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    18/04/2026

Il convegno/La Polizia di Stato ricorda Antonio Ammaturo e Pasquale Paola

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Polizia3_ds_carlo.jpgAVELLINO – Promosso dal questore di Avellino, Pasquale Picone, si è svolto questa mattina, presso il Polo giovani di via Morelli e Silvati, alla presenza di una folta rappresentanza di studenti delle scuole irpine, l’incontro per ricordare le figure di Antonio Ammaturo e Pasquale Paola, uccisi dalla Brigate Rosse. Tra i relatori l’ex questore Carlo De Stefano, avellinese, prefetto nonché sottosegretario all’Interno nel governo Monti, che ha tracciato un quadro completo del clima in cui maturò l’attentato ad Ammaturo. Qui di seguito la sua relazione.

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L'omicidio del vice questore Antonio Ammaturo (Contrada, 11 gennaio 1925 – Napoli, 15 luglio 1982) e dell'agente Pasquale Paola (Vico Equense, 21 giugno 1950 - Napoli, 15 luglio 1982) fu organizzato ed attuato il 15 luglio 1982 dalla colonna napoletana delle Brigate Rosse che faceva capo all'epoca alla fazione ''Partito Guerriglia" creatosi all'interno dell'organizzazione brigatista.

Agli inizi del 1980, in seguito alle pesanti sconfitte subite, all'interno dell'organizzazione brigatista emersero profonde divergenze tra la fazione militarista facente capo al più importante dei capi, Mario Moretti, e la fazione che possiamo definire “insurrezionalista" riferibile a Giovanni Senzani. Quest'ultimo, criminologo ed ex dipendente del ministero di Grazia e Giustizia, aderì alle Brigate Rosse alla fine degli anni Settanta facendosi fautore della necessità di superare la fase della cosiddetta propaganda armata e passare alla fase insurrezionale e dello scontro metropolitano, coinvolgendo le masse proletarie con l'obiettivo di sconfiggere l'apparato statale.

A tal fine Senzani incoraggiò all'interno dell'organizzazione i contatti diretti e costanti con il mondo carcerario, che da tempo lamentava scarsa attenzione e considerazione da parte delle Brigate rosse, e soprattutto con il mondo proletario dei malavitosi, cercando di coinvolgerli nel processo rivoluzionario per avviare ed espandere lo scontro e la guerriglia nelle città ed attuare finalmente la fase insurrezionale. Del resto Senzani aveva già solidarizzato con il gruppo terrorista Nap (Nuclei armati proletari) nel cui ambito operarono numerosi elementi della criminalità comune ed ex carcerati e che avevano, fra l'altro, sequestrato l'imprenditore Moccia per la cui liberazione ottennero un consistente riscatto in denaro.

L'impostazione tracciata dal Senzani acquistò sempre più consensi all'interno delle Br e nel contesto carcerario tanto da favorire il sequestro del giudice D'Urso, addetto alla gestione del settore carcerario del ministero di Giustizia. Il sequestro avvenne il 12 dicembre 1980 e si protrasse fino al 15 gennaio del 1981, allorché il magistrato fu liberato.

L'operazione ebbe un tornaconto politico e propagandistico perché i brigatisti chiesero, in cambio della vita del giudice, la diffusione dei loro comunicati e la possibilità di tenere una sorta di referendum nelle carceri speciali ove erano ristretti molti brigatisti per decidere la sorte del prigioniero. La conclusione del sequestro D'Urso segna l'ascesa del Senzani al vertice dell'organizzazione, anche se il ruolo di ''capo” rimane al noto Moretti, ma Senzani all'interno dell'organizzazione accelera il suo vecchio progetto di ricostruire la colonna napoletana tanto che, dopo l'arresto del Moretti, nell'aprile del 1981, tutte le azioni delle Br evidenziano l'applicazione pratica delle teorie del Senzani, in particolar modo quella del coinvolgimento del proletariato extralegale e dei contatti con gruppi camorristici.

In questo periodo si registrarono le operazioni più spettacolari e clamorose delle Br dopo il sequestro Moro, ossia il sequestro a Roma dell'assessore regionale Ciro Cirillo, il sequestro e la vigliacca uccisione dell'ingegnere Giuseppe Taliercio a Mestre ed il sequestro e l'efferata uccisione a San Benedetto del Tronto di Roberto Peci, fratello del brigatista pentito Patrizio Peci.

In particolare il sequestro Cirillo e la sua liberazione vennero collegati ad una possibile mediazione del capo dell'organizzazione camorristica, Raffaele Cutolo, con le Br, sulla base del progetto di Senzani di coinvolgere il proletariato extralegale nel processo rivoluzionario. Tutta questa vicenda determinò la separazione fra il gruppo storico facente capo a Moretti e quello di Senzani, il cui nucleo essenziale composto dalla colonna napoletana assunse il nome di Partito Guerriglia, con denominazione "Br-Pg'', sigla con cui fu rivendicato l'omicidio di Antonio Ammaturo.

In questo contesto di spaccatura e di grande confusione e conflittualità si progettò e fu portato a termine, siamo al 17 dicembre del 1981, il clamoroso sequestro del generale statunitense Dozier che fu rilasciato il 28 gennaio dell'anno successivo, dopo la cattura e gli arresti di numerosi brigatisti, fra cui lo stesso Senzani.

Quella prima grande sconfitta delle Br diede luogo alla cosiddetta "ritirata strategica": le mutilazioni apportate con gli arresti e la preesistente confusione e conflittualità costituirono una spinta per i brigatisti scampati ai provvedimenti restrittivi verso l'anarchia organizzativa e decisionale. La colonna napoletana, pur decapitata dall'arresto del leader, continuò a svolgere la propria attività eversiva lungo le direttrici segnate dal Senzani, con la connessione fra brigatisti e elementi malavitosi. In questo quadro si collocano dapprima l'omicidio dell'assessore regionale Raffaele Delcogliano, in aprile, e quindi quello del nostro collega Antonio Ammaturo il successivo 15 luglio. In entrambi gli attentati la colonna napoletana delle Br, composta da Antonio Chiocchi, Annamaria Cotone, Natalia Ligas, Vincenzo Stoccoro ed altri si avvalse della collaborazione logistica e di copertura della mala vita locale tra cui Renato Cinquegranella, Ciro Mauro, Bruno Vestina, Maria Crispino, a testimonianza del legame con il cosiddetto proletariato extralegale.

E qui sorge il dilemma dell'omicidio di Ammaturo: perché fu scelto proprio lui, funzionario e professionista integerrimo? Si può ipotizzare che la connessione delle Br con i settori camorristici possa aver influenzato la scelta dell'obiettivo. Non si può far altro che fare riferimento a quanto dichiarò pubblicamente il brigatista Stoccoro: “Ammaturo fu colpito in quanto capo della Squadra Mobile, per il suo bagaglio personale di competenza e di esperienza, per le sue capacità professionali ed anche perché aveva svolto attività di ordine pubblico nel corso di manifestazioni di senzatetto e disoccupati, perché era un perno della controrivoluzione a Napoli…”.

Dopo l'omicidio Ammaturo la colonna napoletana in crisi e senza più referenti rnette a segno le ultime azioni: una serie di rapine e l'omicidio a Torino di due agenti di vigilanza privata in servizio presso una banca. Quattro anni dopo tutti i responsabili furono condannati a pene varie, con sentenza confermata in Appello ed in Cassazione, e furono altresì imputati e condannati nel processo per il sequestro di Ciro Cirillo.

Si tratta di eventi diversi, ma tutti commessi nel medesimo solco ideologico tracciato da Giovanni Senzani.

Aggiornamento del 24 settembre 2025, ore 9.55 - In occasione del centenario della nascita di Antonio Ammaturo, primo dirigente della Polizia di Stato, capo della squadra mobile della questura di Napoli, ucciso insieme al suo collaboratore Pasquale Paola in un vile agguato terroristico delle Brigate Rosse il 15 luglio 1982, la questura di Avellino ha organizzato un momento di riflessione e memoria.

Il questore di Avellino, Pasquale Picone, ha voluto ricordare le figure di Antonio Ammaturo e Pasquale Paola con il convegno dal titolo “La verità ad ogni costo”, che si terrà il prossimo 26 settembre, alle ore 10.00, presso il Polo Giovani della Diocesi di Avellino.

All’iniziativa prenderanno parte il prefetto della provincia di Avellino, Rossana Riflesso, le massime autorità civili, militari e religiose del territorio, nonché una rappresentanza di circa 130 studenti irpini con i loro docenti e dirigenti scolastici, coordinati dall’ufficio scolastico provinciale di Avellino, diretto da Fiorella Pagliuca.

I relatori del convegno saranno il procuratore capo della Repubblica di Avellino, Domenico Airoma, il presidente della Camera penale irpina, Gaetano Aufiero, il prefetto in quiescenza e già sottosegretario al ministero dell’Interno, Carlo De Stefano, e il giornalista e conduttore televisivo Carlo Lucarelli. L’incontro, moderato dal giornalista Generoso Picone, sarà arricchito dalla testimonianza delle figlie di Antonio Ammaturo, Gilda e Graziella, che porteranno il loro contributo personale di memoria e riflessione.

Il convegno sarà preceduto da una mostra dedicata alla figura di Antonio Ammaturo, che ne ripercorre la storia professionale e personale, realizzata dagli studenti del liceo classico convitto nazionale “Pietro Colletta” di Avellino. L’esposizione è frutto di un percorso didattico svolto in collaborazione con l’Associazione Nazionale Polizia di Stato – Sezione “Ciriaco Di Roma” di Avellino.

L’iniziativa rappresenta un’occasione preziosa per condividere con i giovani i temi della memoria, della legalità e dell’impegno civile, rendendo omaggio a due servitori dello Stato caduti in difesa delle istituzioni democratiche.

 

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