motivate rispetto all'entusiasmo ed all’alto morale dei soldati francesi. Essi concludono "che l’esito... dipese anche da tutta una serie di gravi errori commessi dalla controparte, di natura tattica, strategica e politica. Resi esiziali dal fatto di trovarsi di fronte ad un generale di straordinaria attitudine, assoluta determinazione e volontà di ferro".

Un tocco di profonda umanità e realismo è introdotto dalla narrazione dello speciale ruolo delle donne nell’epopea militare napoleonica, integrate al fianco dell’esercito con preziose funzioni ausiliarie di vivandiere, infermiere soccorritrici o, addirittura in alcuni casi, come combattenti travestite da uomini, in grado di offrire mirabili esempi di coraggio ed abnegazione. Un interessante paragrafo poi è dedicato alla figura dell’eroe altoatesino antinapoleonico Andrea Hofer, un semplice oste trasformatosi in condottiero, capo carismatico e figura simbolica della rivolta tirolese contro il dispotismo francese, che Napoleone fece incarcerare e fucilare frettolosamente a Mantova, senza però poterne cancellare la memoria di leggendario onore ancora viva e celebrata presso i suoi conterranei.

Gli autori evidenziano, tra le conseguenze durature della spedizione napoleonica, la razzia - come bottino di guerra - di molteplici opere d’arte prelevate dai vari territori conquistati, soprattutto in Italia, e portate ed esposte in Francia, e solo in parte successivamente recuperate al patrimonio culturale nazionale.

Infine, Rispoli e Gandini evidenziano in conclusione come la campagna d’Italia, e più in generale la stravolgente stagione napoleonica, ancorché seguita dalla fredda e provvisoria restaurazione dell’Ancien regime sancita dal Congresso di Vienna del 1815, abbia impresso una potente scossa acceleratrice e modernizzatrice, al processo risorgimentale già in vario modo avviato in Italia verso l'agognato obiettivo dell’unificazione.

Nonostante la letteratura sull’epopea napoleonica sia oggi sterminata, i nostri autori sono in grado di suscitare significativi spunti di curiosità e spigolature di interesse critico, manifestando un’avvincente capacità espositiva e narrativa in un volume redatto con pregevole veste tipografica ed impreziosito da un notevolissimo corredo di documentazione bibliografica offrendo una gradevole lettura di indagine storica su un personaggio straordinariamente controverso ed ancora centrale e affascinante nella vicenda dell’Europa e dell’Italia moderna.

 

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